Ecco il decreto autovelox: c'è attesa per gli effetti sulle multe
di Luca Mazza
La misura firmata dal ministro Salvini punta all'omologazione dei dispositivi sul territorio nazionale. Nel 2025 multe calate dell'8,9% ma con forti disparità tra Comuni

Chissà se il decreto per l’omologazione degli autovelox fresco di firma del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, riuscirà davvero a porre fine alla gran confusione degli ultimi anni che ruota attorno ai rilevatori di velocità tra multe, piogge di ricorsi e forti disomogeneità fra apparecchi e sulle entrate tra i vari Comuni. Una situazione talmente intricata che, prima di cantare vittoria sull’efficacia delle nuove norme, suggerirebbe un po’ di cautela. O comunque - è proprio il caso di dirlo - conviene andarci piano.
Il far west nasce da lontano. L’avvio della “giungla” – come l’ha definita lo stesso Salvini nel recente convegno di Benevento sulla sicurezza stradale organizzato da Piarc, Anas e Aiscat – risale a oltre due anni fa, ovvero da quando nell’aprile 2024 la Cassazione ha definito nulle le multe elevate da autovelox approvati ma non omologati, mettendo teoricamente fuorigioco il oltre il 70 degli apparecchi di rilevazione della velocità presenti sul territorio e che, secondo il censimento pubblicato dal Mit, non rispettano i requisiti di omologazione. Ora, in base al provvedimento, dovrebbero essere considerati automaticamente omologati gli apparecchi successivi al 2017, mentre per i rilevatori antecedenti a quell’anno il decreto prevede test tecnici obbligatori ai fini della validità degli apparecchi: enti locali e produttori, se già in possesso della documentazione richiesta dal decreto, potranno seguire una procedura semplificata.
La distinzione tra autovelox approvati e omologati ha aperto la strada a migliaia di ricorsi da parte di automobilisti per le multe ricevute., E in molti casi la contravvenzione è stata in effetti giudicata illegittima.
Il risultato generale di fronte a lacune normative e incertezze procedurali è stato il calo delle entrate pubbliche da multe stradali. Nel 2025, secondo i dati forniti dal Codacons, i proventi dovuti alle contravvenzioni sono diminuiti dell’8,9% nelle principali città italiane. L'associazione ha realizzato uno studio sulla base della rendicontazione che, entro il 31 maggio di ogni anno, i Comuni devono fornire al Ministero dell'Interno. Nel 2025 le prime 20 città italiane (ad eccezione di Napoli che alla data del 31 maggio non aveva ancora presentato la documentazione) hanno incassato 56,5 milioni grazie alle sanzioni elevate tramite strumenti di controllo elettronico della velocità, l'8,9% in meno (-5,5 milioni) rispetto agli incassi del 2024, che erano pari a 62,1 milioni di euro.
In cima alla graduatoria delle città si trova Firenze, che ha raccolto 19,7 milioni di euro, mentre al secondo posto si colloca il comune di Bologna con 9,2 milioni. Scende invece al terzo posto Milano, con 6,9 milioni. Se però si confrontano gli introiti derivanti dagli autovelox con quelli dell'anno precedente, emerge che alcune amministrazioni hanno subito un forte calo degli incassi, mentre altre hanno registrato una crescita significativa. Tra le grandi città che hanno evidenziato risultati negativi spicca Roma, dove le entrate sono diminuite da 4,8 a 2,3 milioni di euro (-52%). Anche a Milano i proventi degli autovelox sono del 34,8% dagli oltre 10 milioni incassati nel 2024. I peggiori risultati si registrano però a Trieste (-94,4%), Bolzano (-84,2%) e Bari (-73%). Sul fronte opposto della classifica, Ancona è la città che fa segnare l'aumento più marcato degli incassi da multe rilevate tramite autovelox: nel 2025 le entrate sono più che raddoppiate, passando da 855 mila euro a 1,8 milioni (+116%). Seguono Genova (+54%) e Cagliari (+42%).
Non mancano poi situazioni particolari di piccoli comuni capaci di incassare milioni di euro ogni anno. È il caso del Salento, dove nelle casse del comune di Galatina sono entrati 5,3 milioni di euro. Da segnalare anche la situazione della cosiddetta "Telesina", i cui autovelox hanno garantito ai quattro comuni attraversati dalla strada introiti pari a 2,7 milioni di euro. Ma il primato più sorprendente spetta a Colle Santa Lucia (Belluno): pur avendo poco più di 300 abitanti, grazie a un unico autovelox installato sulle Dolomiti ha ottenuto oltre 2 milioni di euro complessivi nel periodo 2021-2025, con una media di 5.989 euro per residente.
Casi e dati confermano che le norme di omologazione sugli autovelox erano quanto mai necessarie e attese da tempo. Non a caso le principali associazioni del settore, da Asaps ad Assoutenti, hanno accolto positivamente la firma sul decreto e sperano che l’entrata in vigore ponga fine al caos. Anche se non manca qualche voce critica: ''Non cambierà niente sul piano dei ricorsi e delle verifiche. Il “salvavelox” di Salvini non può riscrivere il Codice della strada. Ogni amministrazione dovrà continuare a dimostrare, per ogni singolo verbale e per ogni singola matricola, l'esistenza di un valido titolo di omologazione, la conformità dell'esemplare al prototipo, la taratura, le verifiche di funzionalità, il manuale depositato, la corretta installazione, il decreto prefettizio ove necessario e l'uso conforme alle condizioni autorizzate'', sostiene Altvelox, l'agguerrita associazione degli utenti della strada di Castelfranco Veneto (Treviso), commentando il decreto del ministro Salvini. “Una fonte secondaria come un decreto non può sanare ciò che la legge primaria, come il Codice della strada richiede: ossia apparecchiature debitamente omologate”, conclude l’associazione.
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