La cultura del dono di Serena
 tra l’Avis 
e l'attività in parrocchia: «Così mi sento realizzata»

La sedicenne di Lauria (Potenza) è tra i 28 nuovi giovani alfieri nominati dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La solidarietà? «Non è un monologo, ma un dialogo costante».
April 12, 2026
La cultura del dono di Serena
 tra l’Avis 
e l'attività in parrocchia: «Così mi sento realizzata»
Le parole le escono una dopo l’altra alla velocità della luce. Mentre parla sorride. Gli occhi le brillano. In un primo momento la voce non cede all’emozione. Poi si rompe. Basta chiederle di Lauria (Potenza), della sua comunità, per farla commuovere. La sua vita è tutta lì. Nei bambini e negli anziani che aiuta. E dai quali cerca sempre di imparare qualcosa di nuovo. Nelle tradizioni popolari che porta avanti. Ma mai da sola. Sempre insieme agli altri. Perché «la solidarietà non è un monologo, ma un dialogo costante con il proprio territorio». Lo dice forte e chiaro Serena Zullo, che ieri ha scoperto di essere tra i 28 giovani alfieri nominati dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Ha ricevuto l’attestato d’onore «per l’impegno di volontariato in favore della propria comunità e del territorio in cui vive». E «per l’energia e la passione con cui promuove la cultura del dono, contribuendo alla crescita civile e sociale». Aveva inviato la candidatura la scorsa estate, dopo aver visto dei video su Instagram e TikTok. Poi se ne era quasi dimenticata. La telefonata dal Quirinale è arrivata ai suoi genitori mentre era a scuola. «Quando sono tornata mi hanno fatto sedere a tavola per darmi la notizia - racconta -. Ho pianto per mezz’ora». Nelle ultime ore è stata travolta dall’affetto della “sua” terra, come ama chiamarla.
Serena ha solo 16 anni, frequenta il terzo anno del liceo classico, ma servirebbe già un libro per parlare di tutto quello che fa. La sua «vocazione» al volontariato è nata in primis grazie all’Avis comunale. «Mia madre è una donatrice - racconta -. Sono cresciuta in quell’ambiente». Ma da semplice spettatrice è diventata in un attimo protagonista. «Sono stata eletta presidente del direttivo giovani. Insieme ad altri ragazzi organizziamo iniziative come la festa dei nonni, e andiamo anche nelle scuole a parlare». Ma non è tutto. Al centro della sua missione c’è anche la sua parrocchia, la chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore, dove fa l’animatrice e anche la catechista per i bambini della terza elementare. Se il suo rapporto con la fede è rimasto vivo, lo deve in particolare al suo parroco, don Luigi Tuzio: «Sa coinvolgere i giovani, ci dà molta fiducia». E aggiunge: «Quando passo il mio tempo in chiesa mi sento veramente realizzata. Soprattutto quando vedo che il mio servizio arricchisce gli altri. Mi si riempie il cuore quando i bambini si ricordano le mie parole. Penso che la parrocchia sia una terra fertile in cui il dono della solidarietà può continuare a crescere».
Come animatrice si occupa dell’oratorio invernale, «aperto tutta la settimana per chi vuole giocare e studiare». Ma anche di quello estivo, «al quale partecipano ogni anno circa 500-600 ragazzi». A lei è stato affidato il laboratorio teatrale: «Prendiamo come riferimento i copioni della Fondazione oratori milanesi, ma li riadattiamo. Quest’anno abbiamo realizzato un piccolo film sul tema del Giubileo, che poi abbiamo fatto vedere ai genitori». Un’altra sua grande passione è l’organetto, strumento tipico della musica folk locale, che ha voluto imparare a suonare dopo averlo ascoltato alle feste patronali. Un altro segno del suo attaccamento alle tradizioni, nonostante la sua giovane età. E proprio ai suoi coetanei si sente di rivolgersi, incoraggiandoli a donarsi agli altri: «Provateci, perché può cambiarvi la vita». Che cosa dirà invece al presidente Mattarella? «Intanto lo ringrazierò infinitamente - risponde -, e poi lo inviterò a venire a Lauria. Molto spesso, purtroppo, la Basilicata è dimenticata. Ma qui ci sono grandi potenzialità». Lei ne è la dimostrazione.

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