Giovanni accoltellato a 12 anni dal padre: la droga avvelena la mente, stiamo vicini a quel bambino

L'uomo ha cercato di suicidarsi. Entrambi sono in ospedale. Ma questa storia terribile insegna che chi ha alle spalle una famiglia problematica e povera ha diritto ad avere più attenzioni
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May 26, 2026
Giovanni accoltellato a 12 anni dal padre: la droga avvelena la mente, stiamo vicini a quel bambino
Nel Quartiere Sanità a Napoli un padre 35 enne ha accoltellato il figlio 12enne. Entrambi sono in ospedale / Fotogramma
E quando pregate dite: «Padre… ». Sì, perché avere un padre – in cielo e sulla terra – è una delle più grandi consolazioni che un cucciolo d’uomo possa sperimentare. Nel profondo del tuo cuore sai che tuo padre mai potrebbe farti male. Papà, mamma: punti fermi attorno ai quali il mondo gira. Essere traditi è orribile. Ne sono certo, se qualcuno oserà farmi male, mio padre mi salverà. La casa. Piccola o grande, umile o di lusso, è sempre la mia casa. La fortezza dove di sera si chiudono le porte e le sentinelle, sveglie, dalla torre di guardia mi difendono dalle aggressioni. Mio padre non permetterà che tu mi umili, ma, come un baluardo, si ergerà tra te e me. Sì, perché il mio papà è più forte di tutti, più bello di tutti, più intelligente di tutti. Cari, cari bambini… Abbiamo ragionato così anche noi. Il mio papà, la mia mamma: scrigno senza il quale il resto della vita diverrà un fardello. Ti chiamerò Giovanni, come il discepolo che Gesù amava. Hai solo dodici anni, tanti diritti e qualche dovere che lentamente va prendendo piede. Tu puoi e devi poter contare su tuo padre. Le sue carezze, i suoi consigli, le sue coccole, i suoi abbracci, i suoi rimproveri, le passeggiate con lui mano nella mano, ti aiuteranno a crescere forte e sicuro di te. Ti educherà, ti formerà nel migliore dei modi, perché, insieme alla tua mamma, più di ogni altra persona al mondo, ti amano. E diventerai uomo. Lentamente, serenamente, dolcemente; e correrai per i sentieri dove fiorisce la libertà. La raccoglierai, la apprezzerai, ne godrai.
Libero, Giovanni. Dio ti vuole libero. Senza la libertà l’amore non è amore, la fede non è fede, la vita non è vita. Sai? Anche la libertà s’ impara. E tuo padre – più di tutti - te la insegnerà. Giovanni caro, ma che sto dicendo? Ancora una volta mi sono perso nei meandri dei miei pensieri. Sì, perché tu da tuo padre sei stato accoltellato. A dodici anni, a Napoli, in casa tua. E adesso, in ospedale, stai lottando per strappare il respiro dalle fauci della morte. Ce la farai, Giovanni. Vedrai che ce la farai. I medici sono bravi. E tu sei forte come un leone. Forza, ragazzo, forza! Triste, però, sarà il tuo ritorno a casa. La tua casa, bellissimo santuario dove il lupo non sarebbe mai dovuto entrare perché il tuo papà lo avrebbe ucciso. E, invece, il lupo è stato proprio lui. Ti sei sentito tradito, vero? Come può essere accaduto? Come si è arrivati a tanto? Che cosa scatta nella mente e nell’animo di un padre che, con una lama affilata, si scaglia contro il suo bambino? Antonio – lo chiamerò così – il tuo papà ha tentato poi il suicidio. Orrore nell’orrore. Dolore su dolore. Tragedia nella tragedia.
No, Antonio, non è così che si risolvono i problemi. La droga, alla quale hai dato potere su di te, è una strega maledetta che ti avvelena la mente e la gioia di vivere. Troppo ci siamo assuefatti a questa maledizione mortifera. Giovanni ce la farà ma il ritorno a casa sarà duro e penoso. Avrà bisogno di essere supportato e compreso, coccolato e aiutato. Giovanni ha il diritto a vivere e a sperare, la società civile ha il dovere di non lasciarlo solo. Presto il polmone ferito guarirà; per il suo animo lacerato, invece, ci vorranno tempo, pazienza, professionisti, amore. Tanto amore. Investiamo sui bambini. Non lasciamo indietro nessuno. Chi ha alle spalle una famiglia problematica e povera abbia diritto ad avere più attenzioni e agevolazioni. Apriamo loro le porte della musica, della campagna, delle scuole, del mare, della fede. Portiamoli via dai quartieri a rischio. Case più luminose, più spaziose, meno avare di quiete e di silenzio. Facciamo a gara per correre a guarire le ferite di Giovanni. Se rimargineranno del tutto potremo stare più sereni. Se ci accontenteremo di metterle a tacere oggi, prima o poi si sveglieranno dal letargo e lo fagociteranno. E lui, Giovanni – e tutti i Giovanni del mondo che hanno vissuto questa tristissima esperienza – finirà con aggredire noi. Non conviene. Aiutiamo i padri mai cresciuti a diventare padri. Attenzione a quelli schiavi delle droghe e dell’alcol. Educare è un’arte meravigliosa e difficile. Chi non l’ha imparata deve essere accompagnato e supportato prima che la violenza bieca prenda il sopravvento e scagli sui bambini le sue frustrazioni, la sua rabbia, le sue paure. 

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