Il calcio perde, l'azzardo vince. Racconto di un sistema malato
Al mondo del pallone servono i soldi delle scommesse, la cui raccolta batte da tempo record su record. I marchi dei concessionari di slot e la pubblicità sono scomparsi dalle maglie dei giocatori per poi ricomparire sui siti di informazione, col "trucco". E il circolo vizioso si alimenta anche di testimonial famosi

Due “giochi”. Uno del quale sono piene le pagine dei giornali, il “gioco” del pallone, il calcio, con la fallimentare eliminazione dell’Italia dai Mondiali. Un “gioco” perdente. Così come accade ormai da 12 anni. Ce n’è, invece, uno vincente ma che sui giornali non compare, tranne che sulle pagine di Avvenire o poco più. È il “gioco” d’azzardo che, come abbiamo scritto in questi giorni, continua a inanellare successi. Raccolta record da 165 miliardi nel 2025. Erano “solo” 84,4 nel 2014. Sempre 12 anni ma di crescita travolgente, quasi il 100%, mercato raddoppiato. Ma, come abbiamo scritto tantissime volte, “l’azzardo non è un gioco”. Ne restiamo più che convinti.
Eppure il “gioco” del pallone e il “gioco” d’azzardo sono sempre più legati, il primo quasi “dipendente” dal secondo. Ricordate i nostri titoli “Azzardo nazionale”, “Azzurro vergogna” quando nel 2016 la Nazionale scelse come sponsor uno dei big delle società di scommesse. Scelta che l’anno dopo fece anche la Lega calcio con un altro concessionario. Alla fine le sponsorizzazioni vennero annullate. Ma uno dei vertici della Federcalcio ci disse: «Senza i soldi delle scommesse il calcio è morto». È poi arrivata nel 2018 la legge che vieta la pubblicità dell’azzardo e le sponsorizzazioni. Così i marchi dei concessionari di scommesse sono scomparsi dalle magliette dei giocatori per poi ricomparire sotto forma di siti di informazione, stessi nomi ma col “trucco”. E come testimonial calciatori famosi, quelli di quando gli “azzurri” vincevano.
La giustificazione è sempre la stessa: servono soldi altrimenti il calcio muore. I soldi continuano così ad arrivare ma il calcio sta morendo ugualmente, almeno sportivamente. Ma si continua a insistere. Sempre Avvenire e sempre in questi giorni, raccogliendo la denuncia del Forum delle famiglie ha raccontato del progetto dell’Agcom per fissare le regole sulla pubblicità del cosiddetto “gioco responsabile”. Dal divieto assoluto a una pubblicità sostenibile e malleabile. Al “gioco” del pallone perdente servono i soldi del “gioco” d’azzardo vincente. E questo diventa una buona scusa per aumentare il mercato di slot, lotto, scommesse e gratta & vinci. Così, ricordiamo, lo scorso dicembre con la manovra economica è stato previsto il nuovo “gioco”, denominato “Win for Italia Team”, anche questa una sorta di lotteria, per finanziare il mondo dello sport e in particolare il Coni.
Chi danneggia la salute - il “gioco d’azzardo patologico” è riconosciuto come malattia dal Servizio sanitario nazionale - dovrebbe finanziare l’attività sportiva che invece fa bene alla salute. Un’evidente contraddizione, una “foglia di fico”. Ma gli intrecci, le “dipendenze” tra i due “giochi” aumentano diventando sempre più rischiose. Dal 2023 prima la Procura di Torino e poi quella di Milano indagano su un grosso affare di scommesse illegali in agenzie legali, di regolari concessionari. Una delle decine scoperte in tutta Italia, spesso con le mafie dietro. Questa volta ad essere coinvolti sono calciatori di Serie A, giovani ma già famosi. Del giro della Nazionale. Uno in campo anche in Bosnia. Tutto, almeno sui giornali, finisce con sanzioni disciplinari o poco più.
Ma le inchieste vanno invece avanti. Non solo sui massimi campionati. Sei mesi fa la Procura di Reggio Calabria arresta un arbitro che, coinvolgendo altri colleghi, truccava le partite per favorire un’organizzazione di scommettitori. Interessate partite di Serie C e Primavera. Ancora una volta proprio quei giovani calciatori che mancano a squadre e Nazionale. Ancora una volta solo questione di soldi. Quelli che il mondo del calcio continua a chiedere, perdendo. Quelli che il mondo dell’azzardo, legale e illegale, continua a incassare, vincendo. Non pensiamo che siano i soldi dell’azzardo la cura migliore per far rivivere quello che un tempo era definito “lo sport più bello del mondo”.
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