Su Gutenberg il mondo infinito dei tarocchi
Dai Trionfi del Quattrocento ai tarocchi del Novecento, un’esplorazione delle carte come arte, simbolo, gioco e riflessione. Con i racconti inediti di tre grandi autori, l'inserto del 3 aprile è un viaggio in un immaginario senza tempo

Il nuovo Gutenberg, in uscita venerdì 3 aprile, prende avvio da un oggetto che è insieme gioco, immagine e racconto: i tarocchi. Il monografico ne segue la storia dalle corti quattrocentesche fino alle riletture moderne, riportandoli al loro statuto originario di dispositivo figurativo e allegorico. La mostra dell’Accademia Carrara di Bergamo, dedicata ai Trionfi e raccontata da Alessandro Beltrami, offre il punto di partenza per ricostruire un immaginario nato colto improntato a una simbologia cristiana, prima della torsione esoterica e delle successive reinterpretazioni contemporanee.
A partire da questo quadro, il numero si apre alla narrazione. Tre racconti d’autore prendono le mosse da altrettante carte, lasciandole agire come innesco. Laura Pariani lavora sulla Luna, intrecciando memoria e presente, esperienza personale e immaginario simbolico. Alessandro Zaccuri costruisce attorno al Matto una scena quasi di sogno, dove la mancanza di una carta diventa segno di uno smarrimento più radicale. Gianni Montieri, con l’Appeso ne fa paradossale figura dell'amore.
Chiude il monografico il saggio di Stefano De Matteis, che riporta i tarocchi dentro la storia recente, leggendo la loro diffusione dagli anni Ottanta come parte di un clima culturale segnato dal riflusso e dalla crisi delle grandi narrazioni. Le pratiche divinatorie si intrecciano così a forme di ricerca individuale e a una spiritualità diffusa, mentre le carte continuano a circolare tra arte, letteratura e cultura visiva.
La sezione Percorsi si apre con un primo nucleo dedicato a Heidegger. Simone Paliaga torna sul carteggio con Gerhard Krüger, mettendo a fuoco il rapporto tra filosofia e istituzione universitaria nel Novecento. Accanto, Gianni Santamaria affronta il nodo dell’estetica heideggeriana a partire dal saggio di Wolfgang Welsch, seguendo il concetto di “terra” nella rilettura di Michelangelo del filosofo.
Il percorso successivo si concentra sul Giappone. Paolo Lagazzi attraversa la tradizione dello haiku, da Bashō alle voci femminili, mostrando una forma poetica che tiene insieme essenzialità e precisione dello sguardo. Eleonora Minna si sofferma su Hokusai, in mostra a Roma, leggendo nella sua opera una tensione tra movimento e arresto, tra mondo fluttuante e ricerca di equilibrio.
Chiude il numero una pagina dedicata ai disegni romani di Maarten van Heemskerck, realizzati negli anni successivi al Sacco del 1527, come documento visivo della città e delle sue rovine, ma anche come testimonianza della sua capacità di attrazione. Li racconta per noi Marco Bussagli.
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