"Occhio per occhio, dente per dente": così nell’era digitale la pena di morte è diventata uno show

Oggi è la giornata mondiale contro la pena capitale: solo ventiquattr'ore fa l'annuncio che la prossima esecuzione negli Usa si terrà il 3 dicembre e avverrà in diretta streaming. Servirà a far colare sangue e orrore, secondo la nuova pedagogia del potere statunitense
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October 10, 2026
"Occhio per occhio, dente per dente": così nell’era digitale la pena di morte è diventata uno show
Il Segretario alla Difesa Usa (rinominato segretario alla Guerra), Pete Hegseth, con il presidente Donald Trump
La giornata mondiale contro la pena capitale, che cade oggi, voluta dalle maggiori organizzazioni umanitarie del mondo – su iniziativa della Coalizione mondiale dopo la sua nascita a Roma, a Sant’Egidio, nel 2002 – può essere considerata un antidoto. Un vaccino contro il veleno che viene diffuso ormai quotidianamente in dosi massicce attraverso il linguaggio o decisioni e azioni brutali presentate alla stregua di una missione salvifica degli Stati Uniti a difesa dell’Occidente e dei suoi “valori”. Si iscrive in questa narrazione la recente doppia e fallimentare somministrazione di pentobarbital, che in Tennessee non ha ucciso, come previsto, ma torturato la condannata a morte Christa Pike. O l’annuncio che la prossima esecuzione avverrà in diretta streaming. Siamo nell’era dei “pusher” ben vestiti, che elogiano la morte, la spettacolarizzano, perché pensano che faccia bene alla società, e si spingono a impartire lezioni ai Papi.
«L’Onorevole Pete Hegseth è il Segretario della Guerra americano. Ha giurato il 25 gennaio 2025 come 29° Segretario della Difesa prima che il nome del dipartimento fosse cambiato il 5 settembre 2025», si legge nella pagina di apertura del “nuovo” ministero. È lui ad aver annunciato che la prossima esecuzione militare si terrà il 3 dicembre, e riguarderà Nidal Hasal, un ex ufficiale americano, autore della strage di Fort Hood, in Texas, che nel 2009 fece 13 morti e 32 feriti. Musulmano, Hasal era lo psichiatra dell’esercito, un maggiore che cercava di aiutare gli altri, e si è trasformato in killer – come sanno bene le vittime e le loro famiglie! – per urlare la sua protesta contro quella che considerava degenerazione degli Stati Uniti dopo le guerre del Golfo e in Afghanistan.
L’11 giugno 2001, riunite in uno studio collegato con il carcere federale di Terre Hautes, in Indiana, 242 persone assistettero, con una trasmissione a circuito chiuso, all’esecuzione di Timothy Mc Veigh, il responsabile dell’“Oklahoma City bombing”, attentato in cui nel 1995 persero la vita 168 persone, tra le quali 19 bambini. Circa duemila tra familiari e amici delle vittime, inseriti nella lista di coloro che avevano il diritto di seguire la diretta, decisero di non andare. Pure lo streaming della prossima esecuzione riguarderà una minoranza di americani, ma servirà a far colare sangue e orrore, secondo la nuova pedagogia del potere statunitense. Anche Mc Veigh si era arruolato come volontario e da sergente aveva combattuto durante l’operazione “Desert storm”. Soldato modello, ha avuto una tragica evoluzione personale al ritorno dal fronte, segnato probabilmente dalla brutalità usata dallo Stato nel massacro di Waco del 1993. Suo padre, devastato dai sensi di colpa, è guarito solo abbracciando il dolore di Bud Welsh, il padre di una giovane vittima.
Uccisioni collettive, nelle scuole e in luoghi pubblici, purtroppo, da quella di Columbine in poi, sono molto frequenti negli Stati Uniti. Ma non si guarisce da una malattia usando scorciatoie militari e iniziative di distrazione di massa. L’esecuzione – ha annunciato con soddisfazione Hegseth – avverrà per fucilazione, nello stesso modo, alla stessa ora e nello stesso luogo in cui era avvenuta la strage. Fucilazione pubblica (come in Corea del Nord, Iran...) e in diretta streaming, perché tutti gli americani possano “capire”. Una sorta di “occhio per occhio, dente per dente” nell’era digitale. Ma anche la legge del taglione nella Bibbia affermava, di fatto, la protezione del debole, ricordando al potente che sarebbe stato punito con la stessa moneta ogni volta che avrebbe abusato di un povero, di sua moglie, delle sue cose. E riduceva la vendetta sproporzionata, “settanta volte sette”. Nell’età della forza si è incapaci di fermare le guerre e di ridurre la violenza, anzi la si predica dal più alto livello. L’ultima esecuzione pubblica negli Usa è avvenuta in Kentucky nel 1936. Dalla metà del XIX secolo si è incominciato a diminuire il ricorso a questa forma di macabro spettacolo.
In Riflessioni sulla ghigliottina, del 1957, Albert Camus riferisce del padre che si era recato ad assistere all’esecuzione di un criminale, che riteneva sacrosanta. «Mia madre – scrive Camus – racconta soltanto che rientrò di furia, stravolto, si rifiutò di parlare, si stese un istante sul letto e d’improvviso incominciò a vomitare. Aveva visto in faccia la realtà che si celava sotto le formule solenni». Non bastano le parole. Regressione, ritorno al passato, cultura di morte. Solo una nuova cultura della vita può guarirci, e guarire anche quella che era un tempo era chiamata la più grande democrazia del mondo.

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