Ylenia e quella morte nel quartiere ghetto: aiutiamo chi vive nei non-luoghi

Il quartiere Conocal di Ponticelli, in cui è stata uccisa questa ragazza per mano del fratello, è un rione popolare simbolo di una sciagura tutta italiana. Spesso questi spazi diventano covi di illegalità: a maggior ragione, lo Stato adesso deve decidere di essere presente per lanciare un messaggio di futuro
February 4, 2026
Ylenia e quella morte nel quartiere ghetto: aiutiamo chi vive nei non-luoghi
Fiori e candele al rione Conocal di Ponticelli, Napoli, nel luogo dove è stata uccisa Ylenia Musella / Ansa
Nei quartieri a rischio tutto avviene in fretta. L’infanzia è negletta se non negata. Salto mortale, poi, verso l’età adulta sorvolando sull’adolescenza. Problematici processi di adultizzazione. Senza strumenti adeguati, chiunque troverebbe difficoltà a gestire le proprie risorse. Occorre fare un passo alla volta, con calma, coniugando le esigenze del corpo con quelle della mente, del cuore, del bisogno di socialità, di lavoro. Non sempre l’età cronologica corrisponde a quella psicologica.
I moderni quartieroni popolari – almeno in Campania – si sono rivelati una sciagura. Costruiti in fretta, con materiali scadenti, senza gusto né infrastrutture, e lasciati, poi, a se stessi, hanno prodotto scempi inenarrabili. Non avrebbero dovuto mai vedere la luce, purtroppo è accaduto. Ci sono. Vi abitano decine di famiglie con neonati, bambini, adolescenti, ragazzi, nonni. Persone che hanno il diritto di accedere a tutti i diritti che la Costituzione riconosce agli italiani. Non sempre accade. In questi rioni diventati covi pericolosi, dai quali, chi può prende le distanze, lo Stato ha il dovere di essere presente più che altrove. Il lavoro che non c’è è un ottimo strumento per i professionisti della delinquenza che necessitano di manodopera. E, senza lavoro, è probabile che anche chi non avrebbe voluto scendere a compromessi con la malavita, inizia a farci qualche pensiero.
Per i ragazzi, poi, occorre avere “quelle” scarpe, “quella” moto, “quei tatuaggi”, “quel” taglio di capelli. Resiste chi ha avuto modo e tempo per formarsi una coscienza e una cultura personali; gli altri non ce la fanno. Oltre all’abbigliamento e alle acconciature, anche il modo di intendere la vita rischia di imitare quello del più forte. E chi è il più forte nel quartiere? Chi dimostra di avere più denaro, più potere, più agganci, meno paura delle forze dell’ordine, e finanche del carcere. Sui social circolano video che inquietano: giovani che si vantano di affrontare la galera con orgoglio senza cedere alla tentazione di essere degli “infami”. Certo, perché chi collabora con lo Stato, chi si pente e fa marcia indietro, è da essi ritenuto un vigliacco, un infame, appunto. Bombarda un bambino con queste idee fino dalla più tenera età, tienilo lontano dallo sport, dalla scuola, dal confronto con i suoi coetanei che vivono altrove, e vedi che gli potrà accadere col passar degli anni.
Il quartiere Conocal, di Ponticelli, è uno di questi non-luoghi. Gli onesti che vi abitano sono degli eroi, ma da soli possono poco contro la cultura della delinquenza, della camorra, dell’illegalità. Devono essere aiutati e supportati. E dove manca la famiglia lo Stato deve essere più presente. Non sempre accade. Ylenia ha solo 22 anni. L’altra sera è stata scaricata davanti all’ospedale. È viva, ma ancora per poco. La coltellata alla schiena le è stata fatale. A sferrare il micidiale fendente è stato suo fratello Giuseppe, di sei anni più grande. Vivevano soli, i due, essendo i genitori detenuti. Lei faceva chiasso, forse, chissà, aveva voglia di cantare, di ballare, di sorridere alla vita. Lui, invece, aveva solo voglia di dormire. Scoppia una lite. Una lite tra fratelli costretti a convivere tra tanta precarietà. Compare un coltello. Un altro di quei maledettissimi coltelli che in questi mesi stanno seminando il terrore e sangue. La rabbia si trasforma in livore, il livore in violenza, la violenza in uno spaventoso fendente. Ylenia muore poco dopo. A 22 anni questa bella ragazza scende nella tomba. Giuseppe, adesso, piange e si dispera. Non avrebbe voluto ucciderla, dice. Gli crediamo. Purtroppo, l’ha uccisa. In carcere i genitori sono straziati dal dolore. Una cosa è certa: Ylenia, accoltellata, è morta dissanguata. In un quartiere dove la legalità fa fatica a farsi strada. Il bello ci ammalia, ci attrae; il brutto ci angoscia. La vita ci inebria, la morte ci deprime. Presto. Abbattiamo le mura dei ghetti. Ciò che di bello sta avvenendo al Parco Verde in Caivano occorre realizzarlo anche altrove, a cominciare – perché no? -  proprio dal vicino quartiere Conocal di Ponticelli.

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