Il caso della Camera arbitrale islamica e la reazione dell'Ucoii: la giustizia è quella dello Stato
di Giulio Isola
Fa discutere la vicenda di un "tribunale" parallelo sorto a Padova «in conformità con i principi della Shari'a», denunciato da Futuro nazionale. Interviene l'Unione delle comunità islamiche d'Italia: iniziativa inaccettabile, no a strutture parallele. Anche sul piano religioso, il credente rispetti gli impegni assunti nel Paese in cui vive

Da sette mesi a Padova è attiva una “Camera arbitrale islamica”, con lo scopo «di promuovere la cultura dell’arbitrato come metodo di risoluzione delle controversie all’interno della comunità islamica italiana» e «in conformità con i principi della Shari’a». E le sue sentenze avranno «lo stesso effetto di una sentenza resa dall’autorità giudiziaria italiana». Il caso è stato segnalato da Futuro nazionale, il cui esponente Francesco Minutillo, avvocato, ha annunciato la presentazione di un esposto in Procura. Il leader della Lega Matteo Salvini ha chiamato in causa il collega ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il Comune di Padova, da parte sua, ha garantito che approfondirà la questione.
Sul caso è intervenuta questa mattina anche l'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche d'Italia, che ha invitato i fedeli musulmani a diffidare dell'arbitrato islamico perché in Italia la giustizia è una sola ed è quella dello Stato. L'Ucoii ha parlato di «sedicente Camera Arbitrale Islamica Italiana», che si propone di risolvere controversie civili e commerciali «in conformità ai principi della Shari'a». Si tratta di «un'iniziativa nata in modo del tutto autonomo, promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro - si sottolinea in una nota -. Nessuna delle realtà associative, dei centri islamici e delle moschee che l'Ucoii rappresenta sul territorio nazionale ha promosso, sostenuto o riconosciuto questa iniziativa, né è stata consultata».
L'Ucoii ha anche ribadito che in Italia la giustizia «è amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. È un sistema che garantisce pienamente i diritti di tutti i cittadini e i residenti, musulmani compresi, e che non ha bisogno di strutture parallele». Azioni come quelle intraprese a Padova «non possono essere accettate dai musulmani italiani».
La nota dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia precisa infine che «anche sul piano religioso, la tradizione islamica insegna al credente a rispettare gli impegni assunti e le leggi del Paese in cui vive. Per il musulmano italiano, affidarsi alla giustizia dello Stato non è una rinuncia alla propria fede, ma ne è coerente espressione».
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