«Con le navi Ong ferme aumentano i morti in mare»
L’appello della flotta di giustizia, 13 organizzazioni che salvano vite in mare

Dal 2 gennaio 2023, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), più di 6.490 persone sono annegate o sono scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo; dalla stessa data, ricorda la Justice Fleet la Flotta di Giustizia, una rete di 13 Ong attive in mare a salvare migranti, 41 navi di soccorso umanitario sono state fermate dalle autorità italiane, per un totale di 1.075 giorni, ovvero quasi tre anni.
«Solo nel 2026 - denuncia Sos Humanity - cinque navi di soccorso civili sono state bloccate nei porti dal governo italiano, mentre nel primo trimestre del 2026 più di 825 persone hanno già perso la vita nel Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più letale da quando l’Oim ha iniziato a registrare i decessi e le persone disperse nel 2014». La Justice Fleet punta il dito contro le politiche italiane che ostacolano le navi di soccorso per aver contribuito al disastro umanitario in corso e all’aumento del numero di vittime ai confini dell’Europa.
«Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si verificano la maggior parte dei naufragi - sottolinea Wasil Schauseil, portavoce della Justice Fleet - Ostacolare il loro lavoro porta semplicemente alla morte di più persone, è chiaro e semplice. Chiediamo che la legge Piantedosi venga immediatamente abrogata e che venga rispettato il diritto internazionale».
Intanto proseguono i viaggi lungo le rotte del Mediterraneo centrale. Sono giunti al porto di Crotone i 29 migranti tratti in salvo alcuni giorni fa in acque internazionali. Si tratta di un gruppo di uomini, 26 di nazionalità bangladese e 3 di nazionalità sudanese, che navigavano su un barchino partito dalle coste della Libia ma che dopo sette giorni é andato alla deriva. I naufraghi sono stati soccorsi in acque internazionali da un pattugliatore che opera sotto il coordinamento dell’agenzia Frontex. Altri 38 migranti sono stati invece intercettati e riportati in Libia dalla cosiddetta guardia costiera libica. L’imbarcazione si trovava a circa 170 miglia nautiche a nord-ovest della città di Bengasi. A bordo, migranti di diverse nazionalità asiatiche, oltre a due cittadini egiziani che pilotavano l’imbarcazione. Il gruppo comprendeva 24 persone provenienti dal Bangladesh e 12 dal Pakistan. Il funzionario per la sicurezza costiera ha confermato che i migranti «saranno deferiti all’Agenzia anti-immigrazione clandestina».
«Non sono attori di soccorso legittimo» ribadisce la Flotta di giustizia che, tra le varie richieste ai governi europei chiede di «evacuare le prigioni privatizzate della Libia» e «riconoscere i responsabili dei crimini contro l’umanità in Libia e nel Mediterraneo».
Daniela Fassini
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