Casa, a Milano anche via Padova è ormai troppo cara

di Marco Castellini
Ricerca del Politecnico: crescita del costo degli immobili, affitti brevi, nella zona è iniziata la fuga. E i negozi storici cedono il passo a locali alla moda
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May 19, 2026
Casa, a Milano anche via Padova è ormai troppo cara
Un tratto di via Padova, Milano/ FOTOGRAMMA
Nuovi residenti entrano a Milano, mentre chi era già lì è costretto ad andarsene. È l’effetto della gentrificazione, cioè la trasformazione urbana in cui quartieri popolari vengono riqualificati, ma che porta con sé un aumento dei valori immobiliari e degli affitti, determinando veri e propri episodi di “espulsione” di alcune categorie di abitanti.
La ricerca “Oltre la soglia”, supportata dal Centro di competenze territori anti-fragilità del Politecnico di Milano (Craft) e coordinata dai docenti Francesca Cognetti e Alessandro Coppola, ha voluto indagare le realtà del territorio intorno a via Padova e viale Monza, periferia nord della città, evidenziando le contraddizioni di quella che è ancora considerata una zona di approdo per chi proviene da fuori città, e dove la percentuale di abitanti con cittadinanza non italiana è superiore alla media milanese. Secondo il report, nei quartieri considerati si è assistito, tra il 2017 e il 2023, a crescite significative dei valori degli immobili, con punte che toccano un +61% nelle zone di Gorla, Precotto, Adriano e Padova. Anche il mercato degli affitti ha visto un incremento (+38%) molto superiore a quello della media milanese (+26%), a cui però non si è accompagnata una crescita parallela dei redditi, cresciuti in alcune zone solo del 7% rispetto alla media generale del 14%. A ciò è da aggiungersi la diffusione di locazioni turistiche e degli affitti brevi in alloggi prima destinati a soluzioni abitative durature. Secondo i dati di Airbnb, a gennaio 2025, nei quartieri considerati si contavano 1.925 annunci, circa il 9% del totale di Milano. Un fattore che, tra l’altro, sta contribuendo in modo significativo anche alla trasformazione del panorama commerciale, con negozi storici sostituiti da ristoranti e bar pensati per studenti, lavoratori internazionali e turisti, cioè categorie di persone che hanno esigenze diverse rispetto a chi vuole costruirsi un progetto di vita stabile sul territorio.
Dai dati si evince come, nel 2022, la maggioranza della popolazione che ha lasciato i propri quartieri si sia trasferita nel resto della città metropolitana o comunque in Lombardia, proprio a causa di esigenze abitative; una situazione segnalata anche dalle parrocchie. «Ricordo una giovane coppia di parrocchiani che ha dovuto trasferirsi fino a Peschiera Borromeo perché non riusciva più a sostenere i canoni a Milano – racconta don Alessandro Noseda, decano di Turro –. Molti appartamenti vengono riconvertiti per affitti brevi perché più redditizi e, in alcuni palazzi, si vede proprio la contraddizione, con persone ad alto reddito e altre invece che fanno fatica ad andare avanti». «Allontanarsi ha poi delle conseguenze sulla vita dei figli, sul lavoro dei genitori, insomma sul sistema di vita delle persone – spiega la professoressa Cognetti – e quindi vediamo anche come la casa sia strettamente legata ad altri fattori della vita quotidiana, come la relazione con la scuola, con la crescita dei figli e con il posto di lavoro».
In questo scenario sono proprio le scuole, in particolare gli istituti presenti nel parco Trotter, a diventare un osservatore privilegiato degli effetti della trasformazione demografica, specie per quello che riguarda le famiglie di origine straniera, tra le più colpite da questa situazione. Nelle classi si registra infatti un rapido mutamento della composizione degli studenti, come spiega Giacomo Negri, del comitato “Abitare in via Padova”: «Mio figlio ha iniziato la scuola dell’infanzia tre anni fa e in classe circa 8-10 erano i bambini italiani e 12-14 di origine straniera. Adesso sono almeno 16 bambini italiani e 7-8 stranieri». «Cambiare scuola non è una cosa facile. Per i bambini ciò può comportare un blocco grande per l’apprendimento e recidere i vecchi legami – riferisce don Paolo Consonni, parroco di San Crisostomo –. Abbiamo notato come chi riesce, cerchi comunque di far restare i propri figli nelle scuole che già frequentavano, ma purtroppo questo non è sempre possibile».
In questo quadro, anche il tema degli edifici sfitti e abbandonati emerge come una delle contraddizioni più forti di una città in cui, nonostante l’emergenza abitativa crescente, una parte del patrimonio immobiliare di proprietà privata rimane inutilizzata e, a volte, lasciata al degrado: «Si tratta di veri e propri buchi nel sistema abitativo che non aiutano né i quartieri né la loro sicurezza – spiega ancora Negri –. Noi non siamo contrari alla riqualificazione, ma è chiaro che questa non può essere lasciata esclusivamente in mano ai privati». Secondo la professoressa Cognetti, «ciò che serve sono politiche pubbliche che regolino gli affitti brevi, tutelino il commercio di prossimità e rilancino l’edilizia residenziale pubblica. Zone come via Padova e viale Monza possono diventare un laboratorio importante per preservare le attività storiche e sostenere i residenti più fragili; e anche il recupero degli alloggi pubblici vuoti può avere un ruolo strategico per mantenere viva la dimensione sociale e popolare dei quartieri».

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