Stava in un archivio del Cairo. Era un Empedocle perduto
Ritrovato un papiro con trenta versi inediti del filosofo greco. Il testo sembra precorrere la teoria degli atomi di Democrito

Giaceva dimenticato in un archivio del Cairo, catalogato ma non studiato. Eppure il papiro P. Fouad inv. 218, conservato all'Institut Français d'Archéologie Orientale, custodiva un segreto straordinario: trenta versi inediti di Empedocle di Agrigento, il filosofo presocratico del V secolo a.C. che teorizzò i quattro elementi — terra, acqua, fuoco e aria — come fondamento dell'Universo. A scoprirlo è stato Nathan Carlig, papirologo dell'Università di Liegi, durante una ricerca d'archivio che si è rivelata molto più fruttuosa del previsto.
Il frammento, vecchio di duemila anni e databile paleograficamente alla fine del primo secolo dopo Cristo, appartiene alla Physica, il grande poema cosmologico di Empedocle. Ed è qui che la scoperta assume una dimensione quasi vertiginosa: si tratta dell'unica copia conosciuta di quest'opera al mondo e fa parte dello stesso rotolo da cui provengono i celebri frammenti dell'"Empedocle di Strasburgo", identificati nel 1990 da Alain Martin e pubblicati nel 1999. Per capire quanto sia raro questo ritrovamento, basti pensare che dei circa duemila versi che componevano originariamente l'opera di Empedocle, fino a qualche decennio fa ne erano sopravvissuti soltanto 350.
«Fino ad ora la nostra conoscenza dell'opera di Empedocle si basava esclusivamente su fonti indirette — citazioni frammentarie, riassunti, allusioni sparse nelle opere di Platone, Aristotele o Plutarco», spiega Carlig. «Questo papiro ci permette di leggere il filosofo nel suo testo originale, senza l'intermediazione di fonti spesso parziali o di parte». I versi riemersi trattano di due grandi questioni: la teoria degli effluvi particellari — l'idea che i corpi emettano continuamente flussi di materia sottilissima — e la percezione sensoriale, con particolare attenzione alla vista. Temi che, a uno sguardo contemporaneo, possono sembrare astratti, ma che all'epoca rappresentavano uno dei tentativi più sofisticati di spiegare come il mondo fisico agisce sulla mente umana. L'analisi del testo ha già prodotto risultati inaspettati: i ricercatori hanno individuato la probabile fonte diretta di un passo di Plutarco del II secolo d.C., nonché connessioni con un dialogo di Platone e con un testo di Teofrasto, discepolo di Aristotele, entrambi del IV secolo a.C.. Echi di Empedocle, fino ad ora inosservati, sono stati rilevati persino nel commediografo Aristofane e nel poeta filosofo latino Lucrezio. E c'è di più: lo studio suggerisce che Empedocle potrebbe essere considerato un precursore degli atomisti, Democrito di Abdera in testa — un legame che riscrive in parte la mappa delle influenze nella filosofia greca antica.
La prima edizione critica, traduzione e commentario di questi versi è ora pubblicata nel volume L'Empédocle du Caire, a cura di Carlig, Martin e Olivier Primavesi. Per spiegare al grande pubblico la portata di una simile scoperta, gli autori ricorrono a un'analogia folgorante: immaginiamo che tra qualche secolo di Victor Hugo non restino che qualche estratto dai Miserabili nei libri di testo, il musical Notre-Dame de Paris e il programma di sala di Hernani. Il ritrovamento di alcune pagine di un'edizione originale delle sue opere sarebbe un evento epocale. È esattamente questo che stanno vivendo oggi gli specialisti di Empedocle.
«In un certo senso», conclude Carlig citando il grande papirologo britannico Peter Parsons, «si tratta di un secondo Rinascimento della letteratura antica. Come gli umanisti del Quattrocento setacciarono le biblioteche europee in cerca di manoscritti perduti, i papirologi — dalla fine del XIX secolo — stanno compiendo lo stesso lavoro attraverso i testi su papiro. E ogni tanto, come in questo caso, trovano qualcosa che cambia tutto».
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