Dubai sotto attacco, italiani tra ansia e critiche social
Bloccata anche una donna che stava rientrando in Italia per donare il midollo al padre. Un avvocato: "Viviamo chiusi in hotel". E si sprecano i messaggi degli "haters"

Gli effetti collaterali della guerra in Medioriente arrivano fino nella corsia di un ospedale italiano. Un piacentino affetto da leucemia acuta è in attesa da giorni del trapianto di midollo, ma la figlia, unica donatrice compatibile, è rimasta bloccata con il marito e i due figli a Dubai. La famiglia, proveniente dall'Australia dove vive, si era fermata nel Golfo per uno scalo tecnico. Ma nel frattempo la situazione è precipitata con il blocco dell'aeroporto e la cancellazione della maggior parte dei voli. I coniugi sono riusciti a ripartire solo mercoledì mattina, atterrando a Milano. La procedura di trapianto è così ripartita.
La fine di un incubo che per tanti italiani è invece ancora in corso. A centinaia non sanno quando potranno rimpatriare. Antonello Pierro, avvocato romano 55enne, era arrivato nel Golfo con moglie e figlia di 8 anni il 21 marzo per una settimana di vacanza. Doveva rientrare domenica scorsa, ma poi c’è stato l’attacco all’Iran. La ritorsione di Teheran verso i vicini arabi lo ha costretto a rimandare la partenza a data da destinarsi. “Viviamo da tre giorni chiusi in hotel. Abbiamo visto il lampo della contraerea centrare dei missili o dei droni, quindi non ci azzardiamo a uscire – racconta Pierro -. Lascio l’albergo solo per andare all’ufficio dell’Emirates per trovare un volo. Magari si riesce a prenotarlo, ma poi dopo qualche ora viene cancellato. Ci sono pochi aerei in partenza e girano prezzi elevatissimi, fino a 15 mila euro. Siamo qui e non sappiamo quando potremo rientrare”. C’è da fare i conti con l’angoscia, ma anche con canali diplomatici ingolfati. “Non sono ancora riuscito a parlare con il consolato italiano. Ho contattato la Farnesina, che mi ha risposto dopo tre ore consigliandomi di prenotare un autobus per l’Oman, da cui poi ripartire verso l’Europa. Ma il primo volo che ho trovato è previsto il 17 marzo. Senza contare che dovremmo affrontare un viaggio di 10 ore nel deserto, non so fino a che punto sia sicuro. Qualche persona del posto me l’ha sconsigliato. Forse il governo avrebbe potuto organizzare un ponte aereo per portare via da qui gli italiani”. Pierro dice di aver scelto una vacanza nel Golfo perché “credevamo che la situazione fosse tranquilla. Gli Usa stavano trattando con l’Iran e nessuno si aspettava che avrebbero attaccato gli Emirati. Ora speriamo che non rispondano, perché qui potrebbe piovere una tempesta di missili”. Bersagli di Teheran, ma anche dei soliti idioti in agguato sui social. In queste ore inquadrano nel mirino i connazionali che si trovano negli Emirati a svernare o per motivi di lavoro. Si sprecano anche le ironie verso le numerose “influencer” trapiantate a Dubai, impaurite da quanto sta accadendo. Alcune tengono un video diario per dare aggiornamenti sulla situazione, tra paure e preoccupazioni più o meno giustificate. “Mi hanno scritto che se mi piace tanto Dubai posso anche rimanerci… - sospira l’avvocato - Ma io sono venuto qui semplicemente per alcuni giorni di relax con la mia famiglia. Adesso la situazione sembra più tranquilla, sembra che in città la vita abbia ripreso a scorrere abbastanza normalmente. Però non c’è da fidarsi troppo, non è bello vivere con le esplosioni sopra la testa. Speriamo di trovare quanto prima un aereo che ci riporti a casa”.
Quarta notte di attesa anche per i 563 crocieristi italiani a bordo della nave Msc Euribia, fermi nel porto di Dubai. "Difficile anche dormire, perché stanotte abbiamo sentito rumori di missili ed esplosioni - racconta Giovanni Melis, uno dei turisti sardi partiti da Cagliari -. La preoccupazione è sempre più forte, qualcuno si è avvalso del supporto psicologico messo a disposizione dalla compagnia: attendiamo segnali per il rimpatrio, ma per ora non abbiamo nessuna notizia". Ora si attendono le indicazioni legate alla disponibilità di posti sui voli in partenza soprattutto da Abu Dhabi, a un'ora e mezza da Dubai.
Il controesodo dal Medioriente prosegue insomma faticosamente. Ieri sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma, con a bordo un totale di 249 cittadini italiani, assistiti dalla Farnesina. A questi si aggiungono altri circa 2500 italiani rientrati in Italia nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate. Nei prossimi giorni partiranno altri aerei, la Farnesina consiglia di tenersi informati sulle disponibilità consultando app e sito Internet.
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