I giovani bocciano il riarmo: «Prima scuola, sanità e clima»

Al Next Milan Forum oltre mille giovani da 60 Paesi indicano welfare e transizione verde come priorità globali. Netta contrarietà ai dazi e scarso consenso all’aumento delle spese militari
May 9, 2026
I giovani bocciano il riarmo: «Prima scuola, sanità e clima»
Un momento dei lavori del Next Milan Forum all'Università Bocconi organizzato da Ispi, Bocconi e Ocse/ Fotogramma
Scuola, sanità e transizione ecologica sono le priorità. Non le spese in nuovi armamenti. Secco no ai dazi. La futura classe dirigente ha le idee chiare e l’ha dimostrato al Next Milan Forum, l’evento internazionale promosso da Ispi, università Bocconi e Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), con la partnership di Deloitte. Arrivati nel capoluogo lombardo da oltre 60 Paesi, più di mille ragazze e ragazzi tra i 20 e i 35 anni hanno preso parte, lunedì e martedì scorsi, a una serie di incontri e conferenze con esponenti di spicco dell’ambito accademico e rappresentanti delle più alte istituzioni del mondo. Dal presidente della Banca mondiale Ajay Banga alla responsabile degli Affari globali di Microsoft Lisa Monaco, passando per tre premi Nobel. Nel confronto con alcuni tra i “grandi della Terra”, sono emerse le visioni politico-sociali dei leader di domani, studenti di talento o giovani professionisti già attivi all’interno di think tank, Ong, enti pubblici o impegnati nel campo dell’impresa. 
Non solo scambi di pareri, domande e riflessioni, con i microfoni che viaggiavano da una parte all’altra dell’aula magna della Bocconi per consentire gli interventi del pubblico. Le ragazze e i ragazzi presenti, coinvolti anche in masterclass e workshop a porte chiuse, hanno partecipato a diversi sondaggi d’opinione prima degli incontri. Smartphone in mano, hanno risposto online ai quesiti preparati dagli organizzatori sulle tematiche d’attualità. E i risultati sono stati in seguito proiettati sul maxi-schermo della sala e utilizzati come spunto di riflessione per iniziare le interviste sul palco. Uno dei fattori subito saltati all’occhio riguarda la preoccupazione per i «conflitti armati tra Stati», questione posizionata in testa tra i «principali rischi che il mondo deve affrontare oggi». Al secondo posto le «contrapposizioni geoeconomiche», poi la «polarizzazione sociale», «disinformazione e fake news» e infine gli «eventi meteo estremi».
Che “nell’agenda” dei dirigenti di domani ci sia la ricerca della pace come punto fondamentale lo si capisce in modo chiaro dagli esiti di un’indagine successiva. Alla domanda «se fossi il capo del tuo Paese, a quale voce di spesa daresti la priorità», solo il 14% ha risposto «spesa militare». Il riarmo è un tema che non scalda, a differenza della qualità dei servizi pubblici e dei sistemi di welfare. Per il 53% l’urgenza riguarda gli investimenti in «politiche sociali (sanità, pensioni, istruzione ecc.)», mentre per il 33% le risorse vanno destinate in via prioritaria al capitolo «innovazione e competitività». Percentuali che non hanno convinto, in particolare, una degli ospiti dell’incontro dedicato a difesa e sicurezza. «Se aveste posto questa domanda in una sala a Varsavia o, ancor di più, a Helsinki, probabilmente avreste ottenuto risposte molto diverse, perché la percezione della minaccia russa, per la loro vicinanza storica e geografica, rende quelle popolazioni molto più sensibili a questi temi», il commento dal palco della segretaria dell’assemblea parlamentare Nato Benedetta Berti. Il risultato del sondaggio «mi porta a chiedermi - ha insistito - se comprendiamo davvero la rilevanza e la gravità della minaccia russa».
Ragazze e ragazzi si sono poi espressi sul tema intelligenza artificiale: è più «un’opportunità» per il 63%, maggiormente un «rischio» per il 37%. Nella scelta del luogo di lavoro, invece, il fattore più importante è «un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata» per circa i due terzi dei giovani partecipanti. Il 31% ha risposto «una retribuzione più alta» e soltanto l’1% «una cultura che abbraccia intelligenza artificiale e innovazione». Ma ad aver messo d’accordo quasi tutti sono la tutela dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico da un lato, l’opposizione ai dazi dall’altro. La «transizione verde e l'azione per il clima» dovrebbero essere secondo l’87% una «priorità globale assoluta per imprese, leader e cittadini». Soltanto il 13% ritiene l’impegno green «secondario rispetto alla crescita economica, specialmente nei paesi in via di sviluppo». Sul tema del commercio, il messaggio è altrettanto nitido e cozza con i diktat di vari leader mondiali: bisogna «unire le forze con altri Stati per tutelare il libero scambio» secondo l’89%, mentre per poco più di uno su dieci la priorità è invece «proteggere le proprie imprese». 

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