Così la montagna può diventare davvero accessibile ai disabili
Non più solo luogo di conquista o di performance, ma ambiente di relazione, esperienza e partecipazione: il nuovo progetto Cai

La montagna come spazio condiviso, aperto, accessibile. Non più solo come luogo di conquista o di performance, ma ambiente di relazione, esperienza e partecipazione. È da questa visione che nasce Escursionismo e accessibilità (pagine 272, euro 25,00), il primo manuale del Club alpino italiano dedicato a costruire una cultura diffusa dell’inclusione in ambiente montano. Scritto da Pietro Scidurlo – viaggiatore, progettista di itinerari, autore di Terre di mezzo Editore e co-fondatore di Free Wheels, opera per rendere i cammini un’esperienza per tutti – insieme alla Struttura operativa di accompagnamento solidale (Sodas) del Cai e realizzato in collaborazione con Terre di mezzo Editore, il volume rappresenta un punto di svolta nel campo dell’accessibilità in montagna: non si tratta infatti di un semplice vademecum tecnico, ma di uno strumento che unisce buone pratiche, criteri progettuali e riflessione culturale. Al centro del manuale l’idea che la montagna possa essere vissuta da tutti, con modalità diverse e pari dignità. Il manuale arriva infatti al termine di un percorso lungo, come sottolinea Fabio Pellegrino, presidente di Sodas: «L’avvicinamento del Cai al mondo della disabilità – spiega Pellegrino – parte da lontano e si è consolidato durante la presidenza di Antonio Montani. Già dal 2017 ha iniziato a emergere con più forza l’esigenza di creare progetti di accompagnamento in ambiente montano rivolti a persone che, per la loro condizione o fragilità, desideravano conoscere e vivere la montagna».
Un cammino, questo, che ha portato prima alla nascita di gruppi di lavoro interni e poi, nel 2024, alla costituzione della stessa Sodas. E oggi l’impegno del Cai si articola su due direttrici principali: da una parte la montagna-terapia, dall’altra l’escursionismo accessibile e adattato. «Parliamo di un ambito molto ampio – continua Pellegrino –, che comprende la possibilità di fruire dei percorsi in autonomia, oppure attraverso ausili come la joëlette, ma soprattutto mette al centro il significato dell’accompagnare. Per noi non si tratta semplicemente di “trasportare” una persona: si tratta di costruire una relazione, condividere un’attività, creare un’esperienza autentica».
È proprio questa idea di relazione tra pari a rappresentare uno degli elementi più innovativi del manuale. L’accompagnamento solidale viene descritto infatti come un processo progettuale: ogni uscita nasce da un’attenta costruzione dell’esperienza, pensata insieme alla persona, con l’obiettivo di renderla realmente coinvolgente. «Il punto centrale – sottolinea Pellegrino – è che si tratta di un’esperienza tra pari: non c’è una diversità che separa, ma una relazione che unisce».
Alla base del libro c’è anche una riflessione più ampia sul cambiamento della domanda sociale in questo ambito. Negli ultimi anni è cresciuto il desiderio da parte di persone con disabilità di vivere esperienze nella natura che non siano solo di accompagnamento ma di reale possibilità di accesso a percorsi e cammini. Un cambiamento – questo – che ha reso il tema dell’accessibilità sempre più trasversale all’interno del Cai. Escursionismo e accessibilità nasce quindi da una domanda precisa, come racconta Pietro Scidurlo: «Per anni abbiamo associato l’accessibilità in montagna soprattutto all’accompagnamento, alla montagna terapia e alla joelette. Sono attività straordinarie, che permettono a persone senza autonomia motoria di raggiungere luoghi che altrimenti non potrebbero raggiungere. Ma esiste anche una fascia di persone che quell’autonomia ce l’ha: perché non pensare anche a loro, creando nuovi percorsi?». Da qui prende forma una visione più ampia: non solo facilitare l’accesso, ma ripensare i percorsi. «Il Sentiero Italia Cai, con i suoi 7.000 chilometri, potrà mai essere percorribile da tutti? È un sogno, certo. Non significa renderlo interamente accessibile, ma iniziare a immaginare che un domani si possano vivere esperienze di 200, 300, 400 chilometri. È questa la direzione in cui dobbiamo andare». Il manuale affronta questo tema in modo concreto e sistemico. Accanto all’accompagnamento solidale, vengono infatti analizzate le caratteristiche di fruibilità dei percorsi per persone con mobilità ridotta, ma anche per chi ha disabilità sensoriali, visive o uditive. Non mancano criteri tecnici, indicazioni operative e strumenti per la valutazione dell’accessibilità. Tra gli obiettivi più ambiziosi c’è quello di arrivare a un linguaggio condiviso, anche a livello internazionale. «Abbiamo provato a costruire un indice di accessibilità trasversale, unificando criteri diversi. L’idea è arrivare a qualcosa che un domani possa essere condiviso a livello internazionale, dal Canada al Giappone. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo». Accanto agli aspetti tecnici, poi, il manuale dedica grande attenzione anche al linguaggio. Il glossario delle “parole preziose” rappresenta un vero e proprio strumento culturale, altro motore di cambiamento in questo senso: «Il modo in cui ci rivolgiamo alle persone – sottolinea Scidurlo – dice molto del livello di rispetto e della distanza che mettiamo con esse. Nel manuale abbiamo perciò integrato e adattato documenti già esistenti sul linguaggio al contesto dell’outdoor, per aiutare tutti a comunicare in modo più consapevole anche in questo ambito».
Il cambio di prospettiva è netto, quindi: non è più la persona a doversi adattare all’ambiente, ma è l’interazione tra persona e ambiente a diventare centrale. Questo implica una maggiore responsabilità per chi progetta, gestisce e racconta i territori. La mappatura dei percorsi diventa perciò il primo passo per costruire l’accessibilità, ma è solo l’inizio di una “catena” più ampia, che comprende informazioni, servizi, accoglienza e narrazione dell’esperienza. In questo senso, il manuale si inserisce in una visione ancora più allargata di turismo accessibile, che non può limitarsi a singole iniziative ma deve garantire continuità: dalla pianificazione del viaggio fino al racconto al ritorno. Anche la “forma” del volume riflette questa attenzione: è pensato infatti per essere fruibile da un pubblico il più ampio possibile, con accorgimenti specifici per l’accessibilità, dai caratteri ad alta leggibilità alle versioni adattate per persone cieche o ipovedenti. E soprattutto è concepito come uno strumento in evoluzione: «Non c’è mai un limite al grado di accessibilità – conclude Scidurlo –. Si tratta di un percorso che va aggiornato continuamente». In apertura del libro, la prefazione dell’alpinista Eleonora Delnevo richiama al valore profondo della montagna: uno spazio di respiro, leggerezza e possibilità. Un luogo che, per essere davvero tale, deve essere aperto a tutti. Con Escursionismo e accessibilità, il Cai compie perciò un passo importante in questa direzione. Non solo con un manuale, ma con una sorta di manifesto per una montagna che non esclude, ma anzi accoglie.
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