Trovato il "tesoro della droga" di Messina Denaro da 200 milioni: ecco cosa contiene
di Roberto Puglisi, Palermo
Gli inquirenti hanno scoperto resort extralusso, ma anche fondi azionari e titoli. Le attività investigative si sono svolte - oltre che in Italia - in Gibilterra, isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera e Spagna.

Il giudice Giovanni Falcone invitava a “seguire i soldi”, perché era quello il metodo per arrivare alla mafia. In questo caso, i soldi di Matteo Messina Denaro, boss sanguinario, arrestato e scomparso nel settembre del 2023, arrivano dopo e confermano il suo livello criminale. Il "tesoro di Messina Denaro", con i proventi del traffico di droga degli anni Ottanta, era sterminato. Questo, stando alle risultanze di una operazione internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del comando provinciale. Tre persone sono state arrestate per impiego di soldi di provenienza illecita, aggravato dall’agevolazione mafiosa. Sono stati sequestrati beni, società e disponibilità finanziarie per oltre duecento milioni di euro. Un patrimonio ingentissimo, ramificato, reinvestito anche con società offshore.
Le indagini, coordinate dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, si sono svolte, oltre che in Italia, ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna, nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in stretta collaborazione con gli organi giudiziari e di polizia locali. Gli investigatori hanno rintracciato ville in Spagna, conti correnti a Gibilterra, Andorra, Libano, Lussemburgo e isole Cayman: una ricchezza riferibile a Giacomo Tamburello, una delle figure chiave della vicenda, l'uomo che gestiva il narcotraffico per conto del boss di Castelvetrano. Un vero e proprio "tesoro" con azioni, fondi, titoli, conti milionari, appartamenti e resort extralusso. Proprio questa capacità di muovere e diversificare era importantissima in quel contesto, per fare fruttare le somme. "Mi preme sottolineare la particolare abilità finanziaria dei soggetti coinvolti nell'indagine capaci di spostare capitali con enorme velocità da un Paese all'altro", ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Vito di Giorgio, durante la conferenza stampa di rito.
Nell’ambito dell’inchiesta, spuntano i nomi di due nuovi collaboratori di giustizia, Vincenzo Spezia, personaggio storico della mafia di Campobello di Mazara, e Giuseppe Bruno. Spezia ha raccontato che era del dieci per cento la percentuale intascata da Messina Denaro sui traffici di droga. La stessa pretesa dai costruttori, dai produttori di vino e olio e dalle imprese del territorio. L’odore dei soldi ha portato alla ricostruzione di un vasto impero criminale. «Esprimo il più sentito ringraziamento alla Procura di Palermo, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Guardia di finanza e a tutte le autorità giudiziarie e investigative italiane ed estere coinvolte nella vasta operazione internazionale che ha portato a tre custodie cautelari e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro, riconducibili al patrimonio accumulato negli anni da Matteo Messina Denaro e dai suoi fiancheggiatori». Così, sui social, la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo.
«Il modello di antimafia italiano viene preso come esempio a livello europeo. L'Europa si sta attivando a livello legislativo nel contrasto alle mafie. Ma in un mondo in cui il diritto internazionale è debole, anche la cooperazione è difficile». Queste le parole del procuratore nazionale antimafia e terrorismo, Giovanni Melillo. «Un risultato di grande rilievo – dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani - nel contrasto alla criminalità organizzata e ai suoi interessi economici, frutto di un efficace lavoro investigativo internazionale. La lotta alla mafia non conosce pause e l'esito di oggi ne rappresenta una concreta e importante conferma».
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