F1, Trulli e Fisichella: «Antonelli è da sogno, ma l’Italia resta indietro»

Un italiano in testa al Mondiale dopo 21 anni, ma i due ex piloti: «Manca una filiera capace di formare i giovani» e «Per correre servono milioni»
April 7, 2026
F1, Trulli e Fisichella: «Antonelli è da sogno, ma l’Italia resta indietro»
L'italiano Andrea Kimi Antonelli, 19 anni, in testa al Mondiale di Formula 1 /Ansa
In F1 è scoppiata la febbre Kimi Antonelli dopo la seconda vittoria nel Gp del Giappone e la testa della classifica iridata del mondiale. Un fatto storico per l’Italia da corsa: erano 73 anni che non accadeva una doppietta tricolore nel mondiale, erano 21 anni che non c’era un italiano in testa al mondiale, Fisichella dopo il Gp Australia del 2005, 20 anni dopo l’ultimo successo (Fisichella in Malesia 2006) o 17 anni dall’ultima pole di un italiano (sempre Fisichella, Gp Belgio 2009).
Adesso è partita la corsa a salire sul carro del vincitore, ma dietro ad Antonelli come è il movimento agonistico italiano? Abbiamo Leonardo Fornaroli, campione del mondo di F2, che è terzo pilota McLaren ed è a un passo dal grande circo, poi Matteo De Paolo, classe 2007, che correrà in F3 col team Trident anche lui parte della filiera McLaren. E il resto? Sotto il volante, niente, verrebbe da dire. E allora, visto che gli ultimi italiani vincenti in F.1 sono stati Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli, abbiamo chiesto ai due campioni un’analisi di come è messo il movimento sportivo italiano in ambito motoristico. «Kimi Antonelli? È il frutto del caso iniziale – dice Jarno Trulli - perché la famiglia era amica di Toto Wolff, il team principale Mercedes, che lo ha preso sotto la propria ala protettrice. Quando si è bambini non puoi scommettere che un domani sarà un campione. Antonelli lo è diventato dopo che è cresciuto, ha vinto delle gare e a quel punto la scommessa iniziale è diventata una certezza».
Quindi più il frutto del caso e dei rapporti di amicizia fra Marco Antonelli, papà di Kimi, e Toto Wolff, non certo il frutto di una filiera sportiva nazionale… «Non è stato il frutto di un processo di formazione – continua Trulli - di investimenti su una filiera di piloti italiani che categoria dopo categoria, sono stati aiutati dalla federazione, dagli sponsor, dai team. Antonelli è un caso a parte. Se guardiamo all’estero cosa fanno per i loro piloti e facciamo il confronto, è deludente vedere come siamo messi in Italia. Dopo Fisichella, Trulli e Liuzzi, ci sono stati piloti italiani che meritavano di fare la F1 ma nessuno li ha mai aiutati» .
Il rischio quindi che dietro ad Antonelli e della speranza Fornaroli, manchi una filiera per portare altri ragazzi al vertice… «Guardate la nazionale italiana di calcio: è la cartina di tornasole su cosa su fa in Italia nella filiera di formazione nello sport». Ovvero manca una struttura capace di creare, far crescere e offrire occasioni ai ragazzi che praticano uno sport, i casi di Sinner nel tennis, o i ragazzi della MotoGp Bezzecchi e compagnia, frutti del caso sporadico. Ma con Antonelli avremo un campione del mondo italiano a breve? Risponde ancora Trulli: «Antonelli secondo me è in una posizione di forza nella sua squadra mentre io, quando ero in Renault, mi ero trovato in una situazione di grande difficoltà con Alonso. Antonelli è fresco, giovane e Toto Wolff ha tutto l’interesse a vederlo vincere, perché è stata una sua scommessa e Russell, pur essendo forte ed esperto, potrebbe patire. Nel mio caso non è che sia mancato l’appoggio politico, ma l’interesse del team verso un pilota piuttosto che un altro. Scelsero Alonso e bisogna dare atto che la scelta si è rivelata giusta visti i due mondiali vinti da Fernando. Il problema vero è avere le opportunità che si creano dalla base, dai kart. Dove purtroppo non ci sono molti piloti italiani, visto anche i costi estremamente elevati per correre e non tutti possono permettersi con ragazzi di quell’età di spendere certe cifre elevatissime». Dietro Antonelli il vuoto, o quasi. Adesso l’ultima scommessa Mercedes si chiama Niccolò Perico, 11 anni, bergamasco. Se tutto andrà bene, ci vorranno almeno sei o sette anni per vederlo al vertice… Dice ancora Trulli: «Perché c’è il rischio di un buco di sette anni? Perché non c’è programmazione e visione. Non è che non ci sono piloti italiani bravi, non ci sono piloti italiani bravi coi soldi necessari, è questo il problema».
