La nave di Emergency verso La Spezia con 71 migranti
di Redazione
Le persone erano a bordo di un gommone alla deriva, la protesta della Ong: il porto dista oltre 640 miglia e 3 giorni di navigazione dal luogo del soccorso

La mattina di domenica prossima è previsto l'arrivo nel porto di La Spezia della Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency, per lo sbarco delle 71 persone soccorse mercoledì scorso nelle acque internazionali della zona sar libica. «L'imbarcazione in pericolo, un gommone sovraffollato e non in grado di affrontare la traversata del Mediterraneo con a bordo 59 uomini e 12 donne compresi 17 minori di cui 11 non accompagnati - rileva la ong - è stata avvistata direttamente dal ponte di comando della Life Support». I naufraghi hanno riferito di essere partiti dalle coste libiche, da Garabulli, e sono originari di Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad, «Paesi colpiti da violenze, povertà, violazioni di diritti e insicurezza alimentare».
La Life Support, prosegue Emergency, «ha sperimentato anche una maggior presenza di asset libici, che ostacola i soccorsi in acque internazionali». «Sta diventando difficile realizzare interventi di soccorso nelle acque internazionali della zona sar libica: in questa missione siamo stati spesso seguiti da asset non identificati o appartenenti alla Guardia costiera libica - spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support - In questi giorni di navigazione - prosegue - abbiamo seguito 6 casi di barche in difficoltà senza trovare il mezzo di cui avevamo ricevuto segnalazione, o individuandolo vuoto e semi affondato. Tra questi sei casi ce ne sono almeno due in cui gli elementi di cui siamo a conoscenza fanno supporre una loro possibile intercettazione da parte della Guardia costiera libica e un possibile respingimento illecito verso la Libia».
La Spezia dista oltre 640 miglia nautiche, equivalenti a oltre 3 giorni di navigazione, dal luogo del soccorso della nave Ong. «Una decisione che significa costringere i naufraghi, soggetti vulnerabili che hanno già alle spalle esperienze difficili e lunghi viaggi e che dovrebbero raggiungere un posto sicuro nel minor tempo possibile, a ulteriori giorni di navigazione, posticipando la richiesta di protezione e l’accesso a servizi sanitari e di supporto psicologico. E che porta la Life Support lontano dall’area operativa del Mediterraneo centrale, dove la presenza di navi della flotta civile è quanto mai necessaria. Lo dicono i numeri vertiginosi delle persone vittime del mare lungo questa rotta nei primi tre mesi di quest’anno: 766 al 6 aprile, contro le 1.330 di tutto il 2025, stando ai dati Oim. Per tutti questi motivi il porto di La Spezia non può essere considerato un Pos in linea con le Convenzioni SAR e le Risoluzioni del diritto internazionale».
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