Il dramma del bracciante Alagie, 29 anni, che si è impiccato nella baraccopoli
Il suicidio venerdì pomeriggio nel Foggiano, tra le baracche sommerse dal fango portato dalle piogge intense. La Cgil denuncia: «Territorio fragile abitato da un'umanità calpestata»

Sommersa dall'acqua e dal fango portati dalle piogge torrenziali degli ultimi giorni, la baraccopoli di Torretta Antonacci, nel Foggiano, è diventata anche lo sfondo di una tragedia. Alagie Singath, bracciante di 29 anni, si è tolto la vita nel pomeriggio di venerdì. ''Non è una questione privata, ma l'ennesima morte politica nell'Italia e nell'Europa dei diritti traditi. Impiccarsi a 29 anni in una baracca dentro un ghetto è un'atto d'accusa contro una legislazione che colpevolizza chi migra''. Matteo Bellegoni, capo dipartimento Politiche migratorie e legalità della Flai, denuncia la condizione dei lavoratori sfruttati e vittime di caporalato, costretti a vivere in file di container allagati. Lo scenario ripreso dalle tv locali è drammatico: acqua che arriva alle ginocchia, masserizie accatastate all'aperto, sacchetti appesi, oggetti personali portati fuori nel tentativo di non farli bagnare. Molti braccianti hanno dormito fuori, rifugiandosi in auto o nei pochi angoli rimasti all'asciutto.
Il suicidio di venerdì è l'ultimo episodio di una serie. Un mese fa, sempre a Torretta, un altro bracciante era stato trovato morto mentre dormiva in macchina, perché per lui non c'era un posto nemmeno in baracca. E pochi giorni fa, in un altro ghetto delle campagne foggiane, un altro migrante è stato ammazzato durante una lite. Una situazione insomma sempre più complicata, in un territorio che in vista del raccolto estivo vedrà arrivare altre migliaia di disperati alla ricerca di pochi euro di paga oraria. Si sperava nei soldi del Pnnr destinati al risanamento dei ghetti, ma quello di Torretta Antonacci non fa parte della lista. Questione evidenziata dalla Flai, che punta il dito sul mancato stanziamento di oltre 200 milioni di euro, "che avrebbero potuto salvare la vita di Alagie e di tutti i braccianti che quotidianamente raccolgono il cibo che arriva anche sulle tavole imbandite di chi vorrebbe rendere permanente la loro condizione di invisibilità".
Invece si va avanti così, tra ipocrisie e miopie più o meno volute. ''C'è una similitudine brutale che si consuma nei campi. Da un lato, il pomodoro: colto, schiacciato, spremuto fino a diventare polpa pronta per il consumo. Dall'altro, la vita di chi quel frutto lo ha raccolto: vite spremute con brutale ferocia, svuotate di dignità e diritti, condotte fino alla soglia dell'annientamento", attacca ancora Bellegoni. La tragedia del giovane bracciante si è consumata in un contesto territoriale devastato dalle recenti piogge, che potrebbe avere esasperato il suo disagio. "Le baracche sono travolte da fiumi di fango, la vita diventa lotta alla sopravvivenza. Dal Gargano al Salento, la Puglia agricola è sommersa: uliveti, vigneti e ortaggi sono compromessi, mettendo a rischio il sistema produttivo e la sicurezza di chi vive e lavora in condizioni precarie" ha rimarcato il sindacalista.
Il suicidio di venerdì è l'ultimo episodio di una serie. Un mese fa, sempre a Torretta, un altro bracciante era stato trovato morto mentre dormiva in macchina, perché per lui non c'era un posto nemmeno in baracca. E pochi giorni fa, in un altro ghetto delle campagne foggiane, un altro migrante è stato ammazzato durante una lite. Una situazione insomma sempre più complicata, in un territorio che in vista del raccolto estivo vedrà arrivare altre migliaia di disperati alla ricerca di pochi euro di paga oraria. Si sperava nei soldi del Pnnr destinati al risanamento dei ghetti, ma quello di Torretta Antonacci non fa parte della lista. Questione evidenziata dalla Flai, che punta il dito sul mancato stanziamento di oltre 200 milioni di euro, "che avrebbero potuto salvare la vita di Alagie e di tutti i braccianti che quotidianamente raccolgono il cibo che arriva anche sulle tavole imbandite di chi vorrebbe rendere permanente la loro condizione di invisibilità".
Invece si va avanti così, tra ipocrisie e miopie più o meno volute. ''C'è una similitudine brutale che si consuma nei campi. Da un lato, il pomodoro: colto, schiacciato, spremuto fino a diventare polpa pronta per il consumo. Dall'altro, la vita di chi quel frutto lo ha raccolto: vite spremute con brutale ferocia, svuotate di dignità e diritti, condotte fino alla soglia dell'annientamento", attacca ancora Bellegoni. La tragedia del giovane bracciante si è consumata in un contesto territoriale devastato dalle recenti piogge, che potrebbe avere esasperato il suo disagio. "Le baracche sono travolte da fiumi di fango, la vita diventa lotta alla sopravvivenza. Dal Gargano al Salento, la Puglia agricola è sommersa: uliveti, vigneti e ortaggi sono compromessi, mettendo a rischio il sistema produttivo e la sicurezza di chi vive e lavora in condizioni precarie" ha rimarcato il sindacalista.
"Torretta Antonacci è oggi il simbolo di una doppia fragilità: quella di un territorio non curato e quella di un'umanità calpestata" sottolinea Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Puglia, che dice basta allo sfruttamento e alla tendenza a voltarsi dall'altra parte: ''Non accetteremo più il silenzio o la retorica della fatalità. È necessario un impegno chiaro per dire, una volta per tutte: mai più ghetti. Non è più accettabile parlare di fatalità quando da anni denunciamo condizioni di vita disumane nei ghetti agricoli, senza che ci sia stata una reale volontà di intervenire. Quelle denunce sono rimaste inascoltate''.
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