Il dolore e le paure degli studenti: «Come torneremo domani a scuola senza Aba?»

Dopo l'omicidio di Abanoub, accoltellato in aula da uno studente, nell'istituto Chiodo della Spezia gli alunni si interrogano. Parolin: «Più educazione e meno repressione»
January 18, 2026
Il dolore e le paure degli studenti: «Come torneremo domani a scuola senza Aba?»
L'ingresso dell'istituto Einaudi-Chiodo, dove è avvenuto l'omicidio venerdì scorso / FOTOGRAMMA
Era solo “Aba” per i suoi compagni. Che con questo nome, increduli, hanno continuato a chiamarlo e a salutarlo ieri come se fosse ancora tra loro. «Non è solo un ragazzo di 19 anni vittima di un gesto crudele – scrive sui social Noemi Balducchi, rappresentante degli studenti all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia –, è un figlio strappato alla sua famiglia, un fratello che non sarà più presente nella vita delle sorelle, un amico che non scherzerà più con noi. Non è solo un ragazzo in più che perde la vita, era il nostro Aba». Non basteranno 48 ore agli studenti spezzini per arrendersi all’idea che il banco del loro amico e compagno Youssef Abanoub, a partire da domani, resterà vuoto. «Ho sentito un litigio e poi è successo tutto in un attimo: il sangue continuava a scorrere a terra. Non potrò mai dimenticare quello che ho visto», spiega uno studente sotto shock, testimone di una violenza senza precedenti per le classi italiane: venerdì scorso, di fronte ai suoi occhi, un altro alunno dell’Einaudi-Chiodo, il 19enne Zouhair Atif, ha ucciso con una coltellata all’addome Abanoub, in aula, davanti a studenti e docenti. La dinamica, dopo un giorno di indagini, appare piuttosto chiara agli inquirenti: al termine di un acceso litigio in bagno, Abanoub si sarebbe allontanato da Atif raggiungendo la propria aula, dove l’aggressore lo ha raggiunto e lo ha colpito con un fendente che ha perforato fegato e milza. Abanoub ha perso la vita in ospedale, dopo un intervento chirurgico, attorno alle 20 di venerdì.
L’altra notte, al termine di un interrogatorio fiume, Atif ha confessato il delitto e il movente: «Non doveva fare quello che ha fatto – avrebbe detto il 19enne agli inquirenti –. Scambiare quelle foto con la ragazza che frequento». Il riferimento sarebbe a una corrispondenza tra la vittima e una ragazza con cui Atif aveva una relazione sentimentale. Una conversazione che l’aggressore non avrebbe tollerato arrivando al punto di minacciare, e poi provocare, la morte del compagno: «Domani ti sistemo io», è il testo di un messaggio inviato da Atif ad Abanoub giovedì scorso. Ora Zouhair Atif, indagato per omicidio, è detenuto nel carcere di San Andreino alla Spezia e sottoposto alla massima sorveglianza con controlli a vista ogni 15 minuti. La salma di Abanoub, invece, resta a disposizione dei magistrati per la richiesta dell’autopsia.
Le indagini della Polizia si concentrano in queste ore sulla possibile premeditazione dell’omicidio. Secondo diversi testimoni non era la prima volta che Atif portava un coltello con lama da 20 centimetri a scuola, ma la Questura predica cautela: «Sono tutte cose da verificare. Non è accertato che usasse portare coltelli a scuola». Le indagini coinvolgono anche l’Einaudi-Chiodo: su impulso del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, l’Ufficio scolastico della Liguria ha conferito l’incarico ad alcuni ispettori per un sopralluogo nei locali scolastici.
Per la comunità spezzina, però, non è ancora il momento dei processi e delle conclusioni. La maggior parte degli studenti preferisce vivere il lutto in silenzio, tentando di dar voce solo ai propri dubbi. «Com’è potuto succedere dentro alla nostra scuola?», si chiedono gli alunni dell’Einaudi-Chiodo. E ancora: «Con che spirito torneremo in classe?». Decine di loro, per rendere omaggio ad Abanoub, hanno sfilato in un corteo silenzioso per le vie del centro della Spezia. Francesco Alonso Pannacciulli, il rappresentante dell’Unione degli studenti che ha convocato la fiaccolata, lo ricorda come un momento guidato dalla solidarietà: «Lo abbiamo organizzato quando ancora Abanoub lottava tra la vita e la morte – racconta lo studente ad Avvenire –. Poi, quando hanno appreso della notizia, centinaia di persone si sono unite al corteo spontaneamente, anche cittadini comuni». Per molti studenti spezzini, però, la paura più grande resta il ritorno a scuola: «I miei compagni hanno espresso preoccupazione per la loro sicurezza – continua Pannacciulli –. Ma adesso stiamo solo vicini a entrambe le famiglie». Per organizzare il rientro in aula, è stata convocata una riunione in Prefettura oggi alle 12.
Anche l’istituto Einaudi-Chiodo ha manifestato in una nota «il più profondo e sentito cordoglio» ai parenti della vittima. Il vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato, monsignor Luigi Ernesto Palletti, ha invece espresso preoccupazione per la salute dell’educazione scolastica: «L'ambiente scolastico da sempre è stato, ed è, un punto di riferimento educativo fondamentale – sostiene il presule –. Il desiderio di giustizia deve poter trovare risposte attente, ma non deve mai prevalere il desiderio di vendetta». Al vescovo fa eco il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano: «Più sicurezza? Io direi più valori e aiuto a questi ragazzi per riflettere. Serve più educazione e meno repressione».

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