Anche l'aranciata ha sete
di Paolo Viana
A Catania uno studio finanziato da Coca-Cola monitora le irrigazioni nei frutteti da dove gli imbottigliatori prendono la materia prima delle bibite

Quest’anno sono tutti più rilassati nella piana di Catania. Ha piovuto persino troppo, in primavera, e il mercato globale ci ha messo del suo, falcidiando i frutteti della concorrenza e proiettando le arance a 30 centesimi al chilo. Più del doppio di quindici anni fa. Cinquanta, se hanno il bollino Igp. Di questi tempi è tanta roba, ma nessuno dimentica che anche il fabbisogno idrico di queste campagne è quasi raddoppiato, a causa del riscaldamento globale.
«Progetti come quello di Coca-Cola, che ci affianca nello studio del cambiamento climatico - spiega Giosuè Arcoria, Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia (2000 ettari di agrumi) illustrandoci le installazioni dell’azienda Badiula di Carlentini, che aderisce alle sperimentazioni sul risparmio idrico della multinazionale americana e del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania, presentate ieri - sono particolarmente importanti perché testano per noi le tecnologie che ci permettono di ottimizzare le irrigazioni».
Riconciliare agricoltura e clima, per questo, diventa prioritario, perché significa propiziare la resilienza dei produttori alla crisi: formare le aziende agricole all’uso di strumenti che consentono di prevedere necessità e dosi di irrigazione e concimazione è, ad un tempo, una scelta di restituzione (gli imbottigliatori utilizzano ovviamente molta risorsa idrica) e di fidelizzazione del partner.
La direzione scientifica è affidata al professor Antonino Cancelliere. Con l’Università catanese nel 2014 ha lavorato al progetto Energia dagli Agrumi, avviato sempre dal Distretto, che ha portato a un impianto pilota per la conversione degli scarti degli agrumi - il cosiddetto pastazzo - in energia pulita. Più recentemente, spiega il docente, si è iniziato a testare il ricorso alla desalinizzazione dell’acqua di falda per l’irrigazione, utilizzando un impianto portatile, per passare infine a strumentazioni smart come stazioni meteorologiche con sensori e droni multispettrali e termici, che da quest’anno sono applicate stabilmente in una ventina di impianti agrumicoli, come quello della Badiula. I sensori impiantati nel terreno consentono di conoscere l’umidità del suolo ed efficientare l’irrigazione, grazie anche all’Intelligenza artificiale che processa i dati aziendali e alla piattaforma WebGIS. La quale opera in una logica Open Source e permette alle aziende sprovviste di stazioni meteo di avere delle indicazioni utili per l’operatività agricola. «Questo tipo di sperimentazioni ci consente - commenta Arcoria - sia di ottimizzare i costi aziendali che di risparmiare una risorsa idrica sempre più scarsa: la stagione irrigua, a causa dell’innalzamento delle temperature, copre ora l’intero anno solare. Inoltre, tener sotto controllo la falda è vitale in un’area di acque salmastre». Quella del San Leonardo, quando il fiume che scorre tra l’azienda e il mare nasce dalle pendici di Pizzo Cangialoso, a Corleone, è dolcissima; arrivato sulla costa le sue acque contengono ben 6000 mg/litro di sale.
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