I cecchini "per divertimento" di Sarajevo, ora c'è un indagato per omicidio
La procura di Milano interrogherà un 80enne di Pordenone: avrebbe pagato per andare a sparare ai civili in Bosnia. I precedenti a Beirut e in Salvador

Svolta nell’inchiesta sui famigerati “cecchini di Sarajevo”. La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati un ex autotrasportatore 80enne, residente in provincia di Pordenone. Pesante l’ipotesi di reato: omicidio volontario "continuato": ciò significa che gli sono contestati diversi delitti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros, coordinati dal pm Alessandro Gobbis, l’anziano sarebbe uno dei “turisti col fucile” che avrebbero pagato per andare ad uccidere "civili inermi" - compresi donne, anziani e bambini - nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il '92 e il '95. L’80enne ha ricevuto un invito a comparire per l'interrogatorio, fissato per lunedì 9 febbraio. Secondo alcune testimonianze raccolte dai carabinieri, l'ex camionista si sarebbe vantato con i conoscenti di aver partecipato alla "caccia all'uomo" sparando con fucili di precisione dalle alture sopra la città. I militari avrebbero già verificato che il friulano effettivamente si recò più volte in Bosnia in quegli anni. La sua casa è stata perquisita: sono stati trovati due pistole, una carabina e quattro fucili, tutti regolarmente detenuti. Ma le indagini non si fermano: in particolare, secondo quanto trapelato, ci sarebbe anche un secondo nominativo su cui si stanno effettuando accertamenti. Sul caso si stanno muovendo anche Francia, Svizzera e Belgio, perché questi "tiratori", stando agli atti, non sarebbero stati solo italiani.
L'indagine era stata aperta a Milano nei mesi scorsi dopo un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Nel documento venivano riportate anche le parole dell'ex 007 dell'intelligence bosniaca, Edin Subasic, che aveva riferito di aver avuto contatti all'epoca con il Sismi. L'ex 007 spiegò che l'ex servizio segreto italiano avrebbe avuto informazioni proprio dai servizi bosniaci, a inizio '94, che i "tiratori turistici" partivano con l'aereo da Trieste. E che gli stessi servizi italiani, poi, avrebbero "interrotto" - non si sa in che modo - quegli orribili "safari".
Gli inquirenti, che hanno attivato pure canali internazionali, tra cui quello con la Procura del Meccanismo Residuale per i Tribunali Penali Internazionali, per acquisizione di atti, hanno lavorato anche per verificare l'esistenza di documenti del Sismi (ora Aisi). La presenza dei cecchini fu confermata nel 2007 davanti al Tribunale penale dell’Aja per i crimini nell’ex Jugoslavia da John Jordan, pompiere americano volontario durante l’assedio. Nell'interrogatorio, pubblicato da Avvenire nel novembre scorso, Jordan raccontò in aula di averli visti “spostarsi, accompagnati, attorno a posizioni di cecchini note. Non li ho mai visti sparare effettivamente. Ma era chiaramente evidente che la persona condotta da uomini che conoscevano il terreno ne era del tutto estranea, e il suo abbigliamento e le armi che portava mi portavano a credere che si trattasse di un “turista tiratore”. Un’espressione peraltro non nuova a Jordan, che sottolineò di averla sentita “per la prima volta a Beirut, dove avevamo osservato lo stesso fenomeno lungo la linea verde” (cioè la zona di demarcazione tra i quartieri cristiani e quelli musulmani durante la guerra civile, ndr). Non solo, secondo una fonte di Avvenire - un ex alto dirigente di un’organizzazione umanitaria - di questi “cecchini a pagamento” si parlava già in Salvador negli anni Ottanta. Insomma, un orrendo e disumano hobby, a quanto pare praticato in varie zone di conflitto. In Bosnia, secondo un'altra fonte che lavorava per una ong, la notizia spuntava anche nelle informative condivise dall'Unprofor nel momento in cui c'era da organizzare un convoglio di aiuti. Un pericolo in più da evitare. "Si trattava di soggetti che non appartenevano né a un fronte né all'altro...." ricorda la fonte, a conferma dell'ipotesi che si trattasse di forestieri, estranei al conflitto.
Già nelle denunce presentate alcuni anni fa dall'ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, venivano indicati almeno cinque nomi di persone che parlarono della vicenda nel documentario 'Sarajevo Safari' di Miran Zupancic del 2022. Tra i racconti agli atti c’è anche quello "di un soldato serbo catturato" che riferì allo 007 bosniaco "di aver assistito in prima persona al trasporto di uno dei 'cacciatori'". Fu quel teste "oculare" a parlare di italiani che arrivavano da Milano, Torino e Trieste.
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