Doppio trapianto da vivente, primo caso in Italia
Il padre ha donato un rene e parte del fegato alla figlia di 7 anni, colpita da una grave malattia genetica. Intervento durato 18 ore all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Un papà di 37 anni ha donato due organi alla figlia di 7 anni, colpita da una rara malattia genetica che compromette fegato e reni. Si tratta del primo “doppio” trapianto da vivente (un rene e una porzione di fegato) eseguito nel nostro Paese, un intervento comunque raro: esistono solo pochi casi riportati in letteratura effettuati in altri Paesi europei. La complessa operazione è stata eseguita all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo il 18 dicembre scorso: padre e figlia sono stati dimessi lunedì 19 gennaio in buona salute. «Mia moglie e io abbiamo pregato Dio affinché ci aiutasse – ha detto il padre donatore – e Lui ci ha ascoltati. I medici dell’ospedale di Bergamo hanno svolto il compito più grande e più responsabile. Noi abbiamo semplicemente fatto ciò che farebbe qualsiasi genitore. La decisione di donare per nostra figlia l’avevamo presa più di due anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi».
La famiglia viene dalla Serbia, il cui ministero della Salute aveva inoltrato la richiesta di aiuto al nostro Paese. «Il successo di questo trapianto – ha commentato il direttore del Centro nazionale trapianti, Giuseppe Feltrin – conferma l’eccellenza del sistema trapiantologico italiano, riconosciuto anche a livello internazionale e capace di accogliere pazienti provenienti da altri Paesi nell’ambito di accordi di cooperazione sanitaria fondati su trasparenza, equità e alta qualità delle cure».
Sofija (nome di fantasia) era sottoposta alla dialisi peritoneale sin dall’età di 4 anni. Anche se eseguita a domicilio, la procedura durava dalle 13 alle 18 ore, a giorni alterni: oltre alla limitazione nei movimenti per la piccola, il quadro clinico si era aggravato a causa di una cirrosi epatica, che non consentiva più di limitarsi al trapianto del solo rene.
Arrivata a Bergamo in ottobre con mamma e papà, Sofija in attesa del trapianto è rimasta ricoverata nel reparto di Pediatria diretto da Lorenzo D’Antiga, dove ha proseguito la dialisi gestita dal reparto di Nefrologia. Sono quindi iniziate le complesse fasi di valutazione di donatore e ricevente, della loro compatibilità, e della strategia terapeutica più opportuna: i rischi per il padre donatore sono stati considerati accettabili a fronte dei benefici attesi per la bambina in termini di qualità di vita e prognosi.
In Italia l’iter del trapianto da donatore vivente è sottoposto a controlli sia clinici, sia giuridici: si valuta la volontà di donare senza condizionamenti e con piena informazione sui rischi. Accertata l’idoneità del donatore e la compatibilità con la ricevente, è giunto il parere favorevole della Commissione regionale di Parte Terza, poi il nulla osta della Procura di Bergamo.
La scelta del doppio trapianto, a lungo discussa da un’équipe multidisciplinare del Giovanni XXIII di Bergamo, è stata fatta per evitare alla bimba un lungo periodo di dialisi dopo il trapianto del solo fegato, e al padre un secondo intervento in anestesia generale.
L’intervento è durato 18 ore: dalle 9.30 del 18 dicembre alle 3.37 del giorno successivo. In due sale chirurgiche attigue si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. L’intervento della bambina è iniziato con il trapianto di fegato eseguito dai chirurghi Domenico Pinelli e Marco Zambelli ed è proseguito con il trapianto di rene eseguito da Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri.
All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei pochi centri autorizzati a realizzare trapianti di tutti gli organi sia adulti sia pediatrici, «nel 1999 è stata introdotta la tecnica “split” per il trapianto di fegato – spiega Domenico Pinelli, direttore della Chirurgia 3 trapianti addominali –, che prevede la divisione dell’organo del donatore deceduto in due parti differenti: una più piccola per il trapianto di un bambino e una più grande per il trapianto di un adulto. Lo sviluppo dello “split liver” ha permesso di azzerare la lista d’attesa pediatrica in Italia». In questo caso «la tecnica split – chiarisce Pinelli – è stata adattata per effettuare il prelievo dal genitore solo di una piccola parte di fegato (25% circa) che serviva per il trapianto della figlia».
La piccola resterà a Bergamo per i controlli per i prossimi mesi, ma potrà condurre una vita regolare. «È una gioia oggi vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare – ha detto il papà di Sofija – . Prima si stancava molto facilmente e interrompeva il gioco per sdraiarsi a riposare. Ora sta diventando come tutti gli altri bambini: vivace, gioiosa, piena di energia, finalmente senza cateteri che erano necessari per la dialisi. Ora potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei».
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