Sul ritorno a casa dei bambini ucraini si sono fatti passi in avanti: ecco a che punto siamo

L'ambasciata di Mosca in Vaticano ha confermato «la cooperazione internazionale sulle questioni umanitarie legate ai minori, in particolare con la Santa Sede, il cardinale Zuppi e i rappresentanti della Nunziatura Apostolica». Finora sono rientrati a Kiev 1.500 ragazzi e ci sarebbero contatti riservati tra le parti che stanno portando ai primi risultati. Resta il nodo dei più piccoli
Google preferred source
June 2, 2026
Sul ritorno a casa dei bambini ucraini si sono fatti passi in avanti: ecco a che punto siamo
Due bambini ucraini impegnati in attività manuali durante un soggiorno in Italia
Nella giornata che Mosca dedica all’Infanzia arriva la più importante apertura alla “diplomazia umanitaria” per la restituzione dei bambini ucraini. Modi e tempi dell’annuncio sono quasi più importanti della notizia stessa. Il Cremlino ha infatti affidato all’ambasciata russa presso la Santa Sede un comunicato con la data dell’1 giugno, giornata in cui nella Federazione Russa si celebra l’infanzia.
Il comunicato conferma il ruolo del canale vaticano. Attraverso il cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale del Papa per l’Ucraina, sarebbero stati trasmessi prima due elenchi per complessivi 120 bambini, poi un elenco di 339 minori durante i negoziati di Istanbul del 2 giugno 2025. Con gli ulteriori materiali arrivati successivamente, nei dossier ricevuti dalla parte russa figurerebbero oggi circa 1.200 nomi.
Dopo una lunga premessa, nella quale la rappresentanza russa prende le distanze dalle ricostruzioni dei media e da quelle di Kiev, c’è però la vera notizia: «L’Ambasciata conferma infine la disponibilità della Russia a proseguire la cooperazione internazionale sulle questioni umanitarie legate ai minori, in particolare con la Santa Sede, il cardinale Zuppi e i rappresentanti della Nunziatura Apostolica». In altre parole, Vladimir Putin indica nella missione vaticana l’interlocutore di riferimento. Si tratta di una implicita ammissione riguardo al trasferimento di minori per i quali occorre una mediazione, e la stessa nota russa pur tentando di escludere la deportazione di bambini, fornisce una serie di implicite conferme. Nel comunicato diffuso per la Giornata internazionale della protezione dell’infanzia, la Federazione Russa contesta la cifra ucraina dei circa 20mila minori rapiti o deportati. Mosca sostiene che gli elenchi contengano ripetizioni, dati incompleti, persone già maggiorenni e casi che non riguarderebbero minori presenti in Russia.
La nota afferma che dal febbraio 2022 sono arrivati in Russia diversi milioni di rifugiati dall’Ucraina, tra cui circa 700mila minorenni. La maggior parte, sostiene Mosca, sarebbe giunta con genitori o parenti, fuggendo dalle zone di combattimento. Ma il comunicato riconosce anche che vi sono stati casi in cui i minori presenti in istituti per orfani o rimasti senza cure parentali sono stati trasferiti «in luoghi più sicuri». Tra le strutture citate compaiono anche quelle nelle regioni di Kiev e Kherson, cioè territori ucraini colpiti dall’invasione e dall’occupazione russa.
Mosca dunque respinge l’accusa di deportazione, ma ammette trasferimenti organizzati di minori ucraini, compresi bambini che si trovavano in strutture protette. Li presenta come evacuazioni per ragioni di sicurezza. La Corte penale internazionale ha emesso nel marzo 2023 i mandati di arresto contro Vladimir Putin e la commissaria russa all’infanzia Maria Lvova-Belova. Nel marzo di quest’anno una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha qualificato deportazioni e trasferimenti di minori ucraini come crimini contro l’umanità, sostenendo che si sia trattato di una pratica diffusa, sistematica e orchestrata ad alto livello. L’Onu è riuscita a identificare e accertare i primi 1.200 casi.
Nel comunicato la disponibilità alla cooperazione viene ribadita più volte. Ogni caso, promette Mosca, sarà verificato individualmente sulla base dei documenti, dei vincoli familiari e dell’interesse superiore del minore. Esisterebbe anche un canale di lavoro con la parte ucraina per lo scambio di informazioni sui trasferimenti. Nei casi più complessi sarebbero attivi contatti diretti tra Maria Lvova-Belova, commissaria russa per i diritti dei bambini, e l’omologo ucraino. Su richiesta del cardinale Zuppi, in alcuni passaggi parteciperebbero come garanti anche i nunzi apostolici a Mosca e a Kiev.
Fino ad ora sono rientrati dalla Russia in Ucraina oltre 1.500 minori, dati mai contestati da Mosca. Uno degli ostacoli rimane il non essere riusciti a tracciare i bambini più piccoli. Diverse inchieste hanno confermato come molti piccoli ucraini prelevati nel 2022 al di sotto di un anno di età siano stati oggetto di cambio di identità e adozione presso famiglie russe.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire