I giorni di "passione" di Lampedusa. «Questi nostri fratelli traditi in alto mare»

di Roberto Puglisi, Palermo
Don Carmelo Rizzo sull'isola è il parroco di San Gerlando. «Ho sentito le grida dei migranti che chiedevano aiuto, ho visto gli sguardi attoniti». Il sindaco Mannino: «Abbiamo trovato una madre tra i sopravvissuti». Le parole dell'arcivescovo di Palermo, Lorefice: «No a un mondo che sceglie la disumanit໫
April 3, 2026
I giorni di "passione" di Lampedusa. «Questi nostri fratelli traditi in alto mare»
La porta di Lampedusa / Ansa
Mentre, a Lampedusa, la notizia di un’altra tragedia cominciava a diffondersi, don Carmelo Rizzo, il parroco di San Gerlando, si è messo in cammino. Ha indossato i vestiti pesanti, il cappotto, ha preso tutto quello che serviva, e si è precipitato al molo Favaloro, sfidando il tempo burrascoso. Quando è arrivato, c’erano diciannove cadaveri di persone migranti, urla e disperazione. Qualche ora dopo, padre Rizzo parla con una voce che mette insieme la crepa del dolore e il cemento della speranza. «No, non è stato semplice – dice -. Abbiamo vissuto la Passione di Cristo nella settimana della Pasqua. Anche queste povere vittime sono state tradite da qualcuno che poi le ha abbandonate in mare. Ho sentito le grida, ho visto gli sguardi attoniti. Mi sono immaginato le richieste d’aiuto di chi stava chiudendo gli occhi che cercavano un figlio, un fratello, una sorella».
Prende fiato, il parroco di Lampedusa. E continua. «All’inizio si faceva riferimento a otto salme. Ne sono sbarcate diciannove. C’era un bambino che non trovava la mamma. Una donna lo teneva stretto. Abbiamo bisogno di speranza. Papa Leone, collegandosi all’azione di Papa Francesco, sarà qui il prossimo 4 luglio. Un appuntamento importante per evitare, e mi riferisco a una frase del pontefice, che l’indifferenza si trasformi in impotenza».
Ha riferito Filippo Mannino, il sindaco di Lampedusa, in una intervista con il quotidiano online LiveSicilia.it: «Sul molo una migrante teneva in braccio un bimbo per proteggerlo. Pensavamo che sua madre fosse morta, ma l’abbiamo ritrovata tra i sopravvissuti». Un miracolo in una giornata tragica. La speranza invocata dal sacerdote ha il suo stesso volto di Pastore presente sull’isola dal settembre del 2021 e quello di altri non indifferenti. Ha le sembianze di chi, nonostante il freddo e la pioggia, ha scelto di non stare a guardare e si è precipitato su quel molo che raccoglieva le spoglie dei sogni, delle persone, delle loro esistenze. La Chiesa, ancora una volta, abita la sua trincea con gli esempi e con l’incitamento a non volgere lo sguardo altrove. A Palermo, nell’omelia della Messa Crismale, l’arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice, ha pronunciato parole chiare: «...I corpi dei giovani, i corpi dei poveri. Corpi e vite che alzano la loro voce davanti a un mondo che sembra aver scelto la crudeltà e la disumanità come cifra della storia. I corpi dei diciannove migranti morti al largo di Lampedusa e i diciotto nel mar Egeo di questi giorni. Restiamo accanto, con coraggio e con determinazione! Restiamo accanto a quanti sono schiacciati, oltraggiati e distrutti da eventi implacabili, da guerre senza senso. Accompagniamo i poveri sulla via della giustizia».
Don Carmelo La Magra, oggi parroco di Racalmuto, in provincia di Agrigento, è stato a Lampedusa per diversi anni. «Nonostante i proclami, succede ancora. Tanti esseri umani che muoiono tutti insieme fanno impressione, ma c’è pure chi muore uno alla volta, una morte quotidiana che non fa più notizia – dice -. Tutto ha origine da una mancata accoglienza, dall’assenza di via legali adeguate per uscire dalla fame, dalla guerra o dalla persecuzione. L’attenzione di Papa Leone, come quella di Papa Francesco, dimostra quanto sia prioritaria nella missione della Chiesa l’attenzione agli ultimi».
La politica commenta, secondo la sua declinazione, pure in Sicilia. Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, promuove quello che definisce un cambiamento: «La presenza del governo la sentiamo in maniera forte, è la dimostrazione che si mette davanti la salvaguardia della vita umana. Siamo usciti dall’emergenza perenne grazie agli aiuti e al lavoro che abbiamo fatto con il governo e la Croce Rossa». Attacca invece il segretario del Pd siciliano, Anthony Barbagallo: «L’ennesima strage di migranti è, purtroppo, un’altra cartina di tornasole del flop delle politiche migratorie del governo Meloni. Avevano promesso lo stop ai clandestini. Hanno invece speso i soldi dei contribuenti per costruire lager inutili in Albania, per alimentare una crudele e inutile propaganda anti-migranti. Senza pensare all’accoglienza di persone disperate che rischiano la vita, e continueranno a farlo, alla ricerca di un futuro migliore. In questo è esemplare l’accoglienza di Lampedusa e dei suoi abitanti e anche il comportamento del personale della guardia costiera di stanza sull’Isola». Per Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia: «Le priorità devono essere le vite umane e la loro salvaguardia. L’Europa e l’Italia devono modificare le proprie politiche migratorie per consentire ingressi sicuri e regolari. Le migrazioni non possono essere fermate, il tema va trattato con raziocinio e umanità e non animando le paure più retrive che covano nella pancia della società». Voci che si sovrappongono nella dialettica. Voci accanto ai corpi. Quelli che giacciono, perché sono morti. Quelli che affrontano qualunque tempesta e soccorrono, nel segno di una speranza che non muore.

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