Gutenberg e Marylin Monroe, la ragazza del secolo
Tra cinema, fotografia, arte e cultura pop, il nuovo numero di Gutenberg attraversa la figura di Marilyn Monroe come luogo in cui si definisce il rapporto moderno tra immagine, corpo e celebrità.

Marilyn Monroe non è stata solo uno dei volti simbolo del Novecento, ma una forma moderna dell’immagine. Tra cinema, fotografia, moda e arte, il suo corpo ha ridefinito celebrità, desiderio e rappresentazione. A cent’anni dalla nascita, resta il paradosso malinconico di una donna trasformata in un’icona che non riesce ad esaurirla. La ragazza del secolo anticipò il paradosso moderno dell’immagine: Angela Calvini legge la figura di Marilyn Monroe come costruzione mediatica e culturale, in cui il corpo diventa linguaggio visivo e dispositivo di rappresentazione. Tra cinema, moda e fotografia, la nascita della diva coincide con la definizione di una nuova idea di celebrità, fondata sulla riproducibilità dell’immagine e sulla sua capacità di circolare come codice estetico. In questa prospettiva, la tensione tra persona e icona emerge come elemento strutturale dell’esperienza moderna.
L’articolo di Armando Fumagalli ricostruisce la vicenda biografica dell’attrice, mettendo in luce il divario tra la superficie pubblica e la complessità della vita privata. Dall’infanzia segnata da instabilità e abbandono fino ai rapporti con l’industria hollywoodiana, il percorso di Marilyn appare determinato da vincoli contrattuali, dinamiche di potere e aspettative imposte, che contribuiscono a costruire e insieme a limitare il suo ruolo all’interno del sistema cinematografico. Le pagine successive ospitano l’intervento di Alessandro Zaccuri, che si concentra su un repertorio iconografico meno noto: quello di Marilyn lettrice. Attraverso una serie di immagini pubbliche e private, emerge una figura in contrasto con lo stereotipo della “bionda svampita”, in cui la presenza del libro introduce una variazione significativa nel modo in cui l’attrice viene rappresentata e percepita, aprendo uno spazio ulteriore tra immagine costruita e possibilità interpretative. Il monografico prosegue con il contributo di Alberto Mattioli, che colloca la figura di Marilyn all’interno del contesto storico degli Stati Uniti tra anni Cinquanta e Sessanta. La stagione della presidenza Kennedy, con il suo carico simbolico e politico, definisce il quadro di un’epoca segnata dal cosiddetto sogno americano, messo a confronto con le trasformazioni e le crisi del presente. Chiude Giuliano Zanchi, che si dedica alla rielaborazione di Marilyn Monroe nella pop art di Andy Warhol, anche in riferimento alla mostra "Andy Warhol. Ladies and Gentlemen" a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Attraverso la serializzazione dell’immagine e il suo inserimento nel circuito del consumo, il volto dell’attrice diventa una delle icone centrali della cultura del secondo Novecento, trasformato in oggetto riproducibile e in simbolo di una nuova forma di idolatria mediatica.
I Percorsi si aprono con arte contemporanea, postcoloniale e pratiche culturali del presente. Alessandro Beltrami mette in relazione le mostre della Collezione Pinault a Venezia: a Palazzo Grassi, con "The Promise of Change" di Michael Armitage e "Co‑travellers" di Amar Kanwar, e a Punta della Dogana, con "Third Person" di Lorna Simpson e "Algebra" di Paulo Nazareth. Il confronto tra queste esposizioni costruisce un dispositivo unitario che interroga le eredità coloniali, le dinamiche politiche e le forme della rappresentazione attraverso linguaggi diversi. L’intervista di Raffaele Rossi a Seun Kuti introduce il tema di musica, politica e attivismo. Il musicista nigeriano collega l’eredità dell’Afrobeat alla critica delle élite economiche globali e alla gestione delle risorse africane, anche a partire dall’uscita del nuovo singolo Na Dem, delineando il ruolo della musica come strumento di denuncia e come possibilità di mobilitazione collettiva.
Il secondo percorso si sposta su lingua, social e narrazione contemporanea. Roberto Carnero intervista Ilaria Fiorentini a partire dal volume L’italiano dei social network (Carocci), analizzando le trasformazioni della lingua tra pluralismo, presenza dei dialetti e pratiche comunicative segnate da rapidità e creatività. Accanto, Riccardo Michelucci presenta il romanzo La sparizione di Emma Harte di Andrew Hughes, in cui le dinamiche dei social contribuiscono a costruire un giudizio collettivo che ridefinisce e distorce la percezione della realtà.
Chiude il numero il percorso dedicato a fotografia e architettura. Carola Allemandi parte dal volume Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi (Humboldt Books) per ricostruire, anche nel contesto espositivo a cui il progetto è legato, il dialogo tra fotografia e architettura, mostrando come lo sguardo fotografico traduca la dimensione temporale, storica e simbolica dello spazio costruito.
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