Quello che ho visto
di san Francesco
camminando con lui

Un bilancio del presidente del Comitato nazionale per gli 800 anni della morte del Poverello di Assisi. «Ho incontrato il brivido della vera povertà, lo sguardo della pace in chi soffre, l’amore per il creato e per le creature più fragili»
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September 30, 2026
Quello che ho visto
di san Francesco
camminando con lui
La Basilica di San Francesco ad Assisi / Foto Siciliani
Francesco è un santo imitabile. L’ho visto. Di un santo inimitabile non ce ne facciamo nulla. In questi anni di impegno come Presidente del Comitato per 800 anni della sua morte, ho visto. Ho visto il brivido della vera povertà che è l’esperienza del vero amante, che ama non perché possiede. Ho visto lo sguardo della vera pace in persone che soffrivano o andavano a morire fidandosi del Risorto e di Francesco. Ho visto l’amore per il creato in chi si curva verso le creature più fragili. Come i ragazzini con gravi infermità curati al Seraficum, la cui vita ha lo stesso valore di quella del Presidente della Repubblica. E l’ho visto in chi – sfuggendo all’ansia grave che incombe nella nostra società – vive il senso creaturale come la semplice certezza che esser nati è un bene, e non solo un trauma, e quindi non occorre continuamente dimostrare di andare bene. Ho visto Francesco non oscurato da discorsi banali su Francesco. Senza l’abissale amore che aveva per il Creatore fattosi Dio che ride come un bimbo, fattosi vittima innocente che muore in croce come un cane e come tante vittime innocenti, e che risorge come un danzatore dell’eterno, nulla si può intendere della povertà, della pace, dell’amore per il creato.
Fare il Presidente del Comitato nazionale per gli 800 anni di san Francesco è faticoso ma intenso. Forse, come ho scritto nel testo portato in scena da Alessandro Preziosi, non sono migliorato, ma ho offerto la mia commozione – di cuore e di ragione – sperando che lui, Francesco, trovi un punto puro in essa per salvare l’animaccia mia. La collaborazione delle Istituzioni, dei Frati, di tanta gente brava e operosa ha permesso al nostro Comitato di creare beni stabili che resteranno nel tempo nel nome di Francesco: edizioni nuove delle fonti, statue, un campo da calcio per i bimbi più sfortunati in Egitto, sostegno alla Terra Santa, Cammino di Francesco, iniziative nelle carceri e in 50 Paesi del mondo, intitolazioni di luoghi. E tanto altro che il sito ufficiale e tanta eco sui media documentano, a partire dalla mia prima bizzarra sacrosanta idea di chiedere che si ripristinasse la festa nazionale del 4 ottobre. Se non altro ho regalato un giorno di bella festa agli italiani. Tra l’altro è il compleanno del mio quarto figlio. Ho esagerato?
Soprattutto, da poeta che come tutti i poeti deve molto al Cantico di Francesco, ho condiviso la voce di un uomo che ha lasciato una lode all’Altissimo Onnipotente e Buono. E ogni aggettivo dei tre è esatto, necessario. Ora che si va a celebrare il giorno del Transito, suggellato lo scorso anno dalla presenza della Premier Meloni e quest’anno da quella del Presidente Mattarella, sento tutta la gratitudine e la fatica di un lavoro – che peraltro non finisce – svolto con gratuità e generosità e, per quanto ho potuto, con intelligenza della fede e della responsabilità pubblica. E con libertà, sulla scia di quanto insegnatomi da Don Giussani, da Mario Luzi e da altri testimoni che ho incontrato. Tante le collaborazioni, tanta la pazienza ( che per me romagnolo è un sacrificio che spero valga 1000 punti-Purgatorio) tanta la fiducia ripagata in chi mi ha coadiuvato, a partire dal Vice Segretario di Palazzo Chigi, Marco Villani e dai collaboratori, Michela, Carmen, Alice, Francesca, Velia, Ildegarda, Alessandro, Daniela, Cecilia. E nella compianta Architetto Susanna Nobili e Padre Maiello. Così come importanti nei loro settori di arte e comunicazione sono stati i contributi di Costantino D’Orazio, Beatrice Buscaroli, Francesca Carbone, Lorenza Fruci, Flavia Rossi. Un coro per Francesco, un coro con lui.

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