La scout Sara e la sua forza di condividere anche la sofferenza

«Così ho trasformato la malattia in un’opportunità di crescita per me e la comunità», racconta la 19enne dopo aver superato un linfoma
April 12, 2026
La scout Sara e la sua forza di condividere anche la sofferenza
«Lo ricordo bene il giorno in cui mi hanno ricoverata per la prima volta. Non facevo che pensare al campo estivo di scout da cui ero tornata la sera prima. Volevo solo essere ancora lì con le mie bimbe del gruppo Coccinelle, prendermi cura di loro, farle divertire. Poi mi hanno detto che avevo un linfoma al mediastino e il mio mondo di prima è finito sotto sopra. Da lì in poi avrei dovuto affrontare la chemio, la radioterapia, la nausea, i dolori...», Sara Pignatelli, 19enne del Pavese oggi Alfiere della Repubblica, racconta così il momento dell’estate del 2024 in cui è arrivata quella malattia che oggi ha superato, «affrontandola con coraggio, scegliendo di non rinunciare allo studio e di continuare a perseguire l’obiettivo del diploma», come le ha riconosciuto l’onorificenza del Quirinale.
Oggi, si sente una persona nuova anche per merito della sofferenza che ha dovuto affrontare: «Ma non l’ho fatto da sola. Ho avuto a fianco i miei cari, i professori che mi hanno aiutato sia con la didattica a distanza che in presenza, i miei compagni di classe, le mie amiche e tutto il mio mondo legato alla Federazione Scout d’Europa». “Strada”, “comunità” e “servizio” – spiega – sono i tre valori legati dalla fede insiti nel percorso scout, che ha provato a declinare nella sua esperienza di malattia. Lo ha fatto, per esempio, divulgando il suo stato, «anche gli aspetti più brutti, perché credo possa aiutare la gente a empatizzare e quindi a generare l’altruismo, l’affetto, insomma un senso di “comunità”». Così si è messa al “servizio” di quella comunità: «Ho continuato a partecipare alle riunioni scout, cercando modi alternativi per essere utile al gruppo nonostante i limiti fisici, preparando lavoretti per le bimbe anche a distanza e raccontando la mia esperienza, aiutando il gruppo a comprenderla. Una comunicazione che ho provato a portare avanti con tutte le persone care che avevo intorno e che fortunatamente non hanno smesso di vedermi come persona anche al di là della malattia». La declinazione più tangibile del terzo valore, “la strada”, è stato infine il percorso che l’ha portata al Giubileo dei Giovani, a Roma con le sue Coccinelle e le coetanee del gruppo scout, subito dopo essere guarita: «Il Giubileo era uno degli obiettivi che volevo raggiungere dopo la malattia, mi sembrava coerente con la mia storia dato che era dedicato alla speranza, e io ho affrontato tutto questo percorso senza perderla mai». Una speranza, continua, che le veniva anche dal fatto di poter continuare a studiare e dalla fede. Sara non nega di avere avuto un momento di rabbia in cui sentiva la fede «frammentata» e chiedeva a Dio «perché a me?». Ma poi «mi sono risposta che se sono guarita è perché questa sfida l’ho saputa superare, per cui sono andata là a Roma al Giubileo a ringraziare Dio per avermi dato la forza di arrivare fino alla guarigione e di iniziare un nuovo capitolo».
In questo capitolo Sara sta già scrivendo gli studi in ingegneria edile e architettura per «specializzarmi in costruzioni sostenibili per l’uomo e l’ambiente, che possano far bene alla Terra». Del capitolo precedente, oltre l’onorificenza, si porterà dietro «l’importanza della condivisione», perché «una malattia è anche un enorme sforzo mentale che coinvolge tutta la comunità circostante», e «la consapevolezza che bisogna sempre approfittare delle occasioni che la vita ti dà, anche quando portano aspetti negativi, cogliere l’attimo».

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