Il fantasma del condono edilizio è rispuntato alla Camera e poi è stato rimesso nel cassetto
L'emendamento era stato presentato dalla forzista Patriarca sul testo del Piano Casa, che aveva parlato di modifica presentata «a titolo personale, nel tentativo di risolvere una piaga sociale». Il Pd era andato all'attacco: scelta gravissima. Poi lo stop del partito di Tajani

A volte ritornano. Lo spettro del condono si è aggirato ancora una volta per il Parlamento. Rappresentato questa volta dalle modifiche al Testo unico in materia edilizia ora in discussione alla commissione Ambiente della Camera. Il j’accuse è della segretaria dem Elly Schlein, secondo cui «Forza Italia, attraverso gli emendamenti al Piano Casa, tenta di riesumare il condono edilizio del 2003 voluto dal governo Berlusconi, spalancando la porta alla sanatoria anche per immobili abusivi costruiti in aree vincolate e fuori da ogni regola urbanistica». Nella nota, Schlein parla di «scelta gravissima, che rischia di cancellare il confine tra legalità e abusivismo, premiando chi ha violato le norme e schiacciando cittadini e imprese che le regole le rispettano».
A ruota arrivano dichiarazioni al vetriolo anche dal resto del centrosinistra. «Abbiamo il 94% del territorio a serio rischio idrogeologico, e la genialata di “Giorgia Berlusconi” è condonare», attacca Agostino Santillo (M5s). Per Angelo Bonelli (Avs), «è un condono pensato per raccogliere voti: un vero e proprio voto di scambio contro i cittadini onesti che rispettano le regole». A quel punto esce allo scoperto la proprietaria della “manina” incriminata, la forzista Annarita Patriarca. «Ho presentato un emendamento in materia sanatoria a titolo personale e con convinzione, nell’esclusivo interesse della gente, soprattutto di quelle famiglie che vivono in contesti difficili e disagiati del territorio campano», dichiara Patriarca, contestando però che di condono si tratti: è invece «un tentativo di risolvere quella che è diventata una piaga sociale, determinata da una scelta nefasta dell'epoca, di non applicare il condono del 2003 nel solo territorio campano, a differenza delle altre regioni italiane». L’emendamento però scompare e così il Pd esulta parlando di «vittoria della legalità e della battaglia portata avanti dal Pd».
Il condono fatto da Berlusconi oltre 20 anni fa non trovò applicazione in Campania per l’opposizione dell’allora governatore di centrosinistra Antonio Bassolino, secondo cui avrebbe prodotto un aumento vertiginoso dell’abusivismo nel suo territorio. La vicenda arrivò addirittura in Corte Costituzionale che riconobbe alle regioni il potere di restringere i margini del condono. Da allora, però, il tema non è scomparso dalla discussione politica, anzi. Solo per restare in tempi recenti, in vista dell’ultima legge di bilancio Antonio Iannone, senatore di FdI, presentò un emendamento alla legge di Bilancio con un intento chiaro: «Riapriamo i termini della sanatoria edilizia prevista dalla legge del 2003». In tutta Italia, certo, ma pensando principalmente alla Campania. La misura alla fine non trovò spazio nella Finanziaria ma per i suoi sostenitori la battaglia è ancora aperta, come dimostra il tentativo di Patriarca. Se ne riparla quindi al prossimo emendamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






