Il gioco dei bambini fa troppo rumore: condannato l'oratorio di Palermo

Colpo di scena nel lungo contenzioso tra la parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù e i condomini vicini: i giudici chiedono un risarcimento di 45mila euro. L'Arcidiocesi: «Prendiamo atto della decisione, ma l'oratorio è uno spazio fondamentale di crescita, inclusione e socialità»
January 16, 2026
L'oratorio della parrocchia di Santa Teresa del Bambino di Gesù, a Palermo
L'oratorio della parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù di Palermo
Il rimbalzo di un pallone, a volte, può arrivare molto lontano. Fino a un’aula di tribunale. È quanto è accaduto a Palermo, dove una vicenda iniziata dieci anni fa e che Avvenire considerava già conclusa si è invece riaperta nelle scorse settimane con una sentenza che ha suscitato amarezza e interrogativi non solo giuridici, ma sociali e culturali. Il tribunale ha infatti condannato la parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù, nel quartiere Noce, a risarcire con 45mila euro alcuni condomini di via Filippo Parlatore che si erano rivolti al giudice lamentando il disturbo provocato dalle attività dell’oratorio. Una decisione che arriva al termine di un lungo contenzioso, avviato nel 2015 e passato attraverso perizie e tentativi di conciliazione falliti (l'ultimo, andato a vuoto lo scorso aprile, quando la parrocchia aveva offerto ai condomini un risarcimento di 5mila euro, rifiutato). E pensare che per l'oratorio erano già state stabilite numerose regole e restrizioni: visto che i residenti del civico 42 di via Parlatore, che s'affaccia sull'atrio della parrocchia, sostenevano che l'attività dei bambini (ma anche di ragazzi e adulti) andava avanti dalle 16 alle 20 e nei fine settimana fino a mezzanotte, nel 2019 il tribunale aveva stabilito gli orari per le attività ricreative (non oltre le 20), l'utilizzo di un solo pallone e persino la marca (Supersantos), la sospensione dei giochi ad agosto. Ancora: era stato indicato l'utilizzo di barriere di gommapiuma sui muri per attenuare i rumori, che però per i condomini continuavano. Questi ultimi sono arrivati a presentare anche le fatture di psicoterapeuti e le prescrizioni di antidepressivi, a lamentare la riduzione del valore degli appartamenti, a chiedere il risarcimento per la sostituzione degli infissi. Finché, evidentemente, sono stati accontentati.   
La parrocchia e l’Arcidiocesi di Palermo, guidata dall’arcivescovo Corrado Lorefice, hanno scelto una linea di sobrietà e responsabilità. In una nota diffusa dopo la sentenza, la Chiesa «prende atto con senso di responsabilità» della decisione del tribunale e conferma la volontà di attenersi a quanto stabilito, richiamando però con forza il valore dell’oratorio come presidio educativo, sociale e preventivo. Un luogo che «da decenni costituisce per bambini e ragazzi uno spazio fondamentale di crescita, inclusione e socialità, soprattutto in un contesto urbano povero di luoghi di aggregazione». Non una difesa corporativa, ma una presa di parola che chiama in causa il bene comune. «Le attività ludiche e sportive – sottolinea la curia – non sono mai state concepite come fattore di disturbo, ma come strumenti di aggregazione e di formazione umana e cristiana». Nel corso degli anni, ricorda la nota, «la comunità parrocchiale ha cercato di adottare misure per ridurre i disagi segnalati, nel tentativo di conciliare il diritto alla quiete con quello dei più piccoli a spazi sicuri di gioco e relazione. Il mancato raggiungimento di un accordo condiviso resta motivo di rammarico per tutti».
La vicenda appare tanto più significativa se letta alla luce di una decisione precedente. Nel febbraio 2021, infatti, la Seconda sezione civile del tribunale di Palermo aveva riconosciuto esplicitamente la funzione sociale dell’oratorio, richiamando il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’articolo 118 della Costituzione. Quelle attività – scrivevano allora i giudici – non mirano al lucro, ma concorrono alla realizzazione di un interesse generale, l’assistenza sociale, che il Costituente ha voluto tra i compiti fondamentali dello Stato. Oggi il quadro è cambiato, ma resta aperta una domanda che va oltre il caso specifico: che spazio riconosciamo, nelle nostre città, ai luoghi educativi informali? Quale valore attribuiamo alla presenza di oratori, cortili, campetti, soprattutto nei quartieri attraversati da fragilità sociali e povertà educative? L'Arcidiocesi di Palermo auspica che proprio da questa vicenda possa nascere una riflessione più ampia, capace di coinvolgere istituzioni, comunità ecclesiali e cittadini, per individuare soluzioni equilibrate che tutelino i diritti di tutti senza sacrificare quelli dei più piccoli. «La coesione sociale e la cura delle fragilità – a partire dai bambini – sono un bene comune», ricorda la nota. Un bene che chiede responsabilità e rispetto reciproco, ma anche uno sguardo lungo, capace di distinguere tra il rumore che disturba e quello che, semplicemente, racconta di vite che crescono. E in certi quartieri il suono di un pallone che rimbalza non è solo un fastidio: è spesso l’unica alternativa alla strada, oltre che l’eco della speranza affidata all’educazione.

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