A Palermo la parrocchia dello Zen è sotto attacco. Ecco cosa sta succedendo
di Roberto Puglisi, Palermo
Un petardo e colpi d'arma da fuoco a fine anno contro l'ingresso secondario della chiesa di San Filippo Neri, poi altri spari che hanno raggiunto l'interno. Il parroco: «Sfidano noi e lo Stato». Oggi arriva l'arcivescovo Lorefice per la Messa dell'Epifania: «Alziamo la voce contro chi crede di intimidire chi è impegnato nel riscatto sociale e culturale del quartiere»

L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, “Don Corrado”, come è chiamato da una comunità che sente la sua vicinanza, oggi torna allo Zen, estrema periferia sommersa da una inaudita ondata di violenza. La parrocchia San Filippo Neri, retta da padre Giovanni Giannalia, è sotto attacco. Per due volte è diventata bersaglio. A fine dicembre un petardo e colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro l’ingresso secondario della chiesa del quartiere. Qualche giorno fa, altri spari. Ma. stavolta, i proiettili sono arrivati all’interno. Per fortuna, non c’era nessuno.
L’arcivescovo è intervenuto con forza in entrambi i casi. «Nel rinnovare l’abbraccio e la vicinanza dell’intera comunità ecclesiale palermitana a padre Giovanni Giannalia, parroco della chiesa di San Filippo Neri, e alla Comunità parrocchiale impegnata a offrire la fresca presenza dell’Evangelo tra le case e le vie del quartiere Zen, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice presiederà martedì 6 gennaio – nel giorno in cui la Chiesa celebra l’Epifania del Signore – alle ore 18 una Celebrazione Eucaristica nella chiesa di San Filippo Neri, oggetto di ripetuti, gravi, atti intimidatori». L’annuncio ufficiale in una nota della curia racconta l’impegno ai massimi livelli.
«Se è vero che colpire una chiesa è un gesto esecrabile perché ferisce un’intera comunità, di fronte – ha detto Lorefice – a questo nuovo indegno attacco, che colpisce e danneggia addirittura l’aula nella quale si celebra la liturgia, alziamo la voce con forza nei confronti di chi crede di intimidire e di far indietreggiare l’annuncio coraggioso del Vangelo e l’impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere».
«Rinnoviamo – ha detto ancora l’arcivescovo – il nostro appello a tutti coloro che ne hanno il ruolo di continuare a mettere in campo un’azione sinergica che preveda, oltre ad una costante e decisa attività di controllo del territorio, una lungimirante politica urbanistica su questi quartieri della città, unitamente a una rinnovata progettualità educativa e di cura delle persone, affinché i semi di speranza piantati recentemente nel cuore di questo quartiere, periferia geografica ma non umana di Palermo, possano portare frutti abbondanti di rigenerazione. La Chiesa palermitana continuerà a dare con creativo coraggio il suo apporto».
Don Giannalia porta avanti con forza il suo ministero. «Abbiamo trovato il portone della parrocchia squarciato da colpi d’arma da fuoco – ha raccontato – è la conferma che non si tratta di bravate e che la situazione è fuori controllo. Evidentemente quello che fa la Chiesa nel quartiere Zen dà fastidio a qualcuno».
«Chiediamo alle istituzioni di intervenire in modo più organico - ha aggiunto il parroco –. Qualcuno si sente impunito e con questi gesti prova a sfidare lo Stato e quanti rifiutano la violenza. Non servono proclami ma soluzioni, bisogna porre rimedio al mare di illegalità, allo spaccio e alla violenza di cui si fa apologia. Non sappiamo chi siano i responsabili di questi gesti ma pensiamo si tratti di ragazzi pilotati da adulti».
Si ripropone il dramma della periferia desolata, abitata da persone perbene, ostaggio di una quota di violenti. La predicazione di un parroco valoroso, sostenuto da un arcivescovo sensibile al problema, può risultare indigesta a chi organizza traffici a vario titolo, smercio di droga compreso, sottomettendo la zona a una cappa soffocante. Ci sono indagini in corso. Lo Zen è alla ribalta della cronaca nera. Da lì viene Gaetano Maranzano che ha confessato l’omicidio di un ragazzo di 21 anni, Paolo Taormina, nei luoghi della movida. Di recente, la Procura di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura dell’indagine sulla strage di Monreale con il bilancio pesantissimo di tre giovani morti. Anche in quel caso è implicato un gruppo dello Zen.
L’ultimo Capodanno ha presentato un bollettino di guerra. Una donna ferita da un colpo di pistola, un autista d’autobus terrorizzato per l’arma puntata da due giovanissimi, in video pubblicato sui social tre ragazzi del quartiere si sono immortalati con fucili e pistole, nell’atto di sparare in aria. Oggi l’arcivescovo di Palermo torna allo Zen, per lanciare un altro salvagente di speranza.
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