Per due anni i Salesiani hanno fatto scuola con i chatbot. Il test ora è un caso di studio per Google
A differenza dell'esperimento attivato a livello nazionale dal ministero dell’Istruzione, che si è svolto per un biennio su una manciata di istituti lungo quattro regioni della penisola, l’ordine religioso ha deciso di applicare le nuove tecnologie in modo sistematico e capillare dentro i suoi istituti. Ecco i risultati

Che Google abbia qualcosa da imparare da altri sull’intelligenza artificiale sembra – francamente – difficile da credere. Figuriamoci se poi la lezione tecnologica arriva dall’Italia... Eppure i rappresentanti della sezione Education del colosso hi-tech sono atterrati proprio a Verona, all’Istituto Salesiano San Zeno, per partecipare – in veste di ascoltatori – alla presentazione dei risultati di due anni di sperimentazione di chatbot in classe. A differenza del test attivato a livello nazionale dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che si è svolto per un biennio su una manciata di istituti lungo quattro regioni della penisola, l’ordine religioso ha deciso di applicare le nuove tecnologie in modo sistematico e capillare dentro l’intera rete di scuole – dalla primaria alla secondaria di secondo grado – con l’obiettivo di capirne le potenzialità ma anche di tracciare dei confini al suo uso. In due anni di progetto “Go Beyond traditional education”– è il bilancio stilato grazie al lavoro di analisi dati di don Michal Vojtáš per l’Università Pontificia Salesiana – 1.600 docenti di istituti primari e secondari di tutta Italia hanno realizzato 1.800 attività didattiche che hanno raggiunto quasi trentamila studenti. Molti degli insegnanti coinvolti non avevano mai usato l’IA ma – dopo essere stati opportunamente formati su Gemini for Education, l’intelligenza artificiale di Google che ha messo a disposizione di insegnanti e alunni il suo pacchetto di lavoro – oggi il 69% del corpo docente percepisce un miglioramento nella progettazione delle lezioni e l’86% si dichiara convinto di usarla per preparare le attività. «L'innovazione digitale – spiega per esempio Alessia Costa, che insegna in una terza primaria al Collegio Don Bosco di Pordenone – mi ha permesso di trasformare lo studio delle frazioni in un gioco di ruolo a tema pizzeria: simulavamo gli ordini complessi dei clienti e così i bambini si sono divertiti mentre si cimentavano in esercizi complessi».
Il successo delle esperienze pratiche è confermato dai dati: riguardo al profitto scolastico, infatti, le lezioni assistite dall’intelligenza artificiale hanno migliorato i risultati degli studenti in tutte le dimensioni analizzate: l’applicazione della tecnologia, per esempio, ha reso più chiari gli obiettivi degli esercizi, ridotto le lezioni frontali e aumentato del 9% il coinvolgimento degli alunni. Quello che però l’IA avrebbe maggiormente incentivato (con un balzo in avanti del 16% per il parere degli studenti e addirittura del 40% secondo la valutazione dei docenti) è la creatività e l’originalità dei contenuti preparati dagli alunni nonché la consapevolezza critica dei ragazzi. È l’esperienza del professore Francesco Fraccaro dell’Istituto Tecnico Meccatronico di Mestre: ai suoi studenti Gemini ha permesso di realizzare una casa domotica ecologica d’avanguardia e, aiutandoli nella parte più complessa della programmazione informatica e nell’ottimizzazione dei tempi, ha permesso loro di «essere creativi oltre le aspettative». Lo conferma pure la collega Beatrice Sansotta, docente presso i salesiani di Bologna, che ha usato Gemini come “partner di riflessione” in un progetto di educazione finanziaria dedicato agli studenti delle superiori che si sono allenati a valutare criticamente i consigli della macchina per decidere quali scartare o modificare consapevolmente: «È stata un’occasione per far capire ai ragazzi che l’IA è un supporto che deve essere sempre accompagnato dall'intelligenza umana».
Proprio la parte soggettiva e umana dell’apprendimento appare la maggiore beneficiaria della sperimentazione hi-tech. Un risultato tutt’altro che atteso e che invece non stupisce troppo gli istituti salesiani per i quali l’umanizzazione dell’intelligenza artificiale – resa attualissima dall’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone – è sempre stata una pietra miliare fin dalla messa a punto del progetto. Gli organizzatori infatti specificano che l’intelligenza artificiale è entrata nella didattica in modo capillare ma esce altrettanto sistematicamente durante la ricreazione e che questi strumenti sono utili se permettono di «reinvestire il tempo recuperato nella cura della relazione educativa». «L’esperimento salesiano – spiegano – introduce il concetto di “tecnologia a tempo” e durante l’intervallo la regola è lasciare spazio alla relazione e al gioco. Non si tratta di introdurre un divieto ma una gerarchia di valori: l'intelligenza artificiale potenzia l'apprendimento ma si ferma quando inizia la relazione educativa pura. Non è la macchina a spegnersi, è l'istituzione che riafferma il primato del volto sull’interfaccia,un confine che trasforma Gemini for Education da potenziale distrazione a risorsa governata».
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