Istituto del Verbo Incarnato, il fondatore Carlos Buela riconosciuto colpevole di abusi

Ieri la decisione definitiva dei Tribunali ecclesiastici della Santa Sede. Accertata la «certezza morale» della colpevolezza del sacerdote argentino per fatti riconducibili «a un delitto contro il sesto comandamento, commesso con violenza nei confronti di più persone»
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September 29, 2026
Istituto del Verbo Incarnato, il fondatore Carlos Buela riconosciuto colpevole di abusi
Una immagine del sacerdote argentino Carlos Miguel Buela (1941-2026)
Colpevole «per fatti riconducibili a un delitto contro il sesto comandamento, commesso con violenza nei confronti di più persone». I Tribunali ecclesiastici della Santa Sede hanno accertato in via definitiva, a tre anni dalla sua morte, la colpevolezza di padre Carlos Miguel Buela (1941-2023), il sacerdote argentino – morto a Genova nel 2023 - fondatore dell'Istituto del Verbo Incarnato (Ive) e delle Serve del Signore e della Vergine di Matará (Ssvm), per reati plurimi in violazione del canone 1395 § 2 del Codice di Diritto Canonico, quello che si riferisce a delitti contro la morale sessuale. Il sacerdote, tra l'altro, fu condannato dal tribunale del Vaticano nel 2010 per abusi su seminaristi e nel 2017 fu trasferito dall'Argentina a Genova. Sia il Tribunale Penale Speciale di primo grado sia il Tribunale di Appello hanno raggiunto la «certezza morale» della responsabilità del religioso.
E la decisione viene resa nota tramite un comunicato firmato da suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita apostolica, e da monsignor José Antonio Satué Huerto, vescovo di Teruel y Albarracín, e suor Clara Echarte. Ovvero i due delegati pontifici nominati in tale ruolo nel gennaio 2025 per accompagnare i due istituti – monsignor Satué per il ramo maschile e suor Echarte per quello femminile - della Xongregazione religiosa fondata in Argentina negli anni ‘80 dallo stesso padre Buela. La conferma della responsabilità penale del religioso, uno dei preti più noti dell’America Latina, accusato di abusi sessuali da una ventina di seminaristi già dagli anni 2000, rappresenta il punto d’arrivo di un duplice grado di giudizio interno alla Chiesa. I due delegati pontifici l’hanno comunicata ufficialmente ai superiori e alle superiore provinciali di entrambi gli Istituti durante un incontro svoltosi a Roma lo scorso 14 settembre, al quale erano presenti anche alcuni responsabili del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata.
Un atto, dunque, di giustizia nei confronti delle vittime. Si legge infatti nella nota diffusa oggi che «tale chiarimento intende contribuire al ristabilimento della verità, quale atto di giustizia nei confronti delle persone che hanno subito un danno a causa del comportamento del sacerdote Carlos Miguel Buela, nonché alla doverosa informazione dei membri di entrambi gli Istituti e al cammino di rilettura del carisma e di revisione, rinnovamento e purificazione della spiritualità, della formazione e dell’apostolato propri di ciascun Istituto, distinguendo tra il dono dello Spirito concesso per l’edificazione della Chiesa e i limiti o le condotte personali del Fondatore». Analogamente, la decisione risponde al dovere di informare adeguatamente i membri di entrambi gli istituti sulla situazione canonica del fondatore.

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