In bicicletta nell'Umbria meno umbra
di Giuseppe Matarazzo, inviato a Città di Castello
Oggi la Giornata mondiale della Bicicletta. Viaggio a Città di Castello in un itinerario che va dall’arte di Raffaello e Burri alla stampa antica e le origini del metodo Montessori. La via di Francesco su due ruote e le soste enogastronomiche fra la cava dei tartufi e la sorpresa di un vin santo affumicato davvero unico

L'arte di Raffaello e di Luca Signorelli fino al contemporaneo Alberto Burri, i caratteri mobili e la stampa dell’antica tipografia Grifani – Donati, ma anche la lezione didattica di Maria Montessori, la meraviglia architettonica di chiese e palazzi del centro che dialogano con le testimonianze dell’antica città romana, il tutto in mezzo a una natura lussureggiante e un patrimonio enogastronomico straordinario, dai tartufi al vin santo affumicato. Benvenuti a Città di Castello, nell’Alta Valle del Tevere, in Umbria. Una terra di confine nel cuore verde d’Italia in un crocevia appenninico con Toscana, Marche ed Emilia-Romagna. L’Umbria forse meno umbra. Con una pluralità di culture che si riflette nell’architettura, nei sapori e nelle storie che s’incontrano. Un’Umbria meno battuta rispetto alle grandi cartoline medievali e ai luoghi iconici della religiosità francescana, anche se pienamente immersa nelle Vie di Francesco, da percorrere, attraversare e scoprire a passo lento. A piedi, come in bicicletta. Pedalata dopo pedalata. La tappa è quella che da Citerna - meraviglioso balcone sugli Appennini, fra i Borghi più belli d’Italia - porta alla città tiberina per proseguire poi per Pietralunga, Gubbio, Valfabbrica e Perugia fino ad Assisi. Un esempio di cicloturismo in una regione che da anni, accanto ai cammini, promuove questo stile di viaggio slow con progetti mirati per valorizzare le zone meno conosciute e aggiungere nuove destinazioni e suggestioni ai viaggiatori. Lo fanno enti pubblici, ma anche le associazioni di categoria e i privati, come il Consorzio Umbria&Bike che propone attività, tour, strutture bike friendly e servizi alla scoperta dell’Umbria più autentica. «Istituzioni e imprese locali in rete per proporre un’offerta aggregata, con sempre maggiore qualità, orientata verso target di mercato su cui tutto il sistema turistico regionale si sta consolidando», ha detto Rolando Fioriti, presidente di Umbria & Bike. Parliamo di ristoranti, hotel, servizi di assistenza. Si può arrivare a Città di Castello, soggiornare (segnaliamo l’hotel Tiferno) e noleggiare le bici (ottimi i servizi dell’agenzia Go Cycling con la guida di Federico Rossi, che accompagna anche i gruppi) e da qui, dopo aver visitato il centro, partire verso le colline e percorrere un tratto della Via di Francesco.

Il primo approdo è la Cattedrale dei santi Florido e Amanzio, cuore religioso e simbolico della città, in un dialogo con il Palazzo Comunale, come accadeva nei centri medievali dove potere civile e spirituale convivevano. L’interno è solenne, stratificato, e racconta una devozione che attraversa i secoli. Nel centro storico, ci sono altre due tappe fondamentali a livello religioso: la Chiesa di San Francesco e quella di San Domenico. Qui un tempo erano custodite opere di Raffaello Sanzio e Luca Signorelli, oggi disperse tra grandi musei europei. Eppure, anche senza quei capolavori, si percepisce il ruolo centrale che Città di Castello ebbe nel Rinascimento. Come lo si percepisce dai palazzi nobiliari. I Vitelli, signori e mercanti, per esempio hanno lasciato un’impronta potente: edifici austeri e raffinati, giardini nascosti, prospettive che ricordano Firenze più che l’Umbria medievale. La Torre Civica svetta come punto di riferimento visivo, mentre poco distante Palazzo Vitelli alla Cannoniera accoglie la Pinacoteca Comunale, vero gioiello dove respirare proprio l’aria cosmopolita della città.

