È tornato il caro-carburante. Ora il governo si affida a Bruxelles
di Gabriele Rosana, Bruxelles
Finiti gli sconti e senza un nuovo decreto dell'esecutivo, sono di nuovo in vigore le accise ordinarie sul gasolio. Von der Leyen ripensa ad acquisti congiunti di energia per tenere a bada i rialzi dei prezzi: pesa però la recente riduzione delle raffinerie nel Vecchio continente

Finito lo sconto, tornano le accise ordinarie sul gasolio. E il pieno costa di più. Senza un nuovo decreto del governo sulle cosiddette accise mobili, da ieri il prezzo alla pompa in Italia è salito di circa sei centesimi. Il “price cap” temporaneo rimane in piedi, ma come ha precisato Eni si riduce proporzionalmente poiché non assorbe il ripristino delle accise, passando da 2,19 a 2,25 euro al litro. Di conseguenza, nonostante il tetto, si registra comunque un aumento del prezzo nelle stazioni di servizio. Ma fra «prezzi del gas in crescita del 140% e quelli del diesel raddoppiati» e con le importazioni di combustibili fossili che – calcola Bruxelles – sono costate all’Europa 100 miliardi di euro in più dall’inizio della guerra in Iran, il dossier energia finisce per catalizzare su di sé l’attenzione dei (tanti) tavoli Ue dei prossimi giorni.
Dopo la decisione del G7, venerdì, di rilasciare 100 milioni di barili di greggio e diesel, oggi torneranno a riunirsi gli esperti nazionali e Ue del gruppo di coordinamento sul petrolio e della task force Energia per decidere le prossime mosse. E intanto, Ursula von der Leyen ha promesso di rispolverare gli acquisti congiunti per tenere a bada i rincari, come fatto all’inizio della guerra russa in Ucraina per tagliare i ponti con il gas di Mosca. «Lanceremo una nuova task force per aggregare la domanda di energia», ha annunciato la presidente della Commissione, intervenendo ieri alla plenaria dell’Europarlamento di Strasburgo. «Quando la Russia ha cercato di ricattarci, abbiamo riunito gli acquirenti europei, aggregato la domanda e contribuito a garantire le forniture di cui l’Europa aveva bisogno. È un modello che funziona», ha ricordato Von der Leyen, convinta tuttavia che adesso occorre «passare dal semplice incontro tra domanda e offerta all’aggregazione della domanda, incaricando un operatore di mercato di gestire gli acquisti congiunti».
La numero uno dell’esecutivo Ue ha poi avvertito che i sostegni contro il caro-energia devono essere «mirati e destinati a chi ha davvero bisogno, perché al contrario aiuti generalizzati aumenterebbero la domanda, favorirebbero i redditi più elevati e comporterebbero costi enormi». Non solo. Agli eurodeputati, Von der Leyen ha anche detto che «per risparmiare costi aggiuntivi in un momento di crisi», Bruxelles concederà agli esportatori «un anno in più di flessibilità sulle norme relative al metano», le regole che impongono ai fornitori esteri di petrolio e gas di monitorare e comunicare le relative emissioni del gas serra. La stretta dovrebbe slittare così dal 2027 al 2028. Terzo tassello del piano energetico della Commissione è l’avvio di un dialogo strategico con l’industria delle raffinerie europee, pure in questo caso «con l’obiettivo di ridurre i costi e garantire le forniture necessarie, anche per la difesa». L’Ue rimane determinata a ridurre la propria dipendenza dalle fonti fossili (ancora ieri Von der Leyen ha richiamato la necessità di potenziare le connessioni delle reti elettriche), ma intanto si trova a fare i conti con la progressiva riduzione delle raffinerie, un elemento che ne accresce la vulnerabilità di fronte agli shock energetici globali. Secondo i dati dell’associazione di categoria FuelsEurope, dal 2009 a oggi l’Ue ha perso il 20% della sua capacità di raffinazione, con la perdita di 35 impianti.
Il dossier energia finirà al centro del summit dei leader che si rivedranno a Bruxelles il 15 e 16 ottobre. In preparazione all’appuntamento, ieri sono tornati a riunirsi in video i 20 Paesi del formato di coordinamento sulla competitività iniziato da Italia, Germania e Belgio. Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni - riferisce una nota di Palazzo Chigi - il vertice «dovrà dare indicazioni politiche chiare e concrete, in particolare per ridurre il costo dell’energia e tutelare la competitività dell’industria», ad esempio intervenendo sul sistema degli Ets, riducendone l’impatto in bolletta come chiesto da Roma e Praga. Prima di allora, venerdì a Lussemburgo toccherà ai ministri delle Finanze cimentarsi con gli effetti dei rincari sui conti pubblici: secondo quanto riferito da un alto diplomatico europeo, la lettera di Meloni che chiede maggiore flessibilità di bilancio per attutire l’impatto dell’inflazione non sarà oggetto dei confronti in agenda. Dal Mef, tuttavia, si sono affrettati a chiarire che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si farà carico di sollevare la questione. A Lussemburgo si parlerà anche di un’ipotetica tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche evocata in estate da sei ministri (tra cui lo stesso Giorgetti). Ma le possibilità che si registrino passi in avanti sono scarse, vista l’opposizione della Commissione che sul tema rimanda la palla ai singoli Stati.
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