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Istituto Buon Samaritano entra nel Fondo Clero

Vittorio Spinelli giovedì 15 dicembre 2022
Entra nel Fondo di previdenza per il clero un nuovo ente. È l’Istituto Buon Samaritano, con sede a Trani, non dotato di personalità giuridica ma ugualmente autorizzato a iscriversi al Fondo da un decreto del ministero dell’Interno del 9 settembre. Collegato alla tradizione evangelica, l’ente associa alcune strutture non profit del volontariato, dell’assistenza sociale e dello sport. È parte integrante del Samaritano la Chiesa apostolica di Cristo Re in Trani. Il nuovo decreto riporta diverse singolarità, iniziando già dal titolo “Fondo di previdenza Inps dei ministri di culto”. Un riferimento che non trova alcuna corrispondenza nella denominazione legale del Fondo adottata dalle leggi sulla materia. Nel merito dei rapporti con l’Inps, il rappresentante dell’Istituto Buon Samaritano ha l’obbligo di comunicare la cessazione dei versamenti contributivi dei ministri ai quali è liquidata la pensione di invalidità. Non essendo citati, alla lettera, anche i pensionati per vecchiaia, permane per questi l’obbligo di proseguire i
contributi assicurativi anche oltre il
pensionamento. Più critico, in particolare, è il compito assegnato allo stesso rappresentante di trasmettere all’Inps le domande di pensione. Questa prescrizione riduce la libertà e il diritto dei ministri iscritti di presentare personalmente la domanda che, peraltro, deve avvenire oggi esclusivamente tramite lo Spid personale (oppure un patronato). Anche se effettuato su delega, un invio all’Inps occasionalmente ritardato ha l’effetto di differire la decorrenza dell’assegno con evidenti danni economici per l’interessato. La procedura per le domande coinvolge inoltre gli assegni ai superstiti, soggetti che sono estranei ai doveri previdenziali con il Fondo. Risale invece all’archeologia della previdenza una vera “perla” riesumata dal nuovo decreto. Si tratta di una disposizione a favore dei sacerdoti che nel 1960 risultavano già assicurati come lavoratori dipendenti e per questo esonerati, alla nascita del Fondo nel 1974, dall’iscriversi alla previdenza di categoria. Gli effetti di questo esonero si sono esauriti da oltre quaranta anni. Sullo sfondo del nuovo decreto si intravede lo sbrigativo “copia-incolla” che si trascina pervicacemente da analoghi provvedimenti nella materia, specchio di una pubblica amministrazione nella quale regna, immutabile, ”il precedente”. © riproduzione riservata