A Cremona la Cattedrale danneggiata dal maltempo è stata messa in sicurezza ed è aperta

di Filippo Gilardi, Cremona
Il simbolo dei danni provocati dalla tromba d'aria che si è scatenata sulla città lombarda è il moncone di mattoni rossi del Duomo, rimasto dopo il crollo della sommità di una delle tre guglie. La diocesi ha invitato le parrocchie a fare verifiche su tutte le strutture
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August 29, 2026
A Cremona la Cattedrale danneggiata dal maltempo è stata messa in sicurezza ed è aperta
I danni al Duomo di Cremona
«Dovremo farci l’abitudine» si commentava nei bar di Cremona, lo scorso mese di giugno dopo che un violento acquazzone in meno di mezz’ora aveva abbattuto una cinquantina di grandi alberi, sparpagliato tavoli e sedie dei dehors del centro e allagato i sottopassi in tangenziale. Quello che ha travolto Cremona nel pomeriggio di venerdì, però, è stato qualcosa di diverso: una vera e propria tromba d'aria, dieci minuti mai visti prima, vento violentissimo e chicchi di grandine grandi come albicocche, che hanno crivellato la città.
Per fortuna nessun ferito grave o peggio. Il paesaggio urbano però è segnato come da una sparatoria che ha preso di mira le case. I proiettili di ghiaccio hanno bucato gli intonaci e fracassato le finestre, il vento ha scoperchiato mansarde e terrazze annullando ogni soglia di protezione. La tempesta stavolta è entrata nelle case. E non ha risparmiato nemmeno i luoghi in cui la comunità si riconosce, quasi come un minaccioso avvertimento: la torre comunale e la Cattedrale.
È già diventata simbolo di questo cupo pomeriggio di fine agosto l’immagine della facciata del transetto nord del Duomo, il braccio di mattoni che da grande croce romanica stende verso il quartiere, quello più vicino alle case e ai caffè del Centro storico: la parte sommitale di una delle tre piccole guglie che la sormontano è crollata. Resta un moncone di mattoni rossi, senza più l’ordine di colonne e copertura celeste che la slanciava verso il cielo.  Qualcuno sui social commentando le fotografie già diventate virali chiede di non ripristinarla, di lasciarla come testimonianza di ciò che può accadere e che sta già accadendo.
Intanto, però, mentre in tutta la città si lavora per riparare i danni lasciati dalla tempesta, anche la Cattedrale è già stata messa in sicurezza e aperta ai fedeli e ai turisti, con i nastri bianchi e rossi che delimitano le zone danneggiate e i buchi lasciati dalla grandine nei vetri del rosone della facciata principale. E come nella chiesa madre, anche in tutto il territorio, le tante chiese, piccole e grandi, hanno subito la stessa sorte, la stessa sorte delle abitazioni con cui condividono piazze e strade.
È «un elenco che di ora in ora si sta allungando» ha scritto la diocesi in una nota ufficiale, in cui si invitano le parrocchie del territorio «a verificare le proprie strutture, fronteggiando con urgenza le eventuali situazioni di emergenza a garanzia dell’incolumità delle persone, anche in vista delle celebrazioni del fine settimane nelle diverse chiese o delle attività previste in questi giorni in oratori e strutture parrocchiali».
In diverse comunità parroci e volontari si sono alzati presto sabato mattina per sgombrare le navate da detriti e acqua. Come nelle cucine allagate, dietro i vetri rotti delle finestre. Non solo per il valore di un simbolo, ma per le case (e la Casa) che abbiamo in comune.

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