Francesca Michielin, la svolta: matrimonio e disco folk

La cantautrice 31enne, presto sposa, pubblica "Magia Bianca", album elettro fantasy ispirato alle tradizioni popolari venete per rivendicare l'indipendenza delle donne
Google preferred source
June 9, 2026
Francesca Michielin, la svolta: matrimonio e disco folk
Un matrimonio in vista, una nuova fase professionale e un album che segna una svolta nel suo percorso artistico. A 31 anni Francesca Michielin si presenta al pubblico con Magia Bianca (Columbia Records/Sony Music Italy), in uscita il 12 giugno, un lavoro che accompagna anche una scelta significativa: dopo quindici anni ha deciso di gestire in prima persona la propria carriera, chiudendo la collaborazione con la manager Marta Donà.
La cantautrice bassanese firma un progetto lontano dalle logiche più prevedibili del mercato discografico, nato da una riflessione sul ruolo dell'artista nell'epoca delle piattaforme digitali e di quello che lei stessa definisce il «tecnofeudalesimo», un sistema che rischia di comprimere la libertà creativa e imporre modelli sempre più standardizzati.
Il titolo del disco prende spunto da una frase che anni fa le rivolse Elisa, invitandola a scegliere tra una «magia bianca» e una «magia nera» come metafora di una diversa idea di libertà artistica. Da qui nasce un immaginario popolato da streghe, anguane, rituali e leggende medievali. Un universo che potrebbe suggerire letture esoteriche, ma che in realtà appare soprattutto estetico e culturale. La stessa Michielin riconduce molte delle suggestioni presenti nel disco alle tradizioni popolari del Veneto, studiate anche con l'aiuto di un filologo. «C'è stato un grande studio anche con un filologo per verificare un po' tutte le cose», racconta. Non a caso ne Il canto delle anguane compare Patrizia Laquidara, premio Tenco proprio per un lavoro dedicato al folklore veneto.
Tradizioni che, sottolinea l'artista, «vengono assorbite anche dalla tradizione cattolica». Michielin ricorda le usanze familiari legate alla Candelora, tanto care alla nonna, o quelle della festa di San Giovanni, quando con i genitori preparava l'acqua con i petali di fiori per lavarsi il viso. Un patrimonio di gesti e simboli che appartiene alla memoria popolare più che a percorsi alternativi di spiritualità.
Del resto la cantante non rinnega le proprie radici. Cresciuta nel coro della parrocchia e impegnata da giovane nel volontariato in Africa, continua a guardare con interesse al valore della comunità. Entro la fine del mese convolerà a nozze con Davide Spigarolo, ex campione di salto in alto e oggi osteopata e tecnico della Federazione italiana di atletica leggera. Come confermato dalla futura suocera, la campionessa olimpica Gabriella Dorio, i due hanno scelto di sposarsi in chiesa nel Bassanese. Un periodo sereno, anche dopo la nefrectomia affrontata pochi anni fa.
Al centro di Magia Bianca, per quanto si giochi sull’ambiguità, non c'è dunque una rivalutazione della stregoneria in senso spirituale, quanto una riflessione sul presente. «La strega per me è l'elemento sovversivo, il pensiero non conforme», spiega Michielin che ricorda con un sorriso la Strega Salamandra della Melevisione da lei amata da bambina. Una figura che l'artista collega soprattutto alla condizione femminile: «Mi sono chiesta chi sono le streghe oggi e perché continuano ad esserci tutti questi roghi digitali, questo voler sempre buttare giù le donne».
È qui che il disco trova il suo nucleo più interessante. L'immaginario fantasy diventa una lente per osservare fenomeni contemporanei: la pressione dell'industria culturale, il potere delle grandi piattaforme tecnologiche e la violenza verbale dei social. Non a caso il brano più politico è Feral Girl, con Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista, nel quale la cantante cerca «un incantesimo contro il tecnofeudalesimo». In questa prospettiva anche il Medioevo evocato nei testi funziona come uno specchio dell'oggi. Brani come 1484, che richiama nel titolo la bolla pontificia di Innocenzo VIII contro la stregoneria, non intendono aprire dibattiti storici o teologici, anche se una citazione buttata lì così rimane in superficie e non tiene conto delle evoluzioni della chiesa di oggi.
L'aspetto più convincente del progetto, tuttavia, è probabilmente quello musicale. Michielin costruisce un percorso sonoro sorprendente e spesso spiazzante, lontano dalle formule radiofoniche più consuete. Le influenze spaziano dall'elettronica anni Ottanta alle suggestioni folk e medievali, passando per organo e clavicembalo, strumenti studiati in Conservatorio. Un lavoro che sceglie strade poco battute, «penso anche all’album Lux di Rosalia» dice, e che prova a recuperare, attraverso il folklore e la fantasia, ciò che l'artista sente smarrito nella società contemporanea: «l'irrazionale che c'è in ognuno di noi, sepolto dalla società frenetica e performativa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire
Temi