Leone in Francia e la sete di spiritualità. Una piccola fiamma nella notte
L’accoglienza riservata al Papa ha sorpreso anche molti non credenti nel Paese secolarizzato. Da Parigi a Lourdes, un viaggio segnato da speranza, fraternità, tenerezza e da quella forza invisibile che spinge oltre le contingenze materiali

«L’essenziale è invisibile agli occhi». È una frase de Il Piccolo Principe , il libro più letto mai concepito in Francia. Il volumetto felicemente spirituale di uno scrittore che non si riteneva un santo, pur chiamandosi Antoine de Saint-Exupéry. Dopo le fulgide giornate del viaggio apostolico di Leone XIV, molti francesi ripensano a quelle pagine. Perché le scene straordinarie di fervore attorno al Papa viste a Parigi, Saint-Denis, Lourdes e Metz hanno rappresentato un turbine gioioso e paradossale, nella Francia secolarizzata di oggi. Come il successo planetario, seminato in Francia, de Il Piccolo Principe . Leone XIV, evocando gli adolescenti e adulti che Oltralpe abbracciano a migliaia il battesimo, ha proprio detto che ciò «può sembrare paradossale». Confermando che pure la scienza delle religioni si rivela limitata, quando l’umana sete d’assoluto erompe dove in teoria non dovrebbe. Attorno a ciò, tutto il viaggio papale è stato come un grande interrogativo alla Francia e all’Europa. Un interrogativo abbagliante per illuminare gli innumerevoli angoli e rivoli della fede che prima solo pochi volevano guardare. Un fiume capace di ricoprire d’entusiasmo gli Champs-Élysées.
Anche per molti non credenti, la scoperta del Pontefice e del fervore che l’ha circondato è stata piacevolmente spiazzante. Alla vigilia, per i media, Leone XIV era “il Papa americano”. Ma poi, si è espresso in un bel francese, anche sotto le volte della rinata Cattedrale di Notre-Dame: come se fosse la cosa più naturale del mondo, a 71 anni, per il capo della prima religione planetaria, essersi dedicato a un paziente perfezionamento linguistico. Nella Francia politicamente disillusa e rissosa, tanto stupore anche per il lessico del Papa: l’insistenza su sostantivi come espérance , fraternité , diversité , tendresse (speranza, fratellanza, diversità, tenerezza), o su aggettivi come petit e proche (piccolo, vicino). Nell’omelia a Notre-Dame di Parigi, l’unica figura spirituale citata è stata una donna, Madeleine Delbrêl, mistica delle banlieue operaie e simbolo di prossimità. Come a ricordare che può esservi sempre una spiritualità della porta accanto.
All’aeroporto di Lourdes, un coro di piccoli ha accolto il Papa intonando la canzone pacifista L’oiseau et l’enfant, che valse alla Francia l’ultimo successo all’Eurovision, nel 1977, prima d’essere ripresa infinite volte: «Un Paese d’amore non ha frontiere, per quelli che hanno un cuore di bambino». Un saluto canoro sulla grandezza celata nel quotidiano dell’infanzia. Come per duettare con il Papa che a Lourdes ha poi pregato, incontrato, parlato per i bambini «distrutti» da guerre e abusi. Il Pontefice ha inviato alle istituzioni francesi messaggi forti e chiari su temi come diritto alla vita, armamenti, laicità, eredità spirituale europea. Ma i francesi sono stati colpiti pure dalla mitezza del sorriso e del tono di voce di Leone XIV. Quel farsi specchio di un paradosso apparente che risale i secoli, divenendo misteriosamente profezia e vera svolta: «La storia della Chiesa e dell’umanità, a ben vedere, non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi fa spazio, avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita». Nel discorso all’Eliseo, il Papa ha citato la nascita di Gesù parlando del «Principe della Pace», espressione del profeta Isaia. Nulla a che vedere, ovviamente, con il Piccolo Principe che tutti i francesi conoscono. Eppure, da quando Leone XIV è partito, in tanti si scoprono nei panni dello scrittore-aviatore: forse vacillanti nella fede, ma testimoni di una forza invisibile che spinge a volare più in alto delle contingenze materiali. Una scia di festa, allora, attorno alla speranza tenace che cresce laddove non dovrebbe: «Con tenerezza pastorale e carità fraterna, dobbiamo riconoscere, accogliere e custodire la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte, il piccolo seme che aspira a crescere anche in mezzo ai rovi».
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