«Così il narcotraffico sfrutta IA e digitale»

di Marco Castellini
Il procuratore di Napoli, Gratteri, spiega l'espansione ma anche l'evoluzione della filiera della cocaina. Il ruolo delle organizzazioni nordafricane e nigeriane nell'Ue
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August 29, 2026
«Così il narcotraffico sfrutta IA e digitale»
Un ingente sequestro di cocaina operato lo scorso anno dalla Guardia di finanza nel porto di Livorno
Una filiera non solo in espansione, ma anche in evoluzione, grazie alle nuove opportunità che offrono le tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale. È in questo modo che Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, dipinge lo scenario del traffico internazionale di droga durante un incontro ospitato dall’associazione “Rinascimento culturale” a Brescia.
«Ancora oggi il narcotraffico è l’affare più importante per le mafie internazionali. La ‘ndrangheta resta leader in Europa per l’importazione di cocaina perché credibile con i cartelli sudamericani, riuscendo così a ottenere prezzi molto vantaggiosi e a offrire all’ingrosso grandi quantitativi di droga». Quello di Gratteri è un racconto che parte dal Sudamerica: nel 2025, la produzione di cocaina della Colombia – tra i maggiori produttori con Bolivia e Perù – è aumentata del 51%. Fino a pochi anni fa, ha riferito il magistrato, il principale punto di partenza era il porto di Santos, in Brasile, mentre ora è dall’Equador che passa circa l’80% della cocaina diretta nei porti europei e statunitensi: «Gli scali maggiormente utilizzati sono Amsterdam, Rotterdam e Anversa, oltre che naturalmente Gioia Tauro, il cui fondale molto basso è in grado di permettere l’attracco delle navi più grandi del mondo», ha detto. Una filiera in cui si sta consolidando sempre più il ruolo di realtà come la mafia albanese, definita da Gratteri molto simile alla ‘ndrangheta, e dei gruppi cinesi, inquadrati dal procuratore a svolgere delle funzioni quasi “bancarie”.
Il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, intervenuto a Brescia ad un evento dell'associazione "Rinascimento culturale"
Il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, intervenuto a Brescia ad un evento dell'associazione "Rinascimento culturale"

La cocaina raggiunge il continente attraverso diversi canali, ma il traffico maggiormente impiegato dai cartelli e dalle grandi mafie è quello che ruota intorno ai container: «Quando poi il carico arriva, per esempio, in porti come Gioia Tauro, la cocaina costa già 35 mila euro al chilo», ha spiegato Gratteri, sottolineando come la ‘ndrangheta non si occupi più della “vendita al dettaglio”: «Quando si apre il pacco da un chilo, lì non c'è più la mafia. Ormai le piazze sono controllate da organizzazioni nordafricane e nigeriane». Il vero elemento di novità resta comunque la digitalizzazione. «Dobbiamo immaginarci il Dark Web come un grande supermercato in cui si può trovare di tutto. Con un telefonino si possono ordinare anche 2mila chili di cocaina senza muoversi dalla sedia – ha affermato Gratteri -. E oggi anche le mafie straniere vogliono essere pagate in monete elettroniche. A ciò è da aggiungersi che non vogliono essere pagate in Sudamerica, ma in Europa, dove è più redditizio reinvestire i soldi della cocaina». Anche l’intelligenza artificiale è divenuta uno strumento funzionale a questo fenomeno, soprattutto per individuare le rotte più sicure per le navi cargo e, al tempo stesso, eludere i controlli: «Addirittura, le organizzazioni criminali sono state in grado di entrare nei software dei porti del nord Europa per far risultare che un container carico di cocaina era stato controllato, quando in realtà non era così».
Secondo Gratteri, l’internazionalizzazione delle mafie e, soprattutto, la digitalizzazione, rendono sempre più necessaria la collaborazione tra le strutture internazionali ma «per ora sono tante le parole e tanti gli incontri ma poi sul piano sostanziale ci si scontra con lentezza e poca sinergia». Molte le strategie immaginate negli anni per stroncare questa filiera criminale, come la distruzione dei raccolti e la sostituzione delle piantagioni di coca con quelle di caffè, risarcendo i "cocaleros" (i coltivatori) del mancato guadagno, ma tali soluzioni si sono spesso scontrate con la corruzione e con il blocco di questi fondi nei canali della pubblica amministrazione: «Se l’Onu fosse un organismo forte, in grado di imporre la propria sovranità agli Stati – ha concluso il procuratore –, potremmo immaginarci i caschi blu scendere nella foresta amazzonica e verificare che le piantagioni vengano riconvertite e che il denaro arrivi ai contadini, ma stati come Bolivia e Perù non accetterebbero mai una tale intromissione e quindi questa soluzione resta un’utopia».

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