Giancarlo Fisichella rincara la dose: «Oggi si vede Antonelli vincente, ma nessuno valuta che ha avuto alle spalle un supporto importante. Se prendiamo un ragazzino di 10 anni che comincia sui kart e vi deve correre per almeno tre o quattro anni, il papà deve mettere a bilancio qualcosa come 250 mila euro all’anno, poi ce ne vogliono altri 800 mila per fare la F4, due milioni per la F3 e due milioni e mezzo per la F2. Uno deve mettere a bilancio 10 milioni di euro. Prendiamo il caso di Fornaroli, la cui carriera è costata tanti soldi, vince in F3, vince in F2, poi arriva alle porte della F1 e si trova 22 posti in cui diventa difficile entrare, ci sono piloti che hanno più di 40 anni e sono ancora lì, manca lo spazio per i giovani. Come dire che dopo aver speso 10 milioni, il rischio è trovare le porte chiuse».
Michele Alboreto, poco prima di morire nel 2001, stava creando una filiera in cui la Ferrari, tramite l’interessamento di Piero Ferrari, all’epoca presidente Csai, la federazione sportiva automobilistica italiana, avrebbe messo una certa cifra a disposizione per far crescere dei piloti italiani. Si potrebbe ipotizzare un qualcosa di simile con Fisichella, Trulli o Liuzzi a seguire questo progetto?
«Il problema non è il progetto – dice Fisichella – in teoria si può fare di tutto. Il problema sono i soldi. Io seguo De Palo in F.3 e ACI Sport ha dato un grosso contributo economico, ma quando servono budget che svariati milioni, anche i 200-300 mila euro di contributo sono poca cosa, servirebbe una filiera più forte ed è un peccato che da noi non sia come in Francia o Inghilterra dove il supporto arriva dai team, dalle Case auto. Mica tutti sono ricchi come Stroll che per arrivare in F1 si è comprata una squadra, quindi dobbiamo fare i conti con questa realtà». Prosegue ancora Trulli: «Ho visto le difficoltà di mio figlio Enzo, pensavo che dopo aver vinto il campionato arabo di F4 potesse ricevere un supporto da parte di sponsor o aziende. Invece niente. Adesso, a costo di grossi sacrifici, ha corso in categorie con un budget che era un quarto di quello che serviva, ha raggiunto un accordo con Porsche come pilota ufficiale nei campionati asiatici. Se uno come me, che ha corso e vinto in F1 ha avuto problemi per supportare il figlio, immaginatevi uno che non ha esperienza e conoscenze. Manca una visione complessiva, un progetto che sviluppi e supporti la filiera italiana dei piloti».
Secondo Fisichella in Italia non manca nulla: «Abbiamo grandi costruttori di telai come Tatuus, leader nelle formule minori, Dallara Automobili che è il numero 1 indiscusso a livello mondiale, case come Ferrari, sponsor importanti, eppure abbiamo visto che dopo me e Trulli, che per fortuna siamo stati in team vincenti e abbiamo vinto gare e fatto pole position, abbiamo avuto Liuzzi o Giovinazzi, ma non erano in squadre vincenti. E lo dimostra che Giovinazzi ha poi vinto il mondiale Endurance con la Ferrari in seguito, segno che abbiamo avuto piloti di talento. Adesso dopo Antonelli speriamo in Leonardo Fornaroli, ma se non dovesse trovare posto in F1, resta il WEC. Sacrificare un giovane di talento, campione del mondo di F2 e vederlo fuori dal vertice a 22 anni? Fa male il solo pensiero».

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