L'Europa si sta spopolando e la Spagna presto sorpasserà l'Italia per numero di abitanti

Entro il 2100 a causa della denatalità l'Ue perderà l'11,7% della popolazione, il nostro Paese il 24%. Così Madrid, in crescita grazie agli stranieri, ci farà scendere dal podio delle nazioni con più abitanti, dopo Germania e Francia
April 18, 2026
L'Europa si sta spopolando e la Spagna presto sorpasserà l'Italia per numero di abitanti
/ ICP
Da qualche tempo è diventato di moda guardare alla crisi demografica senza toni allarmistici, cercando semmai di capire come gestire il cambiamento o di coglierne le sfide e le opportunità. Come ha lucidamente scritto Michele Bruni su Neodemos, il declino della popolazione è ormai «un evento epocale che non appassiona nessuno». Se però si leggono le ultime proiezioni demografiche Eurostat per il 2100, diffuse in questi giorni, i motivi per essere quantomeno in allerta sono tanti. A causa della denatalità tra 75 anni l’Europa sarà un continente con molti meno abitanti rispetto a ora, molto più «vecchio», con solo la metà dei cittadini in età da lavoro, più immigrati, e con l’Italia scalzata dalla Spagna dal podio delle nazioni più popolose, che in testa vedrà sempre Germania e Francia. Per il sorpasso di Madrid su Roma, che sembra ricalcare le rivalità di tanti ambiti sportivi, dal calcio al motociclismo e ora anche nel tennis pensando alla sfida infinita tra Sinner e Alcaraz, in realtà basterà aspettare il 2060, giusto 35 anni. A questo punto, vale però la pena passare ai numeri.

Un’Europa più piccola e più anziana

Nel 2100 l’Unione europea, secondo le ultime proiezioni, avrà circa 398,8 milioni di abitanti, 54 milioni in meno rispetto a ora, un calo dell’11,7%. Scomparirà, di fatto, un Paese poco più grande della Spagna o poco più piccolo dell’Italia. L’inizio della contrazione della popolazione nei 27 paesi dell’Ue è dietro l’angolo: per tre anni cresceremo ancora, poi dal 2029 comincerà il lento e inevitabile declino. Le cifre assolute in realtà dicono poco, quello che più conta è la composizione per età, perché è questo il fattore decisivo quanto a politiche di welfare e sanitarie. I giovani e i bambini, cioè le persone con meno di 20 anni, oggi sono il 20%, domani saranno il 17%. Le persone considerate in età per lavorare, dai 20 ai 64 anni, passeranno dal 58% di oggi al 50% di fine secolo. Stabili, invece, gli europei tra 65 e 79 anni, che dal 16% odierno saliranno al 17%. Il vero balzo riguarda invece gli over 80, i grandi anziani, che attualmente sono soltanto il 6% della popolazione europea, mentre nel 2100 diventeranno il 16%. L'Ue-27, in sostanza, avrà un terzo degli abitanti con più di 65 anni, e nel complesso la metà dei suoi cittadini sarà formalmente «a carico», perché o troppo giovani o troppo vecchi per lavorare. Tradotto: ci sarà un solo lavoratore per ogni persona da mantenere.

Tra migrazioni e sostenibilità

Il nuovo mix della popolazione europea è il vero tema delle politiche pubbliche dei prossimi anni. Economiche, previdenziali, e soprattutto sanitarie. L’Europa si prepara a diventare un Continente di anziani anche grazie alla qualità della vita e delle cure che ha saputo garantire, una storia di successo: l’aspettativa di vita nel 2024 era di 81,5 anni, addirittura 2,1 anni in più rispetto al 2015. L’elevata aspettativa di vita e la bassa mortalità si raffrontano però a una bassa fecondità, solo 1,34 figli per donna. La vera domanda, dunque, è se questo primato nella qualità della vita riuscirà a confermarsi di fronte a una trasformazione veramente epocale. Perché se nei prossimi 75 anni si assisterà a un calo della popolazione dell’11,7%, e non a un tracollo di proporzioni molto maggiori, lo si deve solo alle previsioni che riguardano le migrazioni. In tutti i Paesi europei il saldo naturale è infatti negativo, e continuerà a peggiorare, mentre la sostanziale tenuta della popolazione sarà garantita dall’arrivo di stranieri.

Italia e Spagna: il sorpasso annunciato

Le proiezioni che riguardano l’Italia, in particolare il sorpasso della Spagna, vanno lette proprio alla luce delle differenti politiche migratorie. Oggi il nostro Paese ha 58,9 milioni di abitanti, la Spagna 49,1 milioni, quasi 10 milioni in meno. Nel 2060 però è atteso il sorpasso: 53,5 milioni Madrid, 52,8 milioni Roma; e nel 2100 la definitiva consacrazione degli iberici a terzo Paese più popoloso dell’Ue, con 49,8 milioni di abitanti, dopo la Germania, con 74,7, e la Francia, con 67,2. Quarti noi, dunque, con 44,8 milioni, e più lontano la Polonia, a 25,7. Per l’Italia il calo è del 24%, uno dei più significativi tra le grandi nazioni del Vecchio Continente. Tra l’altro, la Spagna sarà l’unica a crescere tra i big, che sostanzialmente registreranno tutti dei cali, pur se con intensità diverse, e questo deve far riflettere considerando proprio la strategia spagnola sulle regolarizzazioni di cittadini stranieri.
L'andamento atteso della popolazione da oggi al 2100 tra i quattro maggiori Paesi Ue, secondo le proiezioni Eurostat. Nel 2060 il sorpasso della Spagna sull'Italia
L'andamento atteso della popolazione da oggi al 2100 tra i quattro maggiori Paesi Ue, secondo le proiezioni Eurostat. Nel 2060 il sorpasso della Spagna sull'Italia

Chi cresce e chi arretra in Europa

L’Italia, tra le nazioni più importanti dell’Unione europea, è quella che farà segnare la contrazione più significativa, dovesse confermarsi la proiezione di un calo di quasi un quarto dei suoi abitanti entro il 2100. Peggio faranno Romania (-24,3%), Slovenia (-26,7%), Croazia (-27%), Bulgaria (-28%), Grecia (-30%), Polonia (-31%). A tenere la posizione senza contraccolpi eccessivi saranno invece molti grandi Paesi, dalla Francia (-2,5%), all’Austria (-3,8%), alla Germania (-10,6%), e cali simili a Berlino riguarderanno Slovenia e Finlandia. Tra chi vedrà aumentare la popolazione, a parte gli Stati più piccoli, si notano invece l’Irlanda, con un aumento del 14%, la Svezia (+10%), i Paesi Bassi (+4,3%), il Belgio (+3,5%) e, appunto, la Spagna (+1,3%). Come detto, il segno "più" è dovuto alla capacità di attrarre persone dall’estero, si tratti di cittadini europei o extraeuropei, perché nel Vecchio Continente il declino della natalità è un tratto ricorrente. Una crisi nella crisi, sulla quale il disimpegno, culturale e materiale, è forse ancora più netto rispetto al disinteresse per il declino demografico. Il punto non è tanto se questo declino arriverà, ma come l’Europa e l’Italia sapranno governarlo senza compromettere la coesione sociale, la sostenibilità del welfare, la crescita economica, e soprattutto il benessere della popolazione, assecondandone desideri e aspettative.

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