Rubriche

Il Vespro di Monteverdi ti avvolge con Gardiner e il suono surround

Andrea Milanesi lunedì 19 maggio 2003
Sono trascorsi quasi quindici anni da quando John Eliot Gardiner ha realizzato la sua celebre registrazione discografica del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi: un'incisione divenuta ormai di riferimento, pubblicata su cd, videocassetta e ora riversata nel formato Dvd-Video (su etichetta Archiv, distribuita da Universal). Non è quindi tanto sulla novità dell'interpretazione che vale la pena soffermarsi in questa sede (dal 1989 a oggi qualcosa si è andato effettivamente muovendo nella prassi esecutiva del repertorio barocco) quanto sul valore aggiunto fornito dall'innovativo supporto digitale; in particolare, sull'esperienza acustica davvero avvolgente enfatizzata dalla tecnologia surround, che permette di catturare il suono da cinque differenti sorgenti per poi riprodurlo attraverso altrettanti canali di trasmissione, in una vera e propria celebrazione assoluta del magistero polifonico.Registrato nella Basilica di San Marco a Venezia, il capolavoro sacro monteverdiano trova in questo splendido edificio, eccellente cassa acustica naturale e sfondo artistico di impareggiabile suggestione, l'ambito ideale per liberare tutta la sua dirompente carica di spiritualità. Ogni galleria, stallo, balconata, pulpito o "bigoncia" è stata così utilizzata dal direttore inglese per collocare gli interpreti, come punto originario per intrecciare i dialoghi tra cantanti e gruppi strumentali, gli effetti d'eco e i raffinati giochi contrappuntistici: assecondando "teatralmente", con una sapiente regia musicale, la vivacità di soluzioni ritmiche e timbriche offerte dalla varietà formale e stilistica della partitura, data alle stampe nel 1610, tre anni prima che il compositore venisse nominato Maestro di Cappella proprio nella basilica veneziana. A capo delle fedeli compagini vocali e orchestrali del Monteverdi Choir e degli English Baroque Soloists, Gardiner ha inteso compiere, per sua stessa ammissione, «un pellegrinaggio per riportare l'arte di Monteverdi alle sue origini»: nel nome della potenza taumaturgica della Musica che, come il maestro cremonese asserisce nel Prologo dell'Orfeo (pubblicato nel 1609), «ai dolci accenti sa far tranquillo ogni turbato core».