Piano estate, aperture anticipate: le risposte della scuola ai ragazzi (che ancora non bastano)
Sono iniziati i canonici tre mesi di vacanze: a che punto siamo? I fondi del governo per tenere aperte le aule tra giugno e settembre aiutano circa una famiglia su nove e solo per poche settimane. Nel privato, i centri estivi costano mezzo stipendio medio. Mentre il calendario scolastico, organizzato sulle esigenze della scuola dell'800, resta praticamente "immobile"

I tre mesi di vacanze estive che attendono gli studenti italiani sono tra i periodi di riposo – e di interruzione delle lezioni – più lunghi in tutta Europa. Le ragioni sono principalmente due (e le spieghiamo anche in un podcast di Avvenire): perché il calendario scolastico è rimasto sostanzialmente invariato dalla seconda metà dell’Ottocento, quando era fondato sul modello agricolo che richiedeva ai giovani di prestare manodopera nei campi a luglio e agosto, e perché le scuole, intese come edifici che non vedono ristrutturazioni da decenni, non sono adatte a resistere alle alte temperature. Il risultato è che le famiglie italiane – e ancor più quelle straniere che vivono in Italia – faticano ad accordare le esigenze dei figli con il lavoro. Poco meno di quattro famiglie su dieci ricevono aiuto da parenti o amici (dati Istat): questo significa che alla maggior parte dei genitori non è offerto supporto informale regolare e deve affidarsi a soluzioni esterne per conciliare lavoro e cura. Soluzioni che, però, hanno prezzi sempre maggiori: nel 2026, secondo una stima di Federconsumatori, un mese di centri estivi costa in media quasi 400 euro a figlio nel pubblico e 750 nel privato. Circa la metà di uno stipendio medio italiano. Sembra un circolo vizioso: le scuole chiudono per mesi, i genitori non hanno nonni a cui affidare i figli e i centri estivi costano troppo. Da anni, per dare risposte alle famiglie, la politica si muove in due direzioni. La prima, più complicata, è la riforma del calendario scolastico: quest’anno hanno tentato un’apertura anticipata al 31 agosto solo alcune scuole in Emilia-Romagna. La seconda è il Piano estate, che dal 2021 finanzia laboratori, attività sportive, musicali e artistiche nei mesi di giugno, luglio e agosto. Per quest’anno, il ministero dell’Istruzione ha trovato risorse per 300 milioni di euro (nel 2025 erano 400 milioni) che permetteranno a migliaia di studenti di tornare in aula anche d’estate.
Le risorse, in realtà, sono insufficienti. I fondi ottenibili variano da 16.200 euro a 80mila euro a istituto, a seconda del numero di iscritti, ma complessivamente raggiungono una minoranza degli studenti (nella scorsa estate erano circa un milione di alunni su nove totali) e i progetti sono concentrati in poche settimane. A queste condizioni, perciò, è ancora più importante che i soldi del Ministero finanzino le periferie dove mancano altri centri di aggregazione. «Per fortuna nelle nostre zone esistono ancora le parrocchie a dare un servizio», spiega Barbara Oteri, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo di Torregrotta, in provincia di Messina. La sua scuola primaria, che da anni è finanziata dal Piano estate, tenta prima di tutto di dare una risposta a quella che i pedagogisti chiamano summer learning loss, ovvero la perdita di apprendimenti nei tre mesi di sosta estiva. «Ci prendiamo ogni giorno un momento per lavorare sulla didattica speciale che fa bene a tutti gli studenti, a partire dalle mappe concettuali – spiega la dirigente –. Ma per non più di un’ora e mezza». Il resto del tempo è dedicato al gioco e a quella che la docente definisce “didattica del divertimento”: snorkeling, vela, fumetto e giocoleria. Il progetto di quest’estate unisce teatro e videomaking: «L’importante è che i nostri bambini facciano qualcosa con le loro mani, perché è un’abilità che stanno perdendo – continua Oteri –. Anche in questo modo fanno scuola: imparano a imparare e lo fanno molto più volentieri rispetto al resto dell’anno».
Per chi non ha il supporto familiare – nel 90% dei casi in cui il sostegno è presente sono i nonni a prendersi cura dei bambini – l’estate è ancora più lunga. Gli studenti stranieri, in particolare, non possono contare sui parenti che ancora vivono nei Paesi d’origine. «Nelle nostre aule, su 22 alunni 15 hanno background migratorio», spiega Fulvia Cantone, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo “Ferrari” di Vercelli. «La verità è che per i nostri bambini la scuola gratuita e aperta d’estate è un momento fondamentale di relazione – continua Cantone –, ma soprattutto un modo per non stare in mezzo alla strada». Per loro la dirigente ha organizzato un “Summer camp” che comincia all’indomani della fine delle lezioni e prosegue fino alla metà di luglio. In questo periodo gli studenti, perlopiù, giocano: ogni giorno partecipano a laboratori di cucina, musica, arte e pittura. «Una di queste attività è servita a dipingere le pareti di tutta la scuola – commenta la dirigente –. Ma facciamo anche sport e soprattutto portiamo i bambini a conoscere il territorio: lo scorso anno siamo andati nelle riserie del paese a vedere come arriva il riso sulle nostre tavole. Ormai organizziamo queste attività da quindici anni, il Piano estate non è una novità per noi». I soldi ministeriali, però, servono ad allargare la platea del “Summer camp”: da poche decine di bambini, la “Ferrari” è passata ai 95 iscritti dello scorso anno, fino ai 120 dell’estate in corso. «Purtroppo nel 2025 abbiamo dovuto escludere 35 ragazzi – commenta Cantone – ed è stato molto doloroso».
In rari casi, i finanziamenti del Governo servono a tenere aperte le porte degli istituti anche per tutta l’estate. «È una leggenda quella delle scuole tutte chiuse tra giugno e agosto – spiega Roberto Lisotti, dirigente scolastico del liceo “Mamiani” di Pesaro –. Uno dei nostri quattro plessi non chiude neanche un giorno. Semmai, il problema è che le nostre aule sono progettate per l’inverno. Non resistono all’estate». Per questo, tutte le attività estive del “Mamiani” si svolgono all’aperto o addirittura al mare: equitazione, ciclismo e vela. Per chi ha bisogno di sostegno allo studio, invece, è quasi sempre aperto uno sportello di supporto alla didattica. «Le attività che proponiamo hanno grande successo tra i ragazzi – conclude il dirigente –. Alcuni alunni potrebbero svolgerle a spese proprie, ma altri non sarebbero mai saliti su una barca a vela se non l’avesse offerto la scuola».
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