
Justine ha 27 anni ed è arrivata nel centro di transito di Cishemere, in Burundi, nel dicembre del 2025, dopo essere fuggita dal suo villaggio nella Repubblica Democratica del Congo durante un violento attacco armato. Una guerra che continua a colpire civili innocenti e a costringere migliaia di persone alla fuga. Una bomba ha quasi ucciso Justine nella sua casa, nella Repubblica Democratica del Congo. Ha 27 anni e in quell’istante ha capito di non avere scelta: “Sono dovuta fuggire per salvare la vita ai miei figli.” Nel caos ha perso il marito e il figlio maggiore: non sa se siano vivi. Incinta al nono mese, ha camminato per giorni fino a partorire da sola nella foresta. Ha chiamato la sua bambina Laite, “luce”. Oggi vive in un campo in Burundi, senza cibo, cure né riparo. Stringe Laite al petto e prova a resistere.
Justine racconta che nel campo vivono in condizioni molto difficili. I drastici tagli agli aiuti umanitari da parte di alcuni governi stanno riducendo le risorse disponibili: le persone dormono per terra, mangiano poco, non c’è adeguata assistenza medica e neanche elettricità. Non c’è latte per la sua bambina e lei si sforza di allattarla, ma a causa del poco cibo, anche il suo latte è sempre meno. La sua più grande preoccupazione è quella di non avere delle medicine, nel campo non ci sono e con dei bambini piccoli vivere senza medicine le fa molta paura. Prima della guerra aveva una piccola bancarella di verdure. Una vita semplice, fatta di lavoro, famiglia e quotidianità. Oggi quella normalità sembra lontanissima, ma Justine non smette di desiderare la pace.
La sua storia è quella di migliaia di donne e famiglie costrette a fuggire dalla violenza, lasciando dietro di sé case, affetti e futuro. Una storia che chiede di non essere dimenticata.
Scopri di più su Justine e tutte le donne come lei fuggite dalle violenze in Repubblica Democratica del Congo e come puoi aiutarle
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