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Il bullismo? È molto più che «cyber»

Gigio Rancilio venerdì 10 febbraio 2017
Premessa fondamentale per evitare possibili fraintendimenti: il lavoro di contrasto al cyberbullismo che viene fatto nelle scuole (e non solo lì) non è soltanto utile ma anche meritorio. E così la Giornata contro il cyberbullismo.
Troppi adulti, però, sono convinti che il problema riguardi solo i ragazzi e solo i social. Invece, dati alla mano, si scopre uno scenario un po' diverso. In Italia sono attivi 31 milioni di profili social. Calcolando che molti ne hanno più di uno a testa – secondo il rapporto We are social – il 52% degli italiani ha un profilo su YouTube, Facebook, WhatsApp, Fb Messenger, Instagram, Twitter, Google +, Linkedin, Skype, Pinterest, Tumblr o Snapchat.
Andando un po' più in profondità si scopre che un milione 130mila profili sono di ragazzi tra i 13 e i 17 anni. Mentre tra i 18 e i 24 anni salgono a 5 milioni 530mila. Tra i 25 e i 34 anni a 7 milioni 30mila. Tra i 35 e i 44 anni ce l'hanno 6 milioni 720mila. Tra i 45 e i 54 anni 5 milioni 820mila. Tra i 55 e i 64 anni 3 milioni 130 mila. Invece i profili social degli over 65 anni sono un milione 810mila.
In pratica: su 31 milioni di profili social aperti in Italia, quasi 30 milioni sono di adulti. Maggiorenni e vaccinati. Senza minimamente voler sottovalutare il fenomeno giovanile, dovremmo cominciare a pensare che il cyberbullismo riguarda tutti. Basta farsi un giro su Facebook per rendersene conto. A spingere, lo scorso settembre, Tiziana (la 31enne di Mugnano) a suicidarsi non sono stati dei ragazzi. E non sono certo minorenni quelli che hanno inneggiato, nei giorni scorsi, all'omicidio di Vasto. E non sono studenti quelli che ogni giorno postano sui social commenti vergognosi su temi "sensibili" come l'immigrazione.
Vengono i brividi a pensare che tra quegli adulti che seminano odio ci sono sicuramente anche genitori di giovani e giovanissimi. Anche per questo è così importante insegnare a scuola ai ragazzi a contrastare il cyberbullismo. Troppo poche famiglie, infatti, se ne fanno carico per motivi diversi. Ci sono genitori che sottovalutano il problema e adulti che, magari senza nemmeno accorgersene, con i loro comportamenti ne fanno pienamente parte.
Un altro errore di valutazione che spesso si rischia di fare su questo terreno è pensare che i social siano un mondo a parte. E che basti smettere di frequentarli per non averci più a che fare. Peccato che i social siano popolati da persone, non da ectoplasmi. E che se è pur vero che nascondersi dietro una tastiera rende più aggressivi, non è che in coda al supermercato, alla posta o alla guida dei propri autoveicoli molti adulti diano il meglio di sé.
Temo che il problema non siano solo i social né i ragazzi. Il problema siamo noi. Tutti. Il problema è il "bullismo" che ormai ha intaccato i nostri comportamenti quotidiani. Dare sempre la colpa a qualcun altro (il web, i social, l'età...) non ci aiuta né a risolvere la questione né a leggerla nella sua drammatica integrità.