«Una vita lunga non sia solo per pochi»: la sfida della longevità parte dal Vaticano
Al Vatican longevity summit esperti a confronto per rallentare la vecchiaia. Padre Carrara: «La salute non è solo assenza di malattia, ma anche possibilità di conservare la propria identità»

L’umanità si scopre ogni giorno più vecchia: nei prossimi anni il numero degli over 60 è destinato ad aumentare in maniera esponenziale. Di fronte a questa realtà nuova e irreversibile, emerge con insistenza la necessità di ripensare la vecchiaia, di scardinare i paradigmi con cui finora si è pensata la vita e di riscrivere i confini della giovinezza. Questo è l’obiettivo del Vatican longevity summit che si è concluso ieri nell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, un evento promosso dall’Istituto internazionale di neurobioetica (Iinbe), in collaborazione con Brain circle Italia e con il patrocinio della Pontificia Accademia per la vita. «Stiamo entrando in una fase completamente nuova della storia umana. La democratizzazione della longevità rappresenta oggi una responsabilità globale», spiega padre Alberto Carrara, neuroscienziato, bioeticista, promotore del summit e presidente dell’Iinbe. Il presupposto di fondo è uno: invecchiare in salute è possibile.
Per far sì che questo accada, però, bisogna mettere in campo uno sforzo multidisciplinare che coinvolga tutti. «Una vita più lunga è certamente un dono ma crea anche numerosi problemi alla società», spiega Thomas C. Südhof, premio Nobel per la medicina 2013 e autore di numerosi studi sui meccanismi molecolari che colpiscono le sinapsi nei malati di Alzheimer. Per questo la medicina è solo una parte della risposta: «Quello che manca è un’unione delle diverse prospettive che si occupano di longevità - spiega Richard Marshall, ceo di Juvenescence, un’azienda biofarmaceutica che si occupa di sviluppare terapie per estendere l’aspettativa di vita -. Servirebbe una “valle della longevità” che metta in contatto tutte le aziende che si occupano di vecchiaia e potremmo crearla proprio qui, in Italia, uno dei Paesi più vecchi del mondo».
Non esiste un momento giusto per iniziare ad agire contro le patologie legate all’invecchiamento: «I fattori di rischio esistono, sono sempre lì, ma possono essere affrontati. In ogni fase della vita si può agire per ridurli - spiega Matilde Leonardi, direttrice dell’Unità di neurologia, sanità pubblica e disabilità e del Centro di ricerca sul coma presso l’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano -. La salute cerebrale è un diritto umano, cui tutti devono avere accesso grazie ad approcci integrati. La demenza può essere prevenuta, ma bisogna iniziare a intervenire molto prima dell’insorgere della malattia». Per far questo, però, occorre intraprendere una missione globale condivisa: «I governi devono intraprendere un’azione multidisciplinare comune ed efficace», conclude Leonardi.
Nel tentativo di rispondere a queste nuove istanze, la medicina si sta dirigendo verso campi finora inesplorati e che pongono questioni etiche mai considerate. È il caso delle ricerche di Hiromitsu Nakauchi, genetista della Stanford University, che sta studiando vie rivoluzionarie per il trapianto e la sostituzione degli organi. Con l’invecchiamento, sono infatti sempre di più le persone che muoiono perché impossibilitate ad accedere a un trapianto. Anche per questo motivo, la scienza è alla ricerca di strade alternative, come gli xenotrapianti che utilizzano organi provenienti dai suini. «I pazienti che subiscono questo tipo di operazioni sono però costretti a sottoporsi a terapie immunosoppressive per tutto il resto della vita – spiega Nakauchi –. Noi invece abbiamo studiato un modo per riprodurre gli organi umani tramite innesti di cellule staminali in embrioni suini, chiamati “chimere”». Per quanto potenzialmente efficace, questo metodo suscita diversi quesiti bioetici.
L’intervento del dottor Nakauchi dimostra che il dibattito legato al tema della longevità sta vivendo una fase di vitalità finora insperata. Ed è in questo contesto che si collocano le ultime rivoluzionarie scoperte della medicina rigenerativa: «L’invecchiamento è dovuto soprattutto al progressivo danneggiarsi delle cellule, che con il tempo perdono la propria “identità” – spiega Juan Carlos Izpisúa Belmonte, uno dei più grandi esperti di medicina rigenerativa del mondo -. Eppure, potrebbe esserci una soluzione: riprogrammare parzialmente le cellule e fermarne così l’invecchiamento».
Per «riprogettare l’algoritmo del tempo» non si può però fare affidamento soltanto alla scienza: «Coltivare uno stile di vita sano, una buona alimentazione, farsi conquistare dall’arte, pregare o meditare. La bellezza e la spiritualità sono a pieno titolo elisir di lunga vita - spiega padre Carrara -. La salute non è soltanto mancanza di malattia, ma è la possibilità di conservare la propria identità. Per la prima volta, l’umanità non si sta interrogando soltanto su come vivere più a lungo, ma su come garantire che la longevità possa diventare una possibilità realmente umana, accessibile e dignitosa».
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