Quasi senza soluzione di continuità, si compie poi un salto nel Novecento. Il nome è quello di Alberto Burri, nato qui, e qui tornato per lasciare una delle più grandi collezioni permanenti d’arte contemporanea in Italia. Se Palazzo Albizzini introduce al suo percorso, in centro, è negli Ex Seccatoi del Tabacco che l’esperienza diventa totale, conquistando i viaggiatori con i suoi spazi, i colori, le opere del geniale artista, celebre per i suoi cretti, le monumentali tavole di colori con i materiali i più diversi. Un luogo che sorprende, quasi spiazza per quanto è bello, e racconta un’altra identità della città.
Salendo delle ripide scale di un palazzo di Corso Cavour, si apre un altro mondo e ci si può tuffare in un passato che resiste: la stampa della Tipografia Grifani Donati, attiva dal 1799. Un luogo vivo di un’arte antica, che al tempo del digitale, dei social e dell’Ia, sa ancora affascinare, e insegnare il valore di imprimere delle lettere su carta, sfidando l’effimero e la velocità di oggi. L’attuale proprietario, discendente dei Donati, Gianni Ottaviani ci conduce fra carte pregiate e macchine tedesche, presse e inchiostri per fissare idee e parole in un foglio che porteremo con noi.

Lasciato il centro urbano, in poche pedalate siamo immersi nella natura. Si imbocca la Ciclovia del Tevere, che corre accanto al fiume con un andamento dolce, fra campi coltivati, filari di pioppi, casali isolati. Una deviazione tra gli alberi nella strada che porta a Monte di Santa Maria Tiberina, collegandoci con la Via di Francesco, ci regala la sorpresa di Villa Montesca, l’aristocratica residenza estiva che i baroni Leopoldo e Giulio Franchetti fecero erigere nella seconda metà dell’Ottocento sul versante digradante del monte Arnato, su progetto dell’architetto fiorentino Giuseppe Boccini. La villa domina da una posizione panoramica il corso superiore del Tevere e Città di Castello: il paesaggio tipico della Valtiberina incornicia questo esempio di villa, ispirata al Rinascimento e al Manierismo. Qui la storia prende una piega inattesa. Leopoldo Franchetti e la moglie Alice Hallgarten – figure illuminate e profondamente impegnate nel sociale – trasformarono questo luogo in un laboratorio educativo e filantropico. È qui, alla Montesca, che nel 1901 nacque la scuola elementare gratuita per i figli dei contadini e la pedagogista Maria Montessori perfezionò il suo metodo, che avrebbe rivoluzionato l’educazione nel mondo. Nel parco all’inglese, un vero e proprio orto botanico, ricco di varietà di essenze provenienti dall’America, c’è una statua che ricorda proprio Maria Montessori.

Il viaggio continua tra profumi e sapori. L’Alta Valle del Tevere è terra di tartufo, e non è raro imbattersi in racconti di cerca e cavatura, rituali antichi fatti di silenzi, gesti precisi e complicità tra uomo e cane. L’associazione Tartufai Altotevere offre la possibilità di vivere esperienze e tour fra le tartufaie alla ricerca del prezioso tubero, che qui si trova tutto l’anno. Altro vanto, presidio Slow Food, è un vino particolarissimo: il vin santo affumicato, prodotto da pochissime realtà come l’azienda agricola La Miniera di Galparino. La cantina è una piccola wunderkammer dove le uve vengono appese nei solai, esposte al fumo dei camini, e poi lasciate maturare lentamente nei caratelli. Un lavoro lungo dieci anni: il risultato è un vino intenso, profondo, che racconta il tempo, la pazienza e la memoria contadina. C’è chi partecipa (soprattutto turisti stranieri) alla vendemmia e alle prime fasi di lavorazione prenotando poi le bottiglie che arriveranno appunto dieci anni dopo, ci dice con orgoglio, la titolare di questa realtà familiare, Chiara Filippi. Sicuri che torneranno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






