Il verdetto su Regeni e la responsabilità del regime egiziano: parla l'avvocata

Intervista ad Alessandra Ballerini dopo la sentenza della prima Corte d'Assise di Roma, che ha condannato a 10 anni tre 007 egiziani per la sola accusa di sequestro di persona
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September 30, 2026
Il verdetto su Regeni e la responsabilità del regime egiziano: parla l'avvocata
L'avvocata Alessandra Ballerini (sinistra) con la madre di Giulio Regeni, Paola / REUTERS
Notti insonni a scavare nel cuore della norma, cercando la chiave per comunicare l’ineffabile: l’omicidio di un innocente, Giulio Regeni, l’immenso dolore della famiglia. E poi trasformare quel male, che riflette «tutto il male del mondo », in un’aspirazione di giustizia erga omnes, cioè universale. Per dieci anni e mezzo Alessandra Ballerini, legale dei Regeni, ci ha ricordato che la dignità delle persone e i loro corpi sono «inviolabili». Lo ha fatto nelle aule di tribunale, certo, ma anche spingendosi in Egitto, dove ha affrontato non pochi pericoli. La sentenza della prima Corte d’Assise di Roma - che condanna a dieci anni tre “007” egiziani coinvolti nel sequestro del ricercatore - le restituisce quella «fede e gioia del giurista» evocata dal padre costituente Piero Calamandrei, strenuo difensore dell'«uguaglianza» di ogni cittadino davanti alla legge. Avvenire ha intervistato Ballerini a margine della lettura del dispositivo, tenutasi lunedì in piazzale Clodio.
È stato chiesto all'Italia di mettere in discussione i rapporti con l'Egitto. Crede che la pressione diplomatica possa portare a qualche risultato? Qual è il suo appello?
Sinceramente, spero che non sia necessario fare appelli al nostro Governo: la sentenza di ieri sancisce inequivocabilmente la responsabilità non solo individuale dei tre imputati, ma anche quella del regime, al soldo e agli ordini del quale hanno agito, sequestrando e torturando un connazionale. Confido dunque che il nostro Governo non abbia bisogno di ulteriori stimoli per agire nei confronti del Cairo.l'Egitto: parla 
Che significato ha per lei questa sentenza? E cosa dice la decisione al mondo del diritto?Questa sentenza ha un valore straordinario, perché sancisce l'inviolabilità dei corpi e della dignità delle persone, sempre e in ogni circostanza. E in questi tempi bui è importante ribadirlo, perché gli apparati di qualunque regime sappiano che non possono contare per sempre sull'impunità.
In questi anni ha corso qualche pericolo e subìto minacce, ma non ha mai abbandonato i Regeni. Che cosa l'ha spinta a restare?
Per tutti questi anni, stare al loro fianco è stato un doveroso onore. Come dicono sempre loro, Paola e Claudio, questo percorso di giustizia è stato intrapreso «per tutti i Giuli e le Giulie del mondo». Perciò, tutelare "Giulio" ha significato tutelare ciascuno di noi, compresa me stessa. Non c'è alcun altro posto dove sarei voluta stare, se non accanto a loro.
Ha mai avuto paura?
La mia più grande paura l’ho vissuta oggi (lunedì, ndr), temendo di non ottenere giustizia.
È sempre stato detto: «Giulio fa cose ». Qual è, a suo avviso, la più importante di queste?
Certamente, la sentenza di ieri, come abbiamo ribadito in aula, rende tutti noi, in qualche modo, più sicuri. E restituisce ai cittadini fiducia nella giustizia.
Tante provocazioni, tuttavia non avete mai reagito scompostamente alle ostilità. Come avete fatto a resistere?
La famiglia Regeni non ha pronunciato la parola «punizione», ha sempre e solo chiesto «verità e giustizia». Anche questo li rende un esempio. Non abbiamo mai cercato vendetta, né invocato la sofferenza di nessuno, ma solo preteso la verità e la giustizia su quanto accaduto a Giulio, perché fosse un po' più difficile, in futuro, infliggere «tutto il male del mondo» a qualsiasi essere umano. «Tutto il male del mondo» è quanto Giulio ha subito, ma in questi dieci anni e mezzo abbiamo assistito non solo all'abisso dell'essere umano, ma anche al suo incanto. Siamo stati testimoni, in questo decennio, anche di tutto il bene del mondo.
Parla dell’onda gialla?
Sì, l'onda gialla ne è la prova: cittadini provenienti da ogni parte del mondo che, in ogni modo, ci hanno sostenuto per tutto questo tempo. Sentivano evidentemente in cuor loro che questa battaglia riguardava tutti, perché i diritti sono indivisibili.

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