Filosofia nei licei, perché serve un metodo nuovo

«Se vogliamo che resti viva, non può essere insegnata solo come successione di voci del passato»
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June 9, 2026
Filosofia nei licei, perché serve un metodo nuovo
Raffaello, "La scuola di Atene": Platone e Aristotele / WikiCommons
Nello scorso anno scolastico, 2024/2025, negli istituti statali gli iscritti ai licei erano poco meno di 1 milione e 350mila, il 51% di tutti i frequentanti della secondaria di secondo grado. Un numero rilevante, tale da rendere il dibattito sulle nuove Indicazioni nazionali sull’insegnamento della filosofia – presente come disciplina autonoma solo nei licei – qualcosa di più che una disputa tra addetti ai lavori. Anche perché dentro i testi che stanno circolando in queste settimane si trovano snodi culturali che dovrebbero suscitare un interesse più generale.
La bozza, elaborata da una commissione ad hoc e pubblicata dal ministero dell’Istruzione e del Merito il 22 aprile per essere sottoposta a consultazione aperta, ha proposto una positiva (e contestata, come vedremo) svolta metodologica: non più soltanto il tradizionale impianto storico-cronologico, centrato sulla successione degli autori, ma un doppio binario, storico e tematico, in cui la filosofia venga presentata anche come esercizio di argomentazione, riflessione critica e discussione di problemi, legati quando possibile alla contemporaneità. Ne ha scritto su queste colonne Vincenzo Fano.
Un appello lanciato su Change.org – firmato da Massimo Cacciari con decine di altri professori universitari – ha chiesto un deciso passo indietro. Gli estensori accusano il documento di «diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia». Toni duri in modo inconsueto – e probabilmente immotivato – anche nel denunciare una presunta «temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico». Non pochi filosofi e insegnanti hanno invece accolto la novità con favore, rilevando, tra l’altro, che le Indicazioni non vogliono essere un programma prescrittivo né un elenco tassativo di autori obbligatori, ma una cornice orientativa, dentro la quale i docenti conservano libertà di scelta. La questione, però, va oltre la polemica sui singoli nomi. Da un lato, c’è l’esigenza, reale, di rendere la filosofia meno manualistica e ingabbiata in una prospettiva storicistica, più capace di parlare agli studenti attraverso temi a loro più vicini – dalla libertà alla conoscenza, dalla giustizia alla tecnica per arrivare all’intelligenza artificiale – senza sacrificare il rigore del pensiero. Dall’altro, si manifesta il timore che, in virtù di un necessario ammodernamento che prende ciò che di positivo è stato già sperimentato in altri Paesi, si perda il carattere peculiare della filosofia nei licei italiani, ovvero il confronto con testi, autori, contesti storici e genealogie concettuali. A ricomporre almeno in parte il dissidio e a cercare un punto di equilibrio, in attesa dell’approvazione ufficiale da parte del ministro Valditara, è arrivata la revisione delle Indicazioni nazionali condotta sulla base delle audizioni di 15 società scientifiche di settore, dei pareri delle associazioni degli studenti e dei professori, nonché di altri soggetti individuali. La versione finale, trasmessa al ministro e circolata fuori da viale Trastevere negli ultimi giorni in modo informale, ha accolto tre revisioni sostanziali. Non limitare alla produzione del Novecento e del XXI secolo il quinto anno di studio, ma allargarlo a ritroso dal dopo Hegel, per consentire una migliore distribuzione dei temi nell’intero percorso di studio. La citazione esplicita di alcuni grandi nomi, a partire da Spinoza e Marx, per togliere ogni equivoco, lasciando tuttavia agli insegnanti la facoltà di scegliere quali trattare in maggiore dettaglio. Infine, una maggiore specificazione dei temi trasversali che si potranno proporre, con suggerimenti mirati per i differenti indirizzi liceali, dal classico allo scientifico-sportivo fino al musicale.
Rimane l’importante apertura al metodo tematico, come opzione offerta ai docenti. Pur nel rispetto delle opinioni divergenti di autorevoli studiosi, le ragioni per cui il nuovo approccio va salutato positivamente e difeso con convinzione sono presto dette. La filosofia oggi si pratica soprattutto a partire da problemi: conoscenza, linguaggio, verità, scienza, ambiente, mente, identità, democrazia. Ed è proprio così che può formare all’esercizio del pensiero critico. Se vogliamo che resti viva, la filosofia non può essere insegnata solo come successione di voci del passato; deve mostrare come quelle voci aiutino ancora a interrogare il presente in maniera feconda.

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