La Repubblica è donna. Nel volto sognante di Anna c'è il manifesto della rinascita
Il celebre scatto di Federico Patellani racconta il valore del voto del 2 giugno 1946 e il significato di quella scelta. Fino al 5 luglio la mostra al Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo (Milano)

La Repubblica è donna. Nasce con le donne, per la prima volta al voto in quel 2 giugno del 1946 quando l’Italia fu chiamata a scegliere la sua forma di governo, fra repubblica, appunto e monarchia. A completare la strada verso la democrazia dopo il periodo fascista e la seconda guerra mondiale. Furono le donne le protagoniste di quel voto, per la prima volta chiamate alle urne e che trova espressione anche nelle 21 donne elette all’Assemblea costituente. La Repubblica è donna e ha il volto di una donna. L’immagine simbolo di quella giornata, di quella vittoria, è uno scatto di Federico Patellani (Monza 1911 – Milano 1977), uno dei grandi maestri del reportage italiano che in quei giorni memorabili realizzò un articolato servizio fotografico che toccò numerose città italiane e culminò nella celeberrima immagine della “Donna della Repubblica” per la copertina del settimanale Tempo (il n. 22 del 15-22 giugno 1946): il volto sorridente di una giovane donna spunta dalla prima pagina de Il Corriere della Sera con la notizia della vittoria della Repubblica, diventando ben presto manifesto di rinascita e cambiamento, dell’Italia che guarda avanti con fiducia, il sorriso e un carico di energia. Un’icona senza nome per tantissimo tempo. Nonostante la fama del suo sorriso, la sua identità è rimasta infatti celata per decenni per la profonda riservatezza della protagonista. Il suo nome è stato svelato solo dopo la sua scomparsa grazie alle ricerche dei giornalisti Giorgio Lonardi e Mario Tedeschini Lalli. Si chiamava Anna Iberti. Era impiegata amministrativa presso il quotidiano Avanti! e futura sposa del giornalista Franco Nasi. E proprio nei circuiti delle redazioni milanesi probabilmente la Iberti incrociò l’obiettivo di Patellani. Questo innovativo fotografo, ideatore dei “fototesti” — servizi in cui immagini e parole dialogano in modo narrativo — che ha regalato all’Italia uno scatto che racconta in maniera emblematica quella pagina di storia del nostro Paese. Uno scatto che si può ammirare fino al 5 luglio al Munaf - Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo (Mi), a Villa Ghirlanda, nella mostra di Federico Patellani, “Donna Repubblica. I giorni del referendum” (ingresso gratuito, dal mercoledì al venerdì, ore 16-19; sabato e domenica ore 10-19). «La fotografia compie visioni e cortocircuiti storici – commenta il presidente del Munaf, Davide Rondoni - non lascia la storia al piatto regesto dei fatti. Ma offre emozioni, penombre, interrogativi. Se è fotografia d’arte non è esercizio retorico».
Attraverso un ricco percorso espositivo fatto di stampe originali, negativi, provini e materiali d’archivio provenienti dal vastissimo Fondo Federico Patellani — oltre 620.000 unità di proprietà degli eredi, in comodato d’uso a Regione Lombardia e in deposito presso il Munaf — la mostra racconta il momento in cui l’Italia decide il proprio destino, scegliendo la Repubblica, e con essa la nascita dell’Italia moderna, e aprendo le porte a una nuova stagione di libertà e partecipazione. Le fotografie di Patellani restituiscono con profondità e poesia l’atmosfera di quel tempo: le città ancora segnate dalla guerra, la ricostruzione che avanza, le piazze piene di gente, e soprattutto le donne, protagoniste di un gesto storico che cambia per sempre la democrazia italiana.
«Celebrando l'ottantesimo anniversario del Referendum, questa mostra ricorda un momento fondativo della nostra democrazia attraverso lo sguardo di un maestro della fotografia che ha saputo farsene testimone, producendo - tra le altre - l'immagine che nel corso degli anni è diventata un'icona vera e propria della nascita della Repubblica Italiana. Aver collaborato in prima persona con Federico Patellani in qualità di sue assistenti e proseguire ancora oggi questo legame come curatrici del Fondo, insieme allo staff del Museo Nazionale di Fotografia che conserva e promuove costantemente l'archivio, ci consente di presentare questo progetto con una comprensione profonda del suo metodo di lavoro e della sua etica, inserendo la Donna della Repubblica nel suo contesto storico: il racconto di un Paese che, tra la fine della guerra e l'entusiasmo delle piazze, trovava nel primo voto alle donne la forza di immaginare il proprio futuro. È per noi un percorso che offre al pubblico l'opportunità di confermare una identità civile e culturale», dicono Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, curatrici del Fondo Patellani, che hanno lavorato a questa mostra insieme a Matteo Balduzzi e Maddalena Cerletti, rispettivamente curatore e conservatore del Munaf, in collaborazione con gli eredi del grande fotoreporter.
Guardando le fotografie di Patellani è possibile avere una visione storica del contesto sociale in cui quel voto si svolgeva: il fermento cittadino e l'interesse pubblico si traducono in una grande partecipazione ai comizi politici e ai dibattiti pubblici e nella presenza massiva alle urne durante la votazione. Un’installazione video site-specific, commissionata a Studio Azzurro, arricchisce la mostra offrendo un’esperienza immersiva, pensata per coinvolgere un pubblico trasversale e per svelare da un lato il “dietro le quinte” del metodo di lavoro del fotografo e le tecniche di costruzione dell’immagine. L’ultima parte della mostra è un invito a riflettere sull’attualità della “Donna della Repubblica” e sui molteplici usi che via via sono stati fatti di questa immagine, fino a comparire accanto alla Costituzione italiana e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno trasmesso a reti unificate. Un manifesto che ancora oggi parla non solo di emancipazione, consapevolezza e libertà, ricordandoci quanto la partecipazione civile e politica resti una conquista viva da custodire; ma anche del potere delle immagini capaci di condensare significati e livelli di lettura che si evolvono nel tempo. Così il volto di Anna Iberti, ci racconta il senso di quel voto fino a oggi e quanto le donne siano state decisive nella ricostruzione democratica dell'Italia. La Repubblica, femminile, plurale.
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