Consolato Usa, la Caddell si impegna a regolarizzare gli operai
L'inchiesta per caporalato a Milano, la gip conferma il controllo giudiziario

È stato confermato il controllo giudiziario della divisione italiana della Caddell, la società americana impegnata nella realizzazione del nuovo consolato Usa a Milano, in piazzala Accursio, indagata per caporalato (insieme al suo preposto in Italia, il turco Ulas Demir, arrestato la scorsa settimana per pericolo di fuga, mentre stava rientrando a Istanbul). La giudice per le indagini preliminari di Milano Angelica Cardi ha convalidato il provvedimento emesso, in via d’urgenza, dal pubblico ministero Paolo Storari e e ha confermato la nomina di Francesco Brigatti come amministratore giudiziario, il quale dovrà «impedire che si verifichino situazioni di grave sfruttamento lavorativo e controllerà il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative () specialmente con riguardo alla corresponsione di adeguata retribuzione», «procederà alla regolarizzazione dei lavoratori» e «adotterà misure anche in difformità da quelle proposte dall’imprenditore o dal gestore». Caddell Construction, la compagnia americana con sede a Montgomery, in Alabama, che opera a livello globale come appaltatore per il Dipartimento di Stato Americano, con circa 2.000 dipendenti e con fatturati annui di circa 1.5 miliardi di dollari, si è impegnata a rispettare le 45 ore di lavoro settimanali con stipendi adeguati a coprire le spese di vitto a alloggio. Mentre finore, in base alle indagini dei carabinieri del Nil, ai lavoratori, quasi tutti indiani, venivano trattenuti in busta paga 500 euro per il residence e altri 400 di contributo mensa sottratti arbitrariamente da uno dei caporali (Appukuttan Aji, il secondo arrestato di quest’inchiesta). Tolti questi 900 euro da uno stipendio di 1.400 euro al mese medio, e tolti altri 350 euro al mese che i manovali indiani mandavano alle loro famiglie per ripagare il debito iniziale di 5mila euro per il trasferimento in Italia, rimanevano loro in tasca circa 150 euro da farsi bastare per sbarcare il lunario in una città come Milano. La disciplina che ha regolato il trasferimento dei lavoratori dalla Caddell India alla Caddell Construcion con sede a Milano, con la intermediazione della società di reclutamento Dynamic House di Nuova Delhi (che però non è provato che fosse a conoscenza delle condizioni di sfruttamento nel cantiere milanese) è quella dei contratti di distacco transnazionale, «secondo procedure riconducibili al trasferimento intra-societario». Ma, spiega la Gip Cardi di Milano: «Il lavoratore trasferito in Italia deve beneficiare, se più favorevoli, delle condizioni di lavoro e di occupazione riconosciute dall’ordinamento italiano ai lavoratori che svolgono prestazioni subordinate analoghe nel luogo della prestazione». La regolarizzazione degli operai si applica da questo mese. Se per il mese di maggio, risulterà, come sembra, che gli operai hanno lavorato più ore di quelle previste, quelle ore verranno regolarmente pagate come extra. Dalle dichiarazioni testimoniali raccolte dai carabinieri del Nil, il lavoro in cantiere infatti era di 10-12 ore al giorno per sei giorni, che fanno 60-72 ore la settimana. Poi, in relazione ai mesi e anni passati, la società americana, difesa nel procedimento dall'avvocato Andrea Puccio, si è impegnata a effettuare una ricostruzione analitica. A seguito di queste analisi l'azienda valuterà come procedere. «Stiamo conducendo un’approfondita indagine interna sulla vicenda, per assicurarci che tutti i nostri partner a livello globale operino in piena aderenza a tutti gli standard e a ogni requisito di legge in tema di condizioni di lavoro, nonché nel rispetto della persona umana», comunica Caddell Italia.
Se il caporalato a Milano, stando non solo a quest’ultima, ma a molte altre inchieste del pm della dda Paolo Storari, mostra di essersi infiltrato in maniera sistemica nelle grandi società, nei marchi della moda e del lusso, nei nuovi lavori come il delivery, in altre regioni d’Italia rimane invece un classico retaggio del settore agricolo. Diciotto aziende agricole del Palermitano sono state controllate dal comando carabinieri per la tutela del lavoro di Roma, e non ce n’è stata una in regola. I militari del Nil di Palermo hanno riscontrato sia irregolarità amministrative sia penali. Le 18 aziende sono risultate irregolari nella sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono stati denunciati 15 datori di lavoro e sospese 5 attività, sia per l’occupazione di lavoratori in nero che per le violazioni in materia di sicurezza. Sono stati identificati 43 lavoratori, di cui 12 irregolari e 7 occupati in nero. Sono state elevate sanzioni da 74 mila euro e contravvenzioni per 59mila euro. Quasi uguale il bilancio dei controlli eseguiti dal Nil di Salerno nella Piana del Sele, in provincia di Salerno, dove sono state trovate tre aziende agricole su quattro controllate, con violazioni della normativa in materia di lavoro e sicurezza, mentre per una delle attività è scattato il provvedimento di sospensione per gravi carenze nella gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro.Su 147 lavoratori 131 erano non in regola. Di 22.858 euro l’importo delle sanzioni amministrative.
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