Silvia Bate, la prima indonesiana a divenire abbadessa di Orte
di Igor Traboni
La religiosa benedettina oggi 41enne subentra a madre Maria Giacinta, 89 anni, che per 33 ha governato il monastero laziale, abitato da 26 monache

Maria Silvia Bate, 41 anni, indonesiana, è la nuova abbadessa del monastero benedettino di Orte (provincia di Viterbo e diocesi di Civita Castellana) e del priorato indonesiano di Kupang. Arrivata in Italia ed entrata nel monastero della Tuscia a 17 anni, madre Maria Silvia – che si è poi laureata in Scienze religiose – è una delle più giovani abbadesse d’Italia e d’Europa. Subentra a Madre Maria Giacinta, 89 anni, che per 33 ha governato questo monastero, abitato da 26 monache, dai 28 agli 89 anni; ci sono anche tre novizie che faranno la prima professione l’11 ottobre e una monaca di voti semplici che emetterà quelli solenni lo stesso giorno; a Kupang invece le monache sono 12, con 1 novizia e 1 postulante. Il vescovo di Civita Castellana, Marco Salvi, ha presieduto la cerimonia, concelebrando con gli abati benedettini dom Donato Ogliari (San Paolo fuori le mura), dom Michele Petruzzelli (Cava de’ Tirreni), dom Paolo Maria Gionta (Noci), l’abate emerito James Lipari, i priori dei monasteri benedettini di Norcia e Borgomaro e alcuni sacerdoti diocesani.
«Questo monastero – ha detto tra l’altro il presule nel corso dell’omelia – è un segno molto importante per la diocesi di Civita Castellana, come una luce che rischiara le tenebre di questa società che ha bisogno di punti di riferimento, di luci che sappiano indicare il cammino. Ecco, il senso di questo rito è proprio questo e ce l’ha dato come indicazione il Vangelo nell’ultima cena in cui Cristo si inginocchia e lava i piedi ai suoi amici. Non dà un principio morale, come spesso facciamo noi con i nostri discorsi, ma lo fa come testimonianza con la sua vita, è Lui che si inginocchia per prendere tra le mani la parte più immonda per lavarla e chiede che ciascuno di noi faccia come Lui. Anche madre Maria Silvia, alla guida di questa comunità, diventa serva: c’è una tenerezza di Dio che ha guidato tutti i passi per arrivare fin qui».
Il vescovo Salvi ha quindi ricordato un passaggio della Regola di San Benedetto, ovvero il nulla anteporre all’amore di Cristo, sempre come indicazione per la nuova abbadessa. Ma anche alcuni pensieri di sant’Agostino, soprattutto riferiti al fatto che solo chi ama ammaestra e guida le sue discepole al buon pastore. E ancora, san Bernardo e la sua indicazione di quell’amore che parla dovunque, ricordando a madre Maria Silvia che «tutto quello che è buono e santo, la badessa deve mostrarlo con i fatti più che con le parole. Perché il termine abbadessa richiama alla parola “padre” e dunque fa riferimento all’amore di Dio padre che si prende cura di tutte le persone. E allora, se le parole hanno un significato, il termine abbadessa va oltre quello giuridico ma è piuttosto l’indicazione di un rapporto di maternità, fraternità e amicizia che non si realizza con calcoli umani ma deve essere guidato da sapienza e prudenza che vengono dall’alto. Che la vostra vita monastica – ha concluso il vescovo di Civita Castellana – sia segno luminoso per tanti uomini e donne che hanno sete di verità nella loro vita, che cercano conforto ma anche una certezza a cui guardare».
Prima della conclusione della cerimonia, in un’atmosfera carica di commozione, la nuova abbadessa ha voluto ringraziare tutti i presenti «ma il mio primo grazie va al Signore per il dono della vocazione, per avermi chiamata pur nella mia fragilità. Grazie a madre Maria Giacinta che mi ha accolto fin dall’adolescenza e mi ha aiutata a crescere monacalmente e spiritualmente. Grazie alla mia famiglia, che mi ha sorretto anche a 15mila km di distanza».